Luigi Boccanfuso: «La loro sindrome della preferenza sta uccidendo Ischia»

Nel faccia a faccia con Luigi Boccanfuso, il tema della ZTL e del corso Vittoria Colonna diventa il punto di partenza per una critica più ampia allo “stile amministrativo” del Comune di Ischia: dalle deroghe che svuotano le ordinanze alla gestione del traffico nei centri storici, fino al peso del consenso che, secondo l’ex vicesindaco, condiziona scelte e tempistiche.

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Benvenuti a un nuovo appuntamento di “Senza Slogan”, la nostra intervista lunga, deliberatamente in controtendenza rispetto ai tempi dei social. Qui il tempo non è un lusso: serve per capire davvero dove sta andando Ischia. Ospite di oggi è l’avvocato Luigi Boccanfuso, già vicesindaco del Comune di Ischia. Con lui proveremo a leggere, senza scorciatoie, i nodi del capoluogo e le ricadute sull’intera isola.

“A Ischia c’è una vera e propria sindrome della preferenza: nel momento in cui si diventa amministratori si pensa solo a difendere e ad accumulare consenso, voto su voto, deroga su deroga. È questa la malattia che genera le storture più gravi, perché il territorio passa in secondo piano”

Avvocato, qualcuno dice che ultimamente ti abbiano “sfidato”. E quando ti sfidano non ti tiri indietro mai.
“Guarda, ricorro a una frase semplice: chi non ha scheletri nell’armadio può accettare qualunque confronto. Io, poi, i confronti li ho sempre graditi. Non mi sottraggo”.

Vengo subito al punto. Nell’intervista rilasciata a “Senza Slogan” dal sindaco Enzo Ferrandino, a proposito della polemica natalizia sull’apertura e chiusura di corso Vittoria Colonna, sono arrivate anche alcune “stoccate”. In particolare due: la prima sul tema dei parcheggi in zone vietate; la seconda sulle vetrine dei negozi, che in bassa stagione sarebbero rimaste chiuse. Partiamo da lì: come rispondi?
“Io, proprio quel giorno, su un altro giornale locale, a una domanda sul giudizio sul suo operato ho risposto che non mi piace personalizzare e sono stato molto corretto. Evidentemente lui non ha restituito la stessa correttezza”.

Va detto anche che le due interviste sono uscite lo stesso giorno; quindi, non poteva sapere cosa avevi detto.
“Certo, ma questo fa capire lo stile. Un sindaco non dovrebbe scendere a polemizzare con il singolo cittadino quando riceve una critica. Dovrebbe rispondere nel merito. Invece il sindaco è arrivato perfino a citare la targa della mia auto e, peraltro, dicendo cose inesatte. Io ho un posto auto nel condominio Parco dei Vini, in via Alfredo De Luca. Lui ha parlato di un presunto parcheggio “abituale” in una zona d’incrocio, ma è falso. Se davvero fosse così, ci sono i vigili che dovrebbero multare. Basta passare e verificare dove sta la mia auto. Non so da quale collera nasca questa bugia. Sulle vetrine, poi, altra inesattezza. Io e i miei figli gestiamo tre attività lungo corso Colonna. Nel periodo natalizio erano aperte tutte e tre. Dopo l’Epifania, quando chiudiamo, lasciamo comunque le vetrine allestite, con oggetti d’arte. Evidentemente il sindaco non ha grande familiarità con l’arte e non se ne rende conto. E qui il discorso diventa più ampio: un territorio non si attrezza solo per chi vende gelati e graffe. E, aggiungo, nemmeno per chi fornisce le materie prime per gelati e graffe. Ischia, oggi, è uno dei pochissimi comuni turistici dove fornitori, corrieri, furgoni, NCC e taxi entrano nei centri storici praticamente a ogni ora. Io sfido chiunque, sindaco compreso, a indicarmi un comune turistico in Italia dove succede la stessa cosa 24 ore su 24, tutto l’anno”.

“Io non ho mai smesso di occuparmi di politica, perché la politica è attenzione quotidiana al territorio e alle persone. Se dovessi decidere di impegnarmi di nuovo in prima persona, lo farei solo per sostenere un progetto di discontinuità vera, non per cercare ruoli o rendite di posizione, ma per dare un contributo serio a una visione diversa di Ischia”.

Da osservatori, aggiungo un dettaglio: a volte nel corso entra perfino il muletto, quello con le forche.
“Accade di tutto. E quando il sindaco, in quella intervista, mi ha definito “Savonarola”… Io, nel mondo dell’arte, quando sento Savonarola penso a una sedia, la “Savonarola”. Al massimo”.

Lui forse intendeva l’accezione più “cinematografica” di Troisi, diciamo.
“Può darsi. Ma nella stessa intervista lui si è definito “padre di famiglia”. E io rispondo: come sindaco, cioè come capo dell’amministrazione, dovrebbe agire per il pubblico interesse. E invece per me agisce per interessi di parte: quelli che portano consenso e voti. E poi c’è un punto che considero grave: quando dice che le ZTL sono state sospese per “motivi tecnici”, deve spiegare quali siano questi motivi tecnici. Se non lo fa e ammette implicitamente che si trattava di un espediente comunicativo, allora siamo davanti a un modo di amministrare approssimativo. Io non entro nella sfera privata: parlo di politica e amministrazione. Ma questo stile, alla fine, ricade sul corso e sulla sua crisi commerciale. Perché la stagione non si improvvisa: c’è Pasqua, poi l’estate. E il territorio si governa programmando”.

Resto ancora un attimo su questa vicenda perché un pezzo della polemica pubblica l’ha portato avanti tua figlia Roberta, con toni chiari. Voglio chiedertelo esplicitamente: è stata una sua iniziativa autonoma?
“Sì. È stata un’iniziativa al 110% di Roberta. Mi ha informato a cose fatte. Io l’ho sostenuta, certo, perché ha fatto una battaglia che riguarda la difesa e la valorizzazione del territorio. E io sono fiero che lo abbia fatto: vuol dire che, oltre al lavoro, ho trasmesso dei valori”.

Roberta e la tua famiglia, però, si intrecciano anche con l’attuale amministrazione: nel primo mandato Ferrandino, Roberta è stata assessore, con deleghe che toccavano anche viabilità, polizia municipale e aree pedonali. Come si è arrivati alla sua uscita dalla giunta e come sono cambiati i rapporti politici?
“Io non ho mai sostenuto politicamente questo sindaco nel senso pieno del termine. La ricostruzione è questa: il sindaco stava per essere sfiduciato e chiese aiuto a Salvatore Mazzella, “Bambiniello”, attraverso un consigliere eletto nella sua lista. Mazzella pose condizioni, tra cui un assessorato a quell’area. E si arrivò al nome di Roberta.
Io, inizialmente, suggerii un altro nome, ma il sindaco volle mia figlia. Lo avvertii: Roberta non è una “yes man”, ha carattere. Mi disse: “Non c’è problema”. Il problema, invece, nacque quando Roberta si vide prevaricata nella gestione delle deleghe: il sindaco prendeva iniziative senza coinvolgerla e senza nemmeno informarla. Lei reagì, disse chiaramente che non era lì per fare lo zerbino. Da lì i dissapori.
In più, io scrivevo e scrivo commenti: ricordo una critica sui lavori di piazza degli Eroi, con una proposta di variante da valutare. Non pretendevo fosse accolta, ma discussa. Un sindaco intelligente avrebbe colto un contributo, non l’avrebbe respinto come lesa maestà. Invece si crearono le condizioni per estrometterla.
Noi non viviamo di politica, viviamo di lavoro: non ne abbiamo fatto un dramma. Ma il dato resta: un’amministrazione che teme la critica e la vive come offesa è un’amministrazione con una mentalità arretrata”.

Vado al tema delle decisioni impopolari, perché è un filo che torna spesso. Tu sei noto per scelte rigide su ZTL e aree pedonali, scelte che ti sono costate molto anche sul piano personale. Tu oggi rivendichi ancora quella linea?
“Assolutamente sì. Un amministratore che dice sempre di sì lo può fare chiunque. In un comune turistico, con un’economia quasi esclusivamente turistica, devi saper dire anche dei no. Devi distinguere tra fisiologico e patologico.
Nel 1998, con il sindaco Telese, io ho chiuso Ischia Ponte sul serio: non con ordinanze e mille deroghe, ma con controlli e presenza sul territorio. Ci furono proteste durissime, anche episodi sgradevoli in consiglio comunale. Io non arretrai di un centimetro, anzi intensificai i controlli perché ero convinto che fosse pubblico interesse.
La stessa cosa sulla Riva Destra: costrinsi alcune occupazioni a rientrare, perché un turista deve poter vedere il porto, camminare, arrivare anche dove vuole. E poi in corso Colonna, nella zona del Lido, dove all’epoca c’erano scippi: organizzai pattuglie, uomini e mezzi.
Il punto è semplice: le regole vanno scritte e fatte rispettare. Oggi, invece, si vedono maglie larghe, orari “elastici”, ZTL che partono più tardi, smog che resta in faccia a chi cammina. E spesso è la logica del consenso: accontentare pochi per inseguire voti”.

Se dovessi indicare tre “regole sagge” da replicare oggi, quali sarebbero?
“Nei centri storici bisogna essere rigidi: sono isole pedonali, punto. Le ordinanze sono regole e vanno rispettate. Se un commerciante protesta perché l’auto non arriva davanti al negozio, probabilmente quel tipo di attività deve stare fuori dal centro storico. Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca.
E non può esistere il “oggi apriamo, domani chiudiamo”: questa oscillazione accelera solo l’agonia commerciale. Il centro storico va tutelato e valorizzato: pulizia, decoro, niente traffico veicolare, iniziative leggere ma intelligenti, come gli artisti di strada che costano poco e rendono molto in immagine.
E poi questa idea che si chiude “solo quando ci sono gli eventi” è una sciocchezza: il centro storico è già un evento”.

Sul piano politico, però, qui tocchiamo un nodo: la visione complessiva del territorio. Secondo te oggi a Ischia esiste?
“No. Non c’è una visione del territorio”.

Intanto, però, si muove qualcosa in vista del 2027: gruppi, partiti, nuove geometrie. Ho riscoperto una foto con te, Giosi Ferrandino e Isidoro Di Meglio. C’è un “gruppo dei tre”?
“No. Quella foto fu scattata nel 2025 a una festa privata, un compleanno. Non c’è un gruppo politico dietro”.

E come leggi, invece, le evoluzioni recenti? Penso al gruppo consiliare che si riconosce in Fratelli d’Italia, al posizionamento del PD, ai movimenti che si stanno formando.
“Io ho salutato positivamente la nascita di gruppi più riconoscibili, anche con sigle: è utile avere un confronto tra parti diverse. Però ti dico anche una cosa: molte iniziative sono esplose dopo quella che tu hai definito “benedizione” del PD alla candidatura di Gianluca Trani.
È stato un detonatore. Mi ha ricordato il 2007, quando una “investitura” simile generò reazioni e alternative. Queste benedizioni, storicamente, portano male perché innescano fratture e fughe in avanti. E infatti oggi vediamo nuove liste, incontri, tentativi di riposizionamento”.

Domanda secca: quanto pesano, a Ischia, le logiche del consenso “spicciolo”, quello delle deroghe, dei favori, del piccolo vantaggio? E quanto pesa il voto d’opinione?
“L’attuale amministrazione incarna lo stile del favore e del consenso. Però non basta il serbatoio clientelare, soprattutto per un candidato sindaco. Serve altro: serve suggestione, quella positiva, quella che dà fiducia. La storia locale lo dimostra: vince chi riesce a rappresentare un’idea credibile di “bravo sindaco”, un riferimento, e insieme una discontinuità rispetto alla gestione “da patronato”, fatta di piccoli favori e orticelli elettorali. È anche per questo che i giovani si allontanano dalla politica: perché la vedono come gestione minuta di vantaggi, non come progetto”.

Parliamo di “suggestione” e guardiamo fuori dal Comune di Ischia. C’è una suggestione evidente: Forio. Un comune che oggi viene raccontato come più dinamico sul commercio e su alcune scelte. E poi c’è il tema, sempre attuale, del divieto di sbarco. Cosa pensi della “suggestione Forio” e come ridisegneresti il divieto di sbarco?
“Stani Verde ha vinto perché prima ha fatto un’opposizione costruttiva: distingueva ciò che riteneva valido da ciò che riteneva sbagliato. E oggi, pur non condividendo tutto, riconosco che ha una visione del territorio e sa anche correggersi.
Sul divieto di sbarco, invece, arrivare a Regione e Ministero con posizioni diverse tra comuni è l’ennesima sconfitta. E qui torna il tema del Comune unico: con un unico comune, almeno avresti una linea.
Ma la verità è anche un’altra: così com’è, il decreto spesso funziona solo sulla carta. E si intreccia con il tema degli autonoleggi, che crescono senza un governo serio del fenomeno. Non puoi dire al turista “non venire con l’auto” e poi tollerare un numero enorme di veicoli legati ai noleggi senza regole e controlli efficaci. Il provvedimento va rivisto, ma sempre mettendo al centro il pubblico interesse”.

Allargo lo sguardo. Commissariamento della ricostruzione: via Legnini, arriva Marcello Feola. E c’è la questione della mancata firma di Giosi Ferrandino su un documento con gli altri sindaci. Tu come leggi quella scelta e, più in generale, dove sta andando l’isola?
“Giosi, secondo me, non ha firmato perché quella firma era inutile: la nomina era già un fatto. Firmare una richiesta sapendo che non può essere accolta significa solo crearti un nemico. Inoltre, lui si muove dentro logiche politiche nazionali: conta anche quello.
Dove va l’isola? Non è facile, ma ti dico: sulla vetrina internazionale Ischia non è messa male grazie a una ventina di eccellenze che compensano un degrado generale crescente. Alberghi che diventano resort, la Mortella, Nitrodi, Poseidon, il Castello Aragonese, ristorazione di qualità.
Il paradosso è che chi viene per quelle eccellenze spesso rifiuta poi di vivere il territorio perché lo trova disordinato. Alcuni grandi alberghi, infatti, organizzano tutto per gli ospiti proprio per evitare il “trauma” dell’esterno.
Qui manca la concertazione: pubblico e privato devono camminare insieme. Se il privato investe e alza il livello del brand Ischia, il pubblico deve fare la stessa cosa su decoro, regole, mobilità, ordine. A Ischia, oggi, c’è un abisso tra eccellenze e amministrazione”.

Da avvocato, separazione delle carriere e referendum del 22-23 marzo. Come voterai?
“È diventato un tema politico, purtroppo. Le persone voteranno spesso per appartenenza. Anch’io farò una valutazione politica. Voterò sì.”

Ultima: il parcheggio della Siena, cantiere sequestrato, vicenda che tiene insieme magistratura, amministrazione, visione e interessi. Che idea ti sei fatto?
“È una criticità grave. Per Ischia Ponte, soprattutto per il terziario, è vitale. E infatti lì si soffre più che altrove.
Ci sono due pilastri. Il primo: il privato, il proprietario, non ha fatto abbastanza per evitarsi questi guai, anzi ha commesso scelte che li hanno favoriti, e deve fare autocritica.
Il secondo: la mala gestio della pubblica amministrazione. Il sindaco e l’amministrazione avrebbero dovuto monitorare l’opera, proprio per la sua valenza pubblica. Se l’avessero fatto, forse si sarebbe potuto prevenire l’epilogo: sequestro, contenziosi, profili penali.
L’amministrazione si è mossa quando ha sentito “puzza di bruciato”, quando ha percepito l’interesse della Procura. Troppo tardi. E qui, al netto di tutto, il danno è per Ischia Ponte, per il Comune, per l’intera isola, perché certe infrastrutture qualificano o squalificano un territorio.”

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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