E ogni volta provo tenerezza nel raccontare la vita di chi mi ha vista bambina, o di chi, vivendo, ha lasciato un ricordo positivo in chi lo ha conosciuto o in chi lo ha incontrato lungo il cammino.
Erano gli anni tra la metà del 1950 e l’inizio del 1960. Dopo gli anni duri della guerra, ovunque in Italia e anche a Ischia aumentavano i lavori, i mestieri, le botteghe. Molti riuscivano a studiare di più e in tanti, facendo grossi sacrifici, cercavano di avere una casa di proprietà.
Arrivarono da Napoli e provincia, ma anche da altri posti della Campania, molti giovani stuccatori, piastrellisti, manovali, carpentieri, che restavano a Ischia tornando ogni tanto al loro paese.
Tra questi vennero anche Nunzio Esposito, nato l’8 febbraio 1930, con suo fratello Elia, da Pomigliano d’Arco, e si fecero subito conoscere come persone serie e affidabili, oltre che preparate.
Quando Nunzio fu incaricato dei lavori per la costruzione dell’albergo Mediterraneo, in via Venanzio Marone, il caso volle che proprio vicino a quel cantiere abitasse una ragazza di nome Maria Francesca Di Meglio, nata a Ischia il 30 settembre 1937.
Maria Francesca era molto bella, magra, alta, con un viso dai tratti delicati e capelli castani. Era una dei figli di Teresa e Ciro Di Meglio. La loro casa era proprio alla fine di via Venanzio Marone.
Fu quindi naturale che Maria Francesca, per qualsiasi cosa dovesse fare, si trovasse a passare davanti al cantiere dove lavorava Nunzio.
Sembra una favola, e io dico che è una favola, perché loro due si innamorarono subito, un vero colpo di fulmine, e Nunzio si stabilì a Ischia e ruppe il fidanzamento che aveva con una ragazza di Pomigliano.
Quei tempi, fatti di rispetto e di attesa, di desideri tenuti nel cuore, furono tempi in cui due innamorati cominciavano subito, con serietà e sacrifici, a mettere soldi da parte, a chiedere il consenso delle famiglie, soprattutto di quella di lei, diciamo pure del padre.
E l’8 dicembre 1958 Nunzio e Maria Francesca si sposarono nella chiesa di San Pietro. Sembravano due attori, tanto erano belli.
Da quel matrimonio nacquero cinque figli: Francesca, Teresa, Giuseppina, Sebastiano e Ciro.
Abitarono per anni lì dove si erano conosciuti e Nunzio fu amato dai suoceri, in particolare da Ciro, che però morì troppo presto lasciando sua moglie Teresa con sei figli.
Eppure Teresa riuscì ad andare avanti dedicandosi completamente alla famiglia, aiutata sempre da quei ragazzi e ragazze, tutti belli, che si diedero da fare lavorando senza mai perdere tempo.
Il lavoro a “Nunz ’u carpentier” non mancava e la famiglia andava avanti spingendo i figli allo studio. E oggi le tre ragazze sono professioniste, sposate e con figli, e i due ragazzi hanno continuato quello che il padre aveva cominciato e hanno una loro impresa.
Tutti i figli nacquero in via Venanzio Marone, tranne Ciro.
E quella bella e grande famiglia, con Teresina, da noi ragazzi chiamata Teresona, quasi in forma di rispetto perché l’ammiravamo tanto, era parte di quella strada e tutti ci volevamo bene.
Nunzio Esposito è stato un uomo che credeva nei valori antichi del lavoro, dell’onestà, della famiglia, ed è riuscito a farsi stimare da tutti. Un uomo forte e sereno, di quelli che danno sicurezza e sanno in ogni momento cosa è meglio fare quando si prende una decisione.
Nunzio ci lasciò per sempre il 5 luglio 2008, Maria Francesca il 27 maggio 2025. Resta di loro non solo il dolce ricordo nei figli e nei parenti, ma anche in chiunque li abbia conosciuti, perché Maria Francesca e Nunzio sono stati davvero due brave persone.
Ringrazio Pina, Francesca, Teresa, Sebastiano e Ciro Esposito e Gianluigi Caruso per aver collaborato con me.



