Maria Grazia Di Scala: Tutti i giorni del ritardo di d’Amore e De Luca, l’«oltraggio perfetto» alle isole!

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Scripta manent! In questi giorni di rabbia, quando il ritardo, la confusione e la macchina inceppata dall’Asl sta mostrando i suoi frutti, mentre qualcuno da Frattamaggiore prova a mettere una pezza a colori con il pannicello caldo dei servizi attivati sabato scorso o nei “prossimi giorni”, l’azione politica di Maria Grazia Di Scala segna, in maniera chiara, quale sia il ritardo con cui l’ASL e la Regione Campania hanno attivato le misure previste dal decreto-legge 23 febbraio 2020 numero 6. Era il 23 febbraio 2020 (44 giorni fa).

Era il 19 marzo (19 giorni fa) quando con una nota al Presidente della Giunta regionale della Campania, Al Direttore dell’Asl Napoli 2 Nord, All’Unità di crisi regionale COVID-19 ai sensi DPGR n. 45 del 06.03.2020  e per conoscenza al Ministero per la Tutela della Salute, al capo Dipartimento Protezione Civile e all’osservatorio Isole Minori, il consigliere regionale di Forza Italia chiedeva “misure URGENTI di prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 per le Isole del Golfo di Napoli.”

Il 25 marzo (13 giorni fa), invece, con un’interrogazione urgente a risposta scritta, la Di Scala, chiedeva al Presidente della Giunta regionale della Campania informazioni circa l’«Unità di Crisi per il Potenziamento rete assistenziali.» Note che restano nei protocolli, che testimoniano l’attività del consigliere regionale e che, purtroppo, testimoniano quanto l’ASL, la Regione Campania e l’Unità di Crisi ci abbiano ignorati. Ci abbiano lasciati al nostro destino e abbiano girato le spalle alla nostra comunità.

L’OLTRAGGIO PERFETTO

«Da più parti ci viene detto che questo non è il momento di fare polemica ma vivo questi giorni con un profondo senso di rabbia e un odioso senso di impotenza che aumenta ogni giorno che passa. Avrei voglia – ci ha detto Maria Grazia Di Scala – di chiedere la testa di chi, oggi, è alla guida di tutta questa macchina dei tamponi, dei controlli per arginare il contagio da covid19, ma mi rendo conto che sarebbe frutto solo della rabbia. Però se mi chiedi di esprimere un commento sui ritardi che sembrano emergere in questi giorni, beh,  non posso far altro che sottolineare che io lo avevo detto. Lo rivendico perché – continua – è giusto che i cittadini sappiano  che d’Amore e De Luca si sono resi responsabili dell’oltraggio perfetto ai danni dei nostri cittadini»

LA PRIMA NOTA, 19 GIORNI FA

«Con riferimento alle misure stabilite con decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6 recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” e i successivi Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri – attacca la Di Scala -, si richiama l’attenzione dei rappresentanti degli Organi e delle Aziende in indirizzo per le Isole del Golfo di Napoli, tra le quali Ischia rappresenta allo stato quella con il maggior rischio di diffusione dei contagi. Come è noto, l’isola di Ischia, nei giorni in cui in alcune regioni d’Italia era scoppiata l’emergenza sanitaria derivante dal diffondersi del contagio da COVID-19, ha ospitato consistenti gruppi di turisti provenienti da tali aree tanto che, per alcuni di essi, ne è stata successivamente accertata la positività. In seguito a tale accadimento, come sarebbe stato facile immaginare in considerazione dell’andamento epidemiologico sull’intero territorio nazionale, si è cominciati ad evidenziare i primi casi positivi al COVID-19 tra gli abitanti dell’Isola. Va ovviamente tenuto conto – continua – che per le modalità con le quali si è sviluppato il primo contagio sull’isola (coinvolgimento di un elevato numero di persone che nei giorni successivi al contatto con i turisti hanno liberamente circolato per l’isola impegnandosi in ordinarie attività lavorative o sociali) sussiste l’alto rischio di ulteriore e progressivo incremento del numero di contagiati; Appare inoltre opportuno rilevare che l’emergenza sanitaria mondiale in atto risulta di particolare gravità per i cittadini delle isole del Golfo di Napoli, tenuto conto dell’evidente impossibilità di presa in carico dei pazienti positivi da COVID-19 dal SSR attraverso i presidi ospedalieri che di Ischia e Capri, che risultano di dimensioni piccole e con limitato personale sanitario, e del fatto che Procida non è servita da alcun presidio adeguato a tali urgenze assistenziali.  Si rappresenta ancora che il contesto descritto necessità di una precisa azione di prevenzione in considerazione della peculiare condizione logistica tipica dei territori insulari le cui caratteristiche limitano la mobilità e i collegamenti con la terraferma. Si sottopone, pertanto, ai rappresentanti degli organismi in indirizzo di valutare con estrema urgenza l’adozione di misure, aggiuntive a quelle vigenti, volte a scongiurare occasioni di contagio in ragione delle gravissime e irreparabili conseguenze che potrebbero derivare da un eventuale incremento delle positività al virus e dal conseguente rischio di paralisi dell’assistenza agli ammalati delle isole per l’inesistenza e/o insufficienza di strutture, operatori e strumentazioni necessarie. Si chiede pertanto – conclude la Di Scala – di adottare misure volte al divieto di allontanamento e di accesso da e per le Isole del Golfo di Napoli e, nelle more, di sottoporre intanto l’intera popolazione delle Isole al tampone per la verifica dei positivi. Certa della Vostra sensibilità alla problematica rappresentata, fiduciosa di un positivo riscontro alla presente, formulo i miei più cordiali saluti».

LA SECONDA NOTA, 13 GIORNI FA

«Con decreto legge n. 14 – va subito al dunque l’avvocato ischitano -, Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 2020, n. 62, Edizione straordinaria recante “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19”, all’articolo 8 del Capo II dedicato al Potenziamento delle reti assistenziali sono previste apposite Unità speciali di continuità assistenziale; la disposizione, scaturisce dalla necessità di garantire assistenza domiciliare ai pazienti affetti da Covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, secondo la quale le regioni entro dieci giorni, dall’entrata in vigore del decreto legge, devono provvedere a costituire presso una delle sedi di continuità assistenziale già esistenti – evidenzia con dovizia e puntualità Maria Grazia Di Scala – una unità speciale ogni 50.000 abitanti per la gestione domiciliare, consentendo così ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta o ai medici di continuità assistenziale di garantire oltre l’ordinaria attività assistenziale anche la gestione domiciliare per pazienti Covid-19; le unità speciali devono, altresì, essere composte da un numero di medici pari a quelli già presenti nella sede di continuità assistenziale ai quali è riconosciuto un compenso lordo di 40 euro ad ora e possono far parte delle stesse anche i medici titolari o supplenti di continuità assistenziale; i medici che frequentano il corso di formazione specifica in medicina generale; in via residuale, i laureati in medicina e chirurgia abilitati e iscritti all’ordine di competenza; Considerato che la medesima disposizione prevede che il medico di medicina generale o il pediatra di libera scelta o il medico di continuità assistenziale debbano comunicare all’unità speciale costituita, a seguito di un triage telefonico, il nominativo e l’indirizzo dei pazienti affetti da Covid-19; i medici componenti le Unità speciali devono, pertanto, essere dotati di idonei dispositivi di protezione individuale e seguire tutte le procedure prescritte e adottate per far fronte allo per lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020

Tutto ciò premesso, si interroga la Giunta e si vuole sapere: se si sia provveduto alla costituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19; se siano stati informati i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e/o i medici di continuità assistenziale circa le modalità attraverso i quali debbano comunicare all’unità speciale i nominativi e l’indirizzo dei pazienti; se siano state adottate linee guida per i medici componenti le Unità speciali per assistenza domiciliare recanti indicazioni concernenti le modalità igieniche e di sicurezza attraverso le quali svolgere tale assistenza; se siano stati reperiti e forniti ai medici delle Unità speciali i dispositivi di protezione individuali all’uopo necessari.»

Quattro richieste precise e dettagliate  che, solo domenica 4 aprile (3 giorni fa) hanno trovato una mezza risposta in uno scarno comunicato dell’Asl che ne annuncia l’attivazione “nei prossimi giorni”.

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