Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra…

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Davide Conte | Pochi giorni fa, in un colloquio tutt’altro che programmato con il nostro Direttore, sono stato portato a riflettere sulla qualità del quadro politico che ci riguarda più da vicino, ovviamente entro i confini regionali. E comincerò, senza lesinare uno sguardo al passato, proprio dal “mio” centrodestra.

davide-188x80L’esperienza del Polo della Libertà in Campania nel ’95, quella con Antonio Rastrelli Presidente, ebbe vita abbastanza breve: credo sia stata l’unica volta in cui, attraverso una sfiducia, sia stato accettato un leader transitorio (al secolo, Andrea Losco) per essere traghettati all’epoca bassoliniana, al disastro che ci ha accompagnato per ben dieci anni sin dall’inizio del terzo millennio e che adesso potrebbe riproporsi per una mai troppo martoriata città di Napoli. L’epoca Caldoro (2010/2015), parzialmente concomitante con la maggioranza PDL nell’ormai abolita Provincia, potrà essere senz’altro ricordata come un momento di notevoli sacrifici in vista del risanamento del bilancio regionale, a cui purtroppo non ha fatto seguito una strategia elettorale che ne consentisse il prosieguo. E’ fin troppo evidente, perciò, che non c’è stato modo di porre in essere la tanto agognata azione di discontinuità con il passato che avrebbe dovuto puntare oltre il default e vedere la luce nel secondo mandato targato centrodestra. Quindi, largo alle consuete incongruenze di assessori tecnici incapaci di dare una svolta ai trasporti, all’ambiente, all’università, al corretto utilizzo di fondi europei, a cui solo Fulvio Martusciello (e non perché è mio amico) è riuscito ad attingere adeguatamente. Per non parlare della sanità, dove gli equilibri politici con l’NCD hanno mantenuto un assessore-ombra come Raffaele Calabrò, senza per questo riuscire a concretizzare quei provvedimenti che tutti si aspettavano, a cominciare da un adeguato rinnovo del management e dei primariati nelle ASL. Se quindi la sconfitta è ascrivibile alla superbia strategica di Caldoro e dei suoi esperti di comunicazione, autori di una campagna elettorale 2015 all’insegna della più assoluta superficialità ed inconsistenza mediatica, non meno grave è stata l’inerzia di chi lo ha circondato e ha consentito, di fatto, di giungere perdenti al secondo confronto alle urne con De Luca, senza dubbio il più facile degli avversari da battere e, come se non bastasse, già battuto cinque anni prima.

Per chi, legittimamente, la svolta se l’aspettava dal centrosinistra di De Luca, invece, è bastato veramente pochissimo per restare deluso: allo stato, tra una grana giudiziaria e l’altra, la situazione è pressoché immutata: il peso politico del PD e dei Renziani in questo nuovo consiglio regionale non si fa sentire se non per questioni che nulla hanno a che fare con gli obiettivi utili al Paese; la nuova delibera sui trasporti è di un’insipienza che la metà basta e non dà alcuna risposta né sul piano oggettivo, né per le esigenze legate all’isola d’Ischia di cui l’allora candidato Presidente-sceriffo s’impegno a tenere conto; la delibera sulla messa a gara delle concessioni termali, approvata pochi giorni fa, rappresenta la vera condanna a morte del nostro turismo e, soprattutto, il possibile fallimento di centinaia di aziende; nella sanità, nomine a parte, non s’intravede neppur lontanamente uno straccio di programmazione che possa migliorare le cose nella nostra regione e men che meno ad Ischia, dove al Rizzoli –tanto per dirne una e senza dimenticare la questione dei “pazzi”- medici e paramedici a dir poco eroici sono praticamente abbandonati al loro destino e, con loro, gli ammalati. Anche nelle università, le cui ADISU recentemente accorpate lavorano in regime di prorogatio e al momento non vedono l’assegnazione di un becco d’un quattrino, a danno degli studenti e dei servizi loro spettanti come borse di studio, alloggi, buoni pasto etc., la situazione non è poi così diversa. E mi fermo qui, pur avendo ancora tantissimo da scrivere, dimodoché nessuno potrà accusarmi di partigianeria, avendo scritto molto di più per quella che, almeno sulla carta, resterebbe la parte politica a me più vicina.

Venendo al piano squisitamente locale, la situazione è in pratica la stessa. Il centrodestra è fuori dai giochi da tempo e non ho motivo per sottacere (anche perché l’ho sempre sostenuto) che il suo processo di autodistruzione ebbe vita sin dallo scellerato “Caularone” di cui Giosi Ferrandino e Domenico De Siano furono protagonisti alla fine del 2011, o ancor prima, quando nel 2007 lo stesso De Siano diede via libera a Giosi nel diventare sindaco d’Ischia. Ciò che sta accadendo da otto anni a questa parte è sotto gli occhi di tutti e, consentitemelo, sono anche oltremodo stanco di scriverne. Dando doverosamente uno sguardo ai giorni nostri, ci basti ricordare che abbiamo ancora una Giunta senza deleghe, partorita con una prima razione di doglie durate dalla scarcerazione di Giosi Ferrandino in luglio fino alla nomina settembrina a vicesindaco di Enzo Ferrandino, per poi riprendere fino a dicembre con i nuovi ingressi dei vari Migliaccio, Paolo Ferrandino e Criscuolo. Siamo ormai a febbraio e ancora oggi non c’è stato riparto di compiti nell’ambito dell’esecutivo, asservito da sempre ai disegni del primo cittadino e dei suoi dirigenti e svuotato della sua sacralità istituzionale. Fin troppo facile, ammesso se ne riscontri una buona ragione, sottolineare il nulla totale quanto a provvedimenti a favore della Comunità: il Paese è sottosopra, le strade totalmente sconnesse, i lavori pubblici cominciati e sospesi (occhio ai marciapiedi lungo Via Nuova Cartaromana), il traffico che impazza, il Tribunale che cade a pezzi, il Regno di Nettuno commissariato dal Ministero e di fatto abbandonato ad operatività zero, le luminarie natalizie ancora presenti in alcune zone del Comune, uno scaricabarile continuo tra le denunce della minoranza (quella che dimostra di tanto in tanto di esistere) e le sterili repliche del comunicato ufficiale di turno. E mi rifermo! Anche in questo caso, a prescindere dalle correnti, il peso politico del PD assume valore zero. Proprio come in Regione.

Poiché ritengo di aver sforato lo spazio a mia disposizione, Vi rimando alla prossima settimana, nella speranza che anche il nostro Direttore voglia dire la sua, così come lo fece nel nostro recente pour parlez. Intanto, però, un quesito su cui riflettere è d’obbligo: siamo ancora convinti che sia un problema, per dirla alla Gaber maniera, di destra o sinistra? O la differenza sta negli uomini (o presunti tali) e nella loro capacità quasi automatica –fatemi passare il termine- di omologarsi ad un modello di amministratore pubblico tanto inutile quanto fuori dal tempo? Ne riparliamo tra sette giorni, magari dopo aver ricevuto il Vostro contributo in termini di commenti e riflessioni.

 

1 commento

  1. Mi collego al punto dove Davide sottolinea l’inizio e la sospensione dei lavori pubblici ed in particolare al rifacimento del marciapiedi di Via nuova Cartaromana. Nei primi giorni del mese di Gennaio abbiamo protocollato un reclamo collettivo in quanto dopo i lavori e la nuova forma del marciapiedi,(più alto) in prossimità dell’albero di carrubo dove inizia via Antonio De Luca, si forma un notevole ingorgo in diverse ore del giorno. Ciò è dovuto alla continua sosta selvaggia delle auto sul lato dx, zona riservata con strisce alla sosta dei motorini in fila indiana. Quaranta firme hanno chiesto il rispetto delle regole, di poter avere libera quella corsia da auto in sosta per un regolare deflusso del traffico. Il protocollo, completato da foto per una chiara visione del problema che viviamo ogni giorno come residenti e non, è stato indirizzato al Sindaco e al Comandante della polizia municipale sottolineando anche il problema enorme che dovrebbe affrontare un mezzo di soccorso in termini di viabilità come un’ ambulanza o Vigili del fuoco. Sono passati oramai due mesi ma nessun provvedimento è stato adottato. Viviamo nel caos più totale,per via Leonardo Mazzella poi, sembra di affrontare un safari in auto. Ciò che appare più strano in questo Comune è che siano i cittadini a richiedere con atti scritti il rispetto e l’osservanza delle norme, proprio da quelli che, deputati ad un ruolo politico e amministrativo, dovrebbero garantirle o meglio, insegnarle.

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