domenica, Giugno 20, 2021

Luciano Venia: “Salviamo il Platano di Lamartine”

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Facendo seguito al nostro reportage nel quale vi abbiamo mostrato il concreto pericolo della perdita di uno dei simboli della nostra isola e cioè del “platano di Lamartine” al porto di Ischia, Luciano Venia scrive un accorato appello alle istituzioni.

“Sindaco – scrive Luciano Venia – la stampa ha riportato una serie di indiscrezioni, poi confermate dai dirigenti del comune in incontri informali dopo una prima richiesta di conferme circa la notizia pubblicata sulle condizioni non ottimali in cui verserebbe il Platano di Lamartine, l’albero monumentale situato all’ingresso del centro abitato di Porto di Ischia nelle adiacenze della storica basilica di Santa Maria di Portosalvo.
Tale monumento vegetale, autentico Patriarca Verde risalente ai tempi della Rivoluzione Francese del 1789 ed esistente prima dell’apertura del Porto di Ischia del 1854 ha traversato i secoli indenne sino ad oggi.
I Platani sono alberi longevi il cui ciclo vitale può secondo alcuni superare i 400 anni. Se così fosse il nostro sarebbe proiettato quasi all’anno 2200.
Ma tant’è alcuni hanno lanciato l’allarme sulle sue presunte criticità ed occorre subito verificarle per poi intervenire immediatamente agendo a tutela della sicurezza delle persone e delle cose.
Non conosco ovviamente gli esiti di perizie e accertamenti pervenuti alla amministrazione che mi auguro siano stati disposti come elementare momento di analisi e supportati anche da confronti con gli esperti del settore ed i centri di ricerca botanica internazionale ed accademica. 
Tuttavia con la presente Le rivolgo un appello fermo sostenuto da migliaia di cittadini che a tal riguardo si sono espressi anche attraverso i social media, affinchè il Comune di Ischia si attivi “ad horas” per mettere in atto ogni e qualsivoglia intervento supportato scientificamente e previo concorso degli enti interessati per la tutela e la conservazione dell’esemplare di Platano pluricentenario sito sul Porto e noto a livello mondiale anche per le sue implicazioni di carattere letterario e culturale che lo legano al nome e all’opera di Lamartine.
La cosa più semplice per i profani potrebbe essere, in assenza di uno studio profondo e di una perizia plurale, quella della invocazione del suo abbattimento. Ma questo esemplare è un albero monumentale plurisecolare, un Patriarca Verde. E sia la Costituzione che il Codice del Paesaggio e le norme speciali impongono una diversa e migliore risposta alle problematiche di cui trattasi.
Come è noto infatti:
“La legge n. 10 del 14 gennaio 2013, oltre a dettare regole per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, va anche a potenziare il preesistente quadro normativo sulla tutela dei patriarchi verdi, patrimonio paesaggistico e ambientale di grande pregio del nostro Paese. Al fine di dare omogeneità alla differenziata legislazione regionale avente come obiettivo la tutela e la valorizzazione di tali esemplari, la legge statale fornisce una definizione giuridica di albero monumentale univoca, che dovrà essere recepita da ogni regione.

Onde garantire la massima tutela agli esemplari monumentali, la legge stabilisce inoltre che chi ne provoca il danneggiamento o addirittura provveda all’abbattimento, salvo il fatto che quest’atto costituisca reato, andrà incontro a sanzioni amministrative comprese tra i 5.000 e i 100.000 euro.

Non comporteranno l’applicazione di sanzioni gli abbattimenti, le modifiche della chioma e dell’apparato radicale effettuati per casi motivati e improcrastinabili, dietro specifica autorizzazione comunale, previo parere obbligatorio e vincolante del Corpo forestale dello Stato.”

Da me e da noi Sindaco in questa battaglia per la legalità nell’area a terra e a mare della Foce Antica del Porto e per la tutela e la conservazione del patriarca verde, l’albero monumentale definito il Patriarca Verde riceverà il sostegno pieno e operativo supportato dalla partecipazione della pubblica opinione.
Ma il tempo è BREVE ! Occorre intervenire prima che la comunità, corporazione proprietaria dei beni culturali e ambientali possa vedersi derubata di queste bellezze e di questo valore civile.
Mi auguro che si faccia non solo il possibile ma l’impossibile per tutelare questo bene così simbolico per la nostra isola che assieme alla zona ampia della Foce Antica del Porto attende che lo Stato nelle sue articolazioni provveda al recupero, alla riqualificazione e alla valorizzazione dei siti e dei beni.
 Difendiamo l’ambiente e il porto, Sindaco; esso non appartiene agli ischitani di oggi ma è il frutto dell’ingegno e del lavoro dei nostri avi e ancor più è patrimonio dell’Umanità e delle nuove generazioni che hanno diritto di vivere in un ambiente salubre caratterizzato da alto valore paesaggistico.
SALVIAMO IL PLATANO DI LAMARTINE, SALVIAMO “LA QUERCIA” COME LA CHIAMANO TUTTI CON PROFONDO AFFETTO PER QUESTO ALBERO MONUMENTALE CELEBRATO DALLA STORIA.”


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2 Commenti

  1. Da quando un certo Segabella dirige Ischiambiente, appelli come quelli di Venia sortiscono effetto contrario. Emblematico resta l’ingiustificato taglio del pino a viale dei Bambini avvenuto meno di un anno fa. Come pure la vicenda di misteriosi tagli di lucigni nel parco pubblico in pieno giorno. La tamerice ultracentenaria recisa immotivatamente all’ingresso di Ischia Ponte è anche ricordevole. Fermiamoci quì per carità patria. Il torto del Platano di Lamartine è di non offendere la Chiesa di Portosalvo come fa l’intero piano abusivo, posto sopra le ex biglietterie. Che l’ignoranza trionfi.

  2. Luciano hai ragione da vendere ma non dimenticarti che il Comune di Ischia è quello che aveva una bellissima palma Phoenix nel piazzale a esso antistante e nulla ha fatto per difenderla dell’attacco del punteruolo rosso lasciandola morire per poi neanche sostituirla una volta deceduta.
    Sembra quasi che il verde a Ischia – quello vero, arboreo, non le aiuole di petunie – sia qualcosa da ridurre, eliminare, quasi ci riporti al ricordo di quello che eravamo: un’Isola Verde. Verde, magari un po’ più rurale sì, ma molto, molto più sana.
    Non siamo più ai tempi del “Puzzone” che se abbattevi un albero dovevi subito piantarne due nuovi. Sennò ti facevano passare la voglia di fare il boscaiolo…

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