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MANACCE SUL TERREMOTO. L’atto “ufficiale” su cui stanno ragionando i sindaci

Esclusivo! La prima, vera, mappa con gli immobili potenzialmente delocalizzabili

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IDA TROFA | Il nuovo appuntamento è tra otto giorni nella sala della Giunta della Regione Campania e all’ordine del giorno della “Conferenza di Servizi di Pianificazione per il Piano di Ricostruzione di Ischia” ci sono le osservazioni dei comuni. E’ la conferenza aperta dalla Regione dove il Commissario alla Ricostruzione, i Comuni del Cratere, la Città Metropolitana e la Soprintendenza sono pronti a dire sì al progetto proposto dall’Ufficio Speciale Regionale sulla pianificazione e riqualificazione, mentre avanzano dubbi su quanto proposto in atti con l’articolazione in zone da localizzare e delocalizzare non corroborate da un supporto tecnico- scientifico valido, ma fatto con il contagocce e che, di fatto, hanno trasformato il Piano che doveva essere di Ricostruzione in un assurdo piano di De-costruzione.
Questo il principale nodo da sciogliere: Chi ha deciso cosa? Perché?
Atteso che nella seconda seduta della Commissione, siamo a novembre, il piano di ricostruzione del Cratere di Ischia è diventato ormai come il sesso ai giorni nostri, se ne parla mano non si pratica. E, dopo 3 anni dal suo ingresso in scena nella legge Genova, sta iniziando a muovere i primi passi sbagliati. E andrà in approvazione chissà quando e chissà, quando a tirare le somme, ci sarà l’ultimo commissario che avrà la sciagura di vedersi destinato a questo scoglio disgraziato e terremotato.
Tra 10 giorni, intanto, a relazionare ci saranno i sindaci del Cratere di Ischia su un ordine del giorno dove, per la prima volta (e siamo al terzo appuntamento sulla questione dopo l’insediamento della Conferenza il 24 ottobre) c’è la discussione delle osservazioni su di un documento ufficiale del Piano regionale di cui il Commissario Straordinario per la Ricostruzione e i sindaci hanno “preso atto” lo scorso 2 novembre.
E, precisamente, la Perimetrazione Piano di Ricostruzione, Articolazione in zone, Unità minime di intervento Foglio 1, Unità minime di intervento Foglio 2, Unità minime di intervento Foglio 3.
I sindaci, come gli altri partecipanti, hanno espresso la necessità di approfondire alcuni temi chiedendo ulteriore documentazione che sostenga le deduzioni degli elementi strutturali del piano forniti.
In particolare, mancano i dati tecnico scientifici alla base delle articolazioni in zone e perimetri. Il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, ha assicurato che saranno consegnati tra 10 giorni insieme con 4 mappe diverse sulle ipotesi di rischio. Intanto, assicurazioni o meno, è evidente anche all’occhio del profano che gli elementi strutturali del piano regionale sono stati orchestrati a tavolino, senza chiarezza amministrativa ma solo per assecondare i capricci e le voglie di qualcuno che ha mosso le manine sullo scacchiere.

Il primo documento ufficiale

Questo al vaglio delle istituzioni locali e non, è il primo documento ufficiale portato al tavolo della “Conferenza Pianificatoria” presieduta dall’assessore regionale Bruno Discepolo.
Un’occasione in più per ricordare che la materia è arrivata a degenerare in tal modo proprio perché la Regione Campania, fino ad oggi, ha gestito male la vicenda, senza lealtà istituzionale e affidando questa pratica, così delicata, la Ricostruzione di Ischia, a funzionari o dipendenti regionali con noti ed evidenti conflitti di interesse privati sul territorio ammalorato dal sisma e si è affidata suggeritori esterni senza alcuna competenza specifica, ma solo velleità personali e una spiccata predisposizione ad attivare un account Uber. In questo Casamicciola è la più colpita, ma è anche la più fertile nel partorire degenerazioni. Noi de “Il Dispari” vi sveliamo le relazioni e le mappe ufficiali portate al tavolo e, quel che emerge, è inequivocabilmente vergognoso.

L’arancio delle manine

Sono evidenti le manine degli indigeni di Casamicciola Terme che frequentano le alte sfere regionali e che hanno sporcato il Piano di Discepolo, all’ombra di un impalpabile Romeo Gentile. Sono evidenti le vendette scritte in rosso e in arancio. Le sfumature del sangue dei loro concittadini che hanno masticato e sputato il sangue della gente di Ischia. Le campiture rosso e arancio messe su ad arte, senza dato scientifico, sono evidenti al netto degli errori.
Sono stati cancellati, in un tratto di colore, interi fabbricati e pezzi di paese, ma con un cosciente e malevolo agire.
C’è una strada dove a destra si può ricostruire, a sinistra no. Si, avete letto bene, a destra della strada si, a sinistra “no”.
Come, ad esempio, il civico 69 ricostruzione, il civico 71 (quello subito dopo) no.
Un macabro scacchiere dove tutto è stato scritto al tavolino ed il pantone, di chi ricostruisce e chi no, lo ha scelto la solita, cattiva, manina. Una manaccia! Se sei rosso sei fuori, se sei arancio ricostruisci in sito.
Pensate che sono indicate come potenzialmente delocalizzabili aziende e complessi termali, stabilmente funzionanti fino al 21 agosto 2017 e, segnate come da ricostruire aziende e complessi termali fatiscenti, crollati, chiusi da 40 anni e costruiti su canale di scolo! Vergognatevi!
Sono stati dichiarati delocalizzabili immobili che non hanno ricevuto danni dal sisma, che sono stati sempre abitati e non sono oggetto di scheda Aedes, requisito indispensabile per stabilire il nesso di casualità con il sisma ed accedere agli indennizzi statali previsti per il terremoto.
Sono stati dichiarati delocalizzabili immobili in cui la gente vive, che sono agibili, dove lo stato ha pagato con interventi finanziati con il Sisma Bonus o, addirittura, con i fondi della Ricostruzione.

La manaccia

In Regione, tra Palazzo Santa Lucia e il Centro Direzionale chi ha dettato i termini? Chi ha detto cosa? Solo chi voleva il male di questa terra e che in questi 5 anni ci ha esposto al pubblico ludibrio! Nessun altro.
Chi doveva e voleva gestire il terremoto di Ischia, chi voleva l’incarico di consulenza scientifica, chi voleva salvare le aziende e le case di famiglia, chi voleva fare carriera politica. Se ci fossero evidenze scientifiche, sic transit gloria mundi.
Ma così? Così come si sta agendo (a chi si e chi no) così come si sta redigendo il piano, si capisce palesemente che si stanno perpetrando vendette trasversali e presentavano interessi privati nella redazione di atti pubblici. Questo è il Piano con il contagocce, una lenta morte a cui è destinata Ischia.
E’ una vicenda grave, quanto palesemente ridicola. Si vede che tutto è stato fatto contro a Tizio o Caio ed è stato fatto dalla cattiveria di una manaccia locale che ha colorato le cartine con metodica astuzia.
Ad oggi il problema minimo che si deve aspettare un cittadino colpito da questo provvedimento è che una pratica di ricostruzione vada avanti e l’altra resti ad aspettare alle calende greche. Così come la stessa manaccia aveva fatto in pieno Stato di Emergenza con la zona rossa, con gli abitati, con le attività e con le ville. Con le vite prima uccise con il perimetro rosso ed oggi cancellate con un tratto rosso e arancio.

Il “giallo” mappina

Il giallo, ma non troppo, della perfida manaccia che ha colorato il Piano della Ri(de)costruzione di Ischia è già risolto. È un arancio scolorito, un arancio marcio. Come è già risolto il chi abbia fatto veicolare queste “mappine” regionali prima che fossero ufficiali. Nell’era del metaverso, dell’uso esasperato degli smartphone, è difficile pensare che esista ancora qualcuno che, avendo in mano qualcosa di interessante, non lo giri caricandolo in chat per inviarlo ad un amico. Naturalmente ad una sola condizione e con la promessa che non lo giri a nessun altro: le stesse regole d’inoltro ed invio messaggio con cui lo stesso l’amico lo girerà a qualcun altro. Ma perché?
Il filtraggio delle mappine è la stessa umanissima ragione per cui le manacce regionali hanno disegnato questo assurdo scacchiere: illudersi di essere al centro del mondo. Per far sapere a tutti che “loro” sono i miglior strateghi, i pifferai magici del leader regionale, quello che detiene (secondo loro) le sorti di un’intera comunità e ne determina la vita o la morte. Arancio o rosso dipende solo da loro.
Anche “la manina” ha ragionato allo stesso modo: voleva che tutti sapessero che lei è la depositaria del verbo regionale. È il narcisismo a muovere il mondo! Sì… e lo è dalla notte dei tempi.
Ad oggi, purtroppo, il Cratere di Ischia si trova a vivere la pagina più buia. Stretta nella morsa di soggetti istituzionalmente accreditati che pretendono di fare un “Piano” senza avere le regole. Per farsi belli e preservare le poltrone, si passa sulla gente, si trasforma una comunità in numeri e aree di sedime. Senza principi, senza praticare la regola del buon padre di famiglia, solo perché fa comodo, solo per motivi di interesse privato in atti pubblici.
Non esiste nel più Piccolo Cratere d’Italia una politica pubblica della ricostruzione e dello sviluppo post sisma. Questa mancanza ha generato disuguaglianze fra i diritti riconosciuti ai cittadini in uno stesso territorio terremotato e ha comportato, nel tempo, una produzione elevata e disomogenea di ordinanze e conseguenti procedure. Persino nella concessione dei contributi.

O torniamo ad una lealtà istituzionale e amministrativa oppure il Piano regionale è irricevibile. Sarà un’ulteriore speculazione che aprirà all’ennesimo mercato delle vacche, aprirà a nuove e pericolose clientele e lobby di potere. Il Consiglio comunale è sovrano sulla materia dell’Urbanistica e toccherà comunque all’Assemblea cittadina l’ultima parola. Ma quando e quanto tempo ancora la gente del Majo, di La Rita, del Fango, dovranno aspettare e vivere questo purgatorio. Sarebbe il caso che anche la cara Procura della Repubblica cominciasse a tirare fuori le “carte” a dirci chi nel Cratere è già gravato da abbattimenti di RESA, chi è già gravato da provvedimenti di abbattimento e chi no, chi agisce per nome e per conto di chi.
Non si può più delegare e non si può più prescindere dalla realtà continuando a favorire gli effetti negativi quali lo spopolamento, la mancanza di coesione sociale, la stagnazione economica e la distruzione morale e civile di interi borghi favorendo l’affermazione del messaggio che è la legge del più raccomandato a vincere. Siamo tutti rosso delocalizzazione, siamo tutti figli dello stesso terremoto.

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1 commento

  1. Ma poi delocalizzare dove? Vogliono cementificare quel poco di verde che è rimasto?
    Oppure si vuole abbattere con la forza alcune abitazioni perché i loro vicini di casa potenti vogliono avere più “aria”?

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