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“Mare calmo e buon vento» Ammiraglio Pettorino

Il 24 luglio è finito il comando “ischitano” delle Capitanerie di Porto. Il saluto, i fondi del PNRR e la sfida delle Autority

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IDA TROFA | In vista di lasciare la guida del Comando Generale delle Capitanerie di Porto, il 24 luglio, per raggiunti limiti d’età, l’ammiraglio Giovanni Pettorino ha visitato i 288 presidi della Guardia Costiera. Lo ha fatto da uomo, capo, marinaio, guida ed esempio per 11 mila uomini e donne della Guardia Costiera che servono il paese. Lo ha fatto partendo dal Castello di Ischia, prima di ritornare ad Ancona, dove è stato direttore marittimo e Comandante del porto tra il 2010 e il 2013 e dove si è insediato come Commissario dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale.

“Un momento bellissimo aver incontrato tutti gli 11mila uomini e donne della Guardia Costiera che ogni giorno servono il Paese e sono al servizio degli interessi marittimi e portuali del nostro Paese – ci ha detto l’Ammiraglio -, importanti perché dai porti prendiamo parte importante del PIL: quello di Ancona per il 3% discende dal porto. Uomini e donne che – ha ricordato – in questi anni continuano, tra tante emergenze, in mare e soccorsi, a servire gli interessi marittimi di un Paese come il nostro che sul mare ha un ruolo fondamentale, come sul mare e nei porti le Adsp (56 porti; ndr) hanno un ruolo fondamentale e cioè gestire le porte d’ingresso del nostro Paese”.

E proprio sul tema delle Autority e del grande ruolo che le stesse si apprestano a giocare, con le opportunità e la marea di danari che i PNRR, i Piani di resilienza, minacciano di garantire, abbiamo voluto focalizzare l’attenzione con il neo Commissario Pettorino. Lo abbiamo fatto quando ancora ricopre la doppia veste.
Nel Pnrr sono stanziati 1,2 miliardi di euro per i porti meridionali e 630 milioni per le Zes di qui al 2026. Dei 62 miliardi stanziati complessivamente – nelle quattro missioni – per il settore infrastrutture trasporti mobilità logistica, 34,7 sono destinati al sud: il 56% del totale. E poi non dimentichiamo quelle del fondo integrativo nazionale e quelle del nuovo ciclo di Programmazione dei Fondi Strutturali Ue. Soldi che in gran parte gestiranno le ADSP. Napoli, lavora per inglobare Torre Annunziata e Pozzuoli, oltre agli scali già gestiti di Salerno e Castellammare.

Che fine faranno le piccole isole e i piccoli porti?
Serve coraggio riformatore, perché le risorse, anche economiche, daranno frutto solo se accompagnate da massicce semplificazioni normative che rendano concreti i progetti previsti, ma anche da regole chiare. Cose che per le Autorità di Sistema Portuale al momento non esistono.
Sempre più legate a logiche di interesse e clientelari, appalti di comodo, assunzioni di favore, preferibilmente con legami personali per favorire amici ed amiche degli amici nei posti di comando. Il tutto secondo pericolose ingerenze politiche che determinano una scarsissima trasparenza e il rischio di svilire, ancora di più, se è possibile, il ruolo di organismi che non seguono le regole del mare, ma che dal mare traggono risorse, determinanti per le sorti del paese e delle realtà dove insistono.

L’intervista

Da Comandante Generale della Guardia Costiera, è stato nominato Commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale. Il ministro Enrico Giovannini ha firmato il decreto proprio mentre lei si trovava ad Ischia. Vuole affidarci le sue prime parole nella nuova veste?
“ E’ un impegno che assolverò, perché mi è stato chiesto.E’ un impegno che, chiaramente, in questa parte finale del mio comando al Corpo delle capitanerie di Porto sarà abbastanza, come dire, gravoso, impegnativo, ma che è necessario per consentire presto, al più presto possibile, la nomina di un presidente che operi nella pienezza delle proprie funzioni e possa dare alla autorità di sistema portuale nell’Adriatico centrale quella governance a lungo respiro che un presidente, poi, deve dare“.

Ammiraglio, a breve lascerà il suo incarico, un mandato intenso e difficile, nel corso del quale la marineria e tutte le dinamiche che vi gravitano intorno, hanno assunto un ruolo sempre più predominante. I migranti, l’ambiente e il rispetto e la tutela del mare, ma anche il covid e Suez ci hanno insegnato come quasi tutto viaggi sulle vie del mare e tutto ruota intorno al mare…
“Guardi, la posizione dell’Italia, da sola, racconta la sua importanza. L’Italia è al centro del Mediterraneo, occupa 1/6 delle coste di tutto il Mediterraneo, che sono a 8000 km, di fronte le sue coste ci sono 500.000 km di mare che ricadono sotto la nostra responsabilità e che danno diritti e doveri al nostro paese. 500.000 km² sono 1/5 del Mediterraneo. Quindi un paese che ricava dal mare il 3% del proprio prodotto interno lordo. Se noi, a questo, aggiungiamo l’economia che muove il turismo nautico, il turismo balneare, il turismo estivo, questa percentuale sale di molto, come salgono di molto gli occupati. Gli occupati sono circa 500.000 nella settore marittimo e portuale, ma con l’indotto e col turismo nautico sono molti di più. Da queste poche cifre si rilevano due fatti importanti. Il primo che per l’Italia il mare è fonte di economia e quindi di reddito e ,dunque è indispensabile per il nostro sviluppo e per la nostra esistenza. Il secondo che questo mare, come ho più volte avuto modo di raccontarlo e rappresentarlo proprio da Ischia, dal Castello Aragonese che si erge proprio dal mare, è una risorsa senza paragoni da tutelare e preservare. Ebbene questo mare va conservato, perché ,oltre essere un serbatoio di energia è un serbatoio di vita, perché dal mare traiamo l’ossigeno, traiamo queste ricchezze economiche. Ecco che allora è ben comprensibile come queste bellezze vanno conservate per consentire uno sviluppo ordinato del turismo e quindi uno sviluppo della nostra economia anche nel prossimo futuro, quando avremo bisogno di ricorrere a tutte le nostre migliori risorse per andare avanti. E quali sono meglio di queste?“

Anche se non crediamo sia ancora il tempo dei bilanci. Lei lascia una eredità pesante. Oltre ai temi ambientali ed umanitari, ha proposto la modifica, dopo 80anni, dell’intoccabile codice della navigazione?
“Il codice è del 1942, quindi ha quasi ottant’anni. Nel codice ci sono tutti gli istituti con cui le autorità di sistema portuale lavorano. Il rilascio delle concessioni trova il suo fondamento giuridico principale nel codice della Navigazione. Ma anche tutte le competenze più importanti che ha il presidente dell’autorità portuale, fanno riferimento ad articoli del codice. Eppure questo codice che è del 1942, non cita mai le parole autorità di sistema portuale. Ecco, il codice è un grandissimo lavoro. Suo padre, il professor Antonio Scialoja mise insieme un sistema di norme che hanno consentito a noi operatori del mare di lavorare su un testo organico e forte di norme molto armonizzate tra loro. E’ necessario che queste norme, questo impianto, che è un impianto benfatto, sicuramente benfatto, venga aggiornato con i tempi. Non si può buttare a mare tutto quello che di buono c’è. Nel codice c’è tanta roba buona, ma tanta altra ha bisogno di un refitting. Cioè di una manutenzione ordinaria e straordinaria”.

Nella sua proposta di modifica, tra l’altro, accenna alla necessità di normare con il codice il ruolo dell’autorità portuale. Autority alle quali ora lei ritorna da commissario e che, quasi tutte, quest’anno, hanno cambiato i vertici. Lei oggi è il commissario di una ADSP di una certa “sensibilità“. Le va di spiegarci quali sono le criticità che la inducono a spingere nel senso delle modifiche in questione?
“Io vado in prestito alle authority! Il tema delle giurisdizioni delle autorità portuali è un tema che è stato ampiamente rivisto con la riforma Delrio del 2016 e credo che, in quello che io chiamo refitting del codice della navigazione, anche questo vada considerato. Non possono più restare avulse”.

Le autority restano centri di potere fini a se stessi o cosa? Ovvero, c’è stata la creazione di un nuovo vertice per un nuovo ente. Alla nuova autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Settentrionale che riunisce le realtà portuale di Venezia e Chioggia all’interno di un unico sistema amministrativo unificato e l’autorità del Mar Tirreno centrale. Inoltre in questi giorni già si progetta di unire a Napoli, Salerno e Castellammare anche Torre Annunziata e Pozzuoli. Come potrà incidere in tal senso il codice della navigazione e quale futuro, che ruolo potranno avere in questi organismi le isole del Golfo di Napoli e le loro minime infrastrutture ? E’ importante che vi rientrino?
“I sistemi portuali non sono una collezione di porti, ma sono un insieme di porti che, insieme, sviluppano e danno vita ad un’economia distrettuale. Solo in quest’ottica vanno visti gli arricchimenti di porti da parte delle autorità di sistema portuale. Sono queste attività che vanno ponderate con il territorio, quindi con gli enti locali. Vanno valutati insieme agli enti locali e vanno messi a sistema, anche attraverso gli strumenti che la legge 84/94, come riformata da Delrio, ha messo a disposizione di tutta l’amministrazione marittima”.

Cosa accadrà a fine luglio dopo lo scadere del suo mandato al Comando Generale? Le prime indiscrezione sui suoi possibili successori, avevano da subito dato in pole position l’ammiraglio Nicola Carlone, nominato poi il 16 luglio, per il ruolo di comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Che impatto potrà avere questo passaggio sul prosieguo della rotta che lei ha tracciato ?
“Prima del 24 luglio il Consiglio dei Ministri doveva designare il nuovo comandante generale che, in base ad una riforma del 2017, io sono stato nominato con quella riforma, è designato, d’intesa tra il Ministro della Difesa e il Ministro delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, sentito il capo di Stato Maggiore della difesa. Questo in ragione del nostro status di militari, ma anche della importantissima dipendenza funzionale da parte nostra con il Ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili. Dipendenza funzionale che ha dei riflessi generali perché, per esempio, anche i nostri stipendi, queste divise, tutto acquistato con fondi di quel Ministero, per conto del quale noi svolgiamo il 98% delle nostre attività: soccorso; la sicurezza della navigazione; il trasporto marittimo. Ecco sono tutte attività che svolgiamo per conto di questo Ministero. Sono stati questi ministri, insieme, sentito il capo di Stato Maggiore della Difesa a portare un nome in Consiglio dei Ministri.
E questo andava fatto prima del 24 luglio. Che anche il giorno del mio compleanno. Il mio ultimo giorno di servizio e per quella data era necessario che il Consiglio dei Ministri si fosse già espresso. E lo ha fatto puntando su un nome importante come quello dell’Ammiraglio Carlone, investito il 16 luglio”.

Tutto, dunque, segue un rigido protocollo, eccetto le ADSP. Così, è pur vero che le vie del mare sono infinite, ma per mare non ci sono taverne, recita un vecchio adagio. Cosi senza una rotta certa, senza un Codice della Navigazione unico, siamo a bordo di una nave dove ognuno rema nella direzione che più gli aggrada. E spesso non è quello comunitario. Un nave che rischia di arenarsi con costi altissimi per tuti anche in termini di sviluppo e opportunità sprecate.
Il, mare, la sua importanza, il suo valore e sopratutto i rischi connessi con una cattiva e poco limpida gestione di tutte le realtà, soprattutto quelle istituzionali, che lo riguardano, può generare mostri e inaccettabili storture. Una gestione troppo spesso non allineata con le regole stringenti ed i dettami delle istituzioni marinaresche. Ecco la necessità che tutti gli attori seguano le stesse direttive e gli oneri connessi, non solo beneficiando degli onori, del prestigio e del potere. Ecco il valore di una revisione organica del Codice. Dall’ADSP Mar Adriatico Centrale all’ADSP di Napoli, tra i terreni più viscidi di tali storture (quelle che ci riguardano più da vicino), fino a Genova che ha visto più di un commissariamento, il valore delle modifiche proposte dall’ Ammiraglio Pettorino, oggi più che mai, vanno in una direzione chiara, indicano con scientifica precisone quali le pieghe di un sistema, le autorità portuale, che cosi come concepito, proprio no va, o almeno non va a dovere . I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’incipit di Pettorino non lascia adito ad interpretazione.

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