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Luigi Boccanfuso: «Enzo Ferrandino è un giovane “vecchio” amministratore»

L’ex vice sindaco di Ischia spiega perché è fallita la sua iniziativa per vivacizzare la campagna elettorale

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E’ risaputo che siamo nel vivo della più deprimente campagna elettorale di tutti i tempi. Noi del Dispari stiamo cercando di animarla minimamente raccogliendo le opinioni di ex ed attuali protagonisti della politica ischitana. Dopo aver intervistato Davide Conte e Peppe Brandi è la volta di Luigi Boccanfuso, che aveva elaborato una strategia che seppure non avesse avuto la forza di ribaltare le forze in campo, certamente avrebbe vivacizzato la campagna elettorale. E partiamo proprio da questo argomento per formulare la prima domanda.

– Luigi, spiegaci nei dettagli cosa volevi fare…

«Volevo far nascere 6/7 candidati a sindaco ognuno a capo di una lista anche solo di undici candidati, non necessariamente grandi elettori, per trasformare il primo turno in una sorta di ballottaggio; probabilmente Enzo Ferrandino avrebbe vinto lo stesso, ma ti assicuro che non sarebbe stata una passeggiata, anche perché in tal caso ho cognizione diretta che sarebbe nato un terzo polo formato dalle liste di Antonio Buono e Gianluca Trani. Sarebbe stata una bella campagna elettorale ed invece stiamo assistendo a qualcosa che somiglia alla Feria de Seville…».

– E perché non ci sei riuscito?

«Perché nel mentre qualcuno dei potenziali candidati a sindaco si è entusiasmato, qualche altro ha preferito sabotare…».

– Davide Conte però sul tema ha dichiarato che quando hai esposto il piano erano tutti perplessi…

«Non è proprio così, perché l’unico perplesso era lui ed in particolare un suo accompagnatore che proponeva piuttosto la necessità di individuare un “papa straniero” senza ben precisarne il significato, ma bisogna rispettare le opinioni di tutti e lungi da me l’idea di polemizzare e/o piangere sul latte versato. Magari arriverà per tutti un’altra occasione, ma non vi è dubbio che è stata buttata alle ortiche una ghiotta opportunità».

IL SINDACATO DI PEPPE BRANDI

– Peppe Brandi nella sua intervista ha espresso apprezzamenti per come tua figlia Roberta svolgeva il ruolo di assessore nel breve periodo in cui l’ha potuto svolgere affermando testualmente che gli “piaceva come portava avanti il suo assessorato la brava Roberta”.

«A differenza di qualche padre che ha insegnato al figlio a stare in politica solo per garantirsi agibilità professionali, io ho cercato di insegnare ai figli che il primo dovere di chi sta in politica è quello di tutelare e valorizzare il territorio. Peppe Brandi è un attento osservatore della politica locale ed ha sempre cercato di valorizzare i giovani, tant’è che io stesso la prima volta fui eletto grazie al suo aiuto. A differenza di Enzo Ferrandino che ama circondarsi di assessori arrendevoli e malleabili, Peppe Brandi puntava a valorizzare le qualità degli assessori decentrando e delegando loro tutto il possibile».

– Intanto però Brandi cadde mentre Enzo Ferrandino raddoppia il suo mandato…

«Brandi cadde perché ebbe la sfortuna di trovare in Consiglio Comunale una opposizione forte e preparata che non gli diede tregua».

– Anche tu ed Enzo Ferrandino ne facevate parte…

«Io sicuramente io…e ti devo confessare che uno dei miei rimpianti in politica, per ironia della sorte, è quello di non aver potuto condividere una esperienza amministrativa con Peppe Brandi con il quale mi legano sentimenti di vera amicizia. Pensa che durante il suo sindacato viaggiavo molto per motivi di lavoro e gli scrivevo periodicamente cartoline pungenti e beffarde da tutto il mondo che mi risulta lui ancora conserva come ricordo gioviale legato al suo sindacato».

LO SCEMPIO DI PIAZZA DEGLI EROI

– Secondo te per quanti anni ancora Enzo Ferrandino farà il sindaco?

«Sarei tentato di rispondere ancora molti, soprattutto se il Parlamento darà il via libero al terzo mandato, naturalmente tenendo conto che la politica è imprevedibile. Non dimentichiamoci dell’esempio nazionale di quando Renzi cadde nel momento in cui sembrava invincibile. Lui è ancora molto giovane ed ama profondamente la fascia di sindaco che stava rincorrendo da molto tempo, quasi che fosse il suo unico motivo esistenziale; peccato che al di là degli slogan non ami altrettanto il suo paese, tant’è che potrà fare il sindaco anche per quindici anni ma non riscalderà mai i cuori degli ischitani pensanti… e di quelli che sono liberi dall’incubo del bisogno…».

– Spiegati meglio.

«Non me ne voglia per la mia schiettezza, ma Enzo Ferrandino non governa il territorio per perseguire il pubblico interesse come dovrebbe fare un sindaco, ma governa quelli che gli reggono il moccolo facendoli crescere di tasca e di voti di preferenza a condizione che gli riservino devozione ed idolatria illimitata.

L’esempio più eclatante di questa mia opinione è lo scempio di Piazza degli Eroi, dove con i soldi dei cittadini è stata distrutta la vecchia piazza perfettamente funzionale per farne una tra le più volgari d’Italia ed in contrasto con le norme che regolano rotonde e quadrivi.

Non a caso anche Peppe Brandi lo ha invitato a “volare alto” così come avevo tentato già di fare io attraverso le mie critiche costruttive, ma non ci riuscirà mai, perché Enzo Ferrandino prima ancora di essere irretito da altri addetti ai lavori, è ostaggio del suo modo di pensare tossico e particolarmente antiquato che si riflette nelle espressioni a lui più care come “ tenimm u’ carr pa’ sces”… “guardami a me e capisci”… “ognuno di noi ten’ a rogn”…

Basti pensare ad esempio a come si è atteggiato in questi cinque anni sul tema del divieto di imbarco e sbarco degli automezzi e mezzi pesanti durante la stagione turistica, che di fatto non esiste più, o alla circostanza che siamo arrivati a giugno e dopo le 20.30 di sera le isole pedonali sono terra di nessuno, piuttosto che all’inerzia contro lo scandalo dell’Eavbus che continua a svolgere impunemente il servizio con mezzi obsoleti e inquinanti come pure all’evanescenza del corpo di Polizia Locale.

A Ischia non serve un sindaco conservatore il cui agire quotidiano è improntato prevalentemente ed in maniera ossessiva alla difesa e incremento del consenso, ma piuttosto serve un sindaco di azione impegnato quotidianamente a difendere e valorizzare il territorio, che sia giovane di mentalità piuttosto che solo all’anagrafe e particolarmente impegnato a migliorare e modernizzare servizi e infrastrutture essenziali per migliorare la qualità della vita e fare del territorio un fiore all’occhiello nel panorama turistico internazionale.

Ma per fare questo ed incidere, oltre ad essere dotati di una notevole sensibilità innata, non bisogna avere scheletri negli armadi invisibili o peggio ancora in permanente esposizione sulla strada pubblica.

Sul tema trovo particolarmente grave il silenzio omertoso delle associazioni di categoria che anziché fare “sindacato” come vorrebbe la loro natura giuridica, preferiscono fare consociativismo utile solo ad ottenere in cambio agevolazioni tributarie e/o favori vari. Questo andazzo allontana le nuove generazioni dalla politica, induce i giovani talentuosi a lasciare Ischia e sgretola il tessuto sociale provocando danni irreversibili che sconteranno i nostri eredi nei prossimi decenni».

GOCCE NEL DESERTO

– Ma riesci ad individuare almeno una sola iniziativa del sindaco nei cinque anni trascorsi che giudichi positivamente?

«Diciamo che ho apprezzato molto lo sforzo di migliorare la organizzazione dei vari servizi nell’area portuale dove sono state assunte iniziative importanti, ma sono gocce nel deserto».

– Nonostante tutto però il turismo fa registrare grandi numeri perché l’isola continua a tirare…

«Questo è un altro discorso. Il mondo è immenso ed i flussi che si muovono per turismo sono infiniti, ma oggi la nostra forza trainante è affidata a 30 e più eccellenze tutte riconducibili a iniziative di imprenditori privati che nei vari decenni trascorsi seppero concretizzare grandi intuizioni. Al netto di tali intuizioni, e cito i Giardini Poseidon, i Giardini La Mortella e la vecchia fonte di Nitrodi a titolo di esempio unitamente a quegli imprenditori (albergatori e commercianti) che nelle loro aziende investono tante risorse per difendere e migliorare l’offerta turistica, il fascino dell’isola è irreversibilmente compromesso perché la gestione pubblica del territorio è paragonabile a un mobile pregiato pieno di tarli e segatura».

Scheletri negli armadi

«Ma per fare questo ed incidere, oltre ad essere dotati di una notevole sensibilità innata, non bisogna avere scheletri negli armadi invisibili o peggio ancora in permanente esposizione sulla strada pubblica»

Gestione del territorio

«… il fascino dell’isola è irreversibilmente compromesso perché la gestione pubblica del territorio è paragonabile a un mobile pregiato pieno di tarli e segatura»

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