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Lucia Monti: «La scuola riparte della presenza. Dallo stare insieme»

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Gaetano Di Meglio | Alla riapertura in presenza delle scuole incontriamo la preside Lucia Monti della Scuola Media “Scotti” di Ischia.

Inizia un anno complicato ma sembra che abbiamo svoltato dalla grande paura di quello che è stato il Covid.
«Sicuramente un anno complesso come lo sono stati gli altri due, siamo al terzo anno in cui affrontiamo la problematica Covid, l’emergenza fino al 31 dicembre esiste. Poi aspettiamo le nuove direttive.
Complesso perché comporta un protocollo Covid, un protocollo di sicurezza, delle misure nelle aule, nella palestra, nelle entrate, nelle uscite… comunque il discorso è molto complesso.
Abbiamo un comitato tecnico che ha lavorato già durante l’estate e le entrate sono diversificate, vi sono due gruppi che entrano a orari sfalsati, ma comunque abbiamo difficoltà perché all’esterno si creano assembramenti.

I ragazzi che frequentano la scuola media non sono molto grandi e non tutti prendono i mezzi pubblici, vengono accompagnati. E si pretende di arrivare fino alle zone limitrofe della scuola, mentre invece sarebbe il caso di limitare gli ingressi, almeno di cercare di non far entrare le auto fino al cortile. Invece, purtroppo, all’esterno vi è questa situazione.
Stiamo lavorando in sinergia con il Comando della Polizia Locale per lo sbarramento dell’entrata, per intenderci del vicolo dell’edicola, per far defluire il traffico dove sono i vigili urbani e non far arrivare le auto dal lato “Pretura”, cosa che crea problemi e ingorghi.
Queste sono le problematiche per quanto riguarda gli ingressi e le uscite.
Per l’organizzazione interna io penso che stiamo andando molto bene. Il controllo del Green Pass va bene e la piattaforma che il Ministero ha messo a disposizione funziona benissimo. Lavoriamo benissimo, in maniera molto semplificata perché compaiono i bollini rosso e verde a seconda di chi ha il Green Pass e chi no. Conosciamo quindi già tutte le situazioni. E’ chiaro che vi sono anche lavoratori fragili che dovranno andare dal medico competente per vedere come inserirli, perchè si lavora in presenza».

Che percentuale c’è?
«I docenti che hanno problematiche e quindi non possono venire sono due, e non è legato al Green Pass. La vaccinazione qui è quasi al 100%. Il problema è per alcuni docenti che non hanno potuto vaccinarsi per patologie pregresse. Per gli alunni attualmente abbiamo un unico caso che richiederebbe istruzione domiciliare, ma ora non è fattibile.
Per il resto la situazione è sotto controllo».

I RAPPORTI UMANI

La didattica in presenza è un’altra cosa…
«Assolutamente sì. Ho sempre sostenuto che la didattica a distanza era per l’emergenza. Ma anche i rapporti umani con gli adulti ne hanno sofferto. Il collegio docenti in presenza permette di far recepire i messaggi in modo diverso, figuriamoci per i ragazzi. I ragazzi in casa non sono attenti, ci sono mille stratagemmi per non seguire la lezione… per cui sappiamo che anche se dovuta essere attivata in emergenza, non può essere attivata ora che la situazione è sotto controllo.
Bisogna insistere sulla didattica in presenza. Non credo che vi sia un solo insegnante che la pensi in modo diverso e loro lo hanno sperimentato in prima persona».

Adesso possiamo fare la didattica a distanza quando ve ne è bisogno…
«Certo, abbiamo casi di ragazzi fragili, oppure quando vi sono quarantene o isolamenti. Questi studenti si connettono perché esiste la possibilità. Però i ragazzi ne soffrono, i ragazzi hanno bisogno di socialità.
Noi ricordiamo tante cose della nostra carriera scolastica perché era tutto uno spasso, era uno stare insieme, lo scherzo, la battuta… cose che con la didattica a distanza non sono possibili.
Io penso che non ci sia nessun ragazzo che possa smentire questo aspetto. Ho sentito di interviste a ragazzi che non vedevano l’ora di tornare in classe. E noi lo abbiamo verificato con il piano scuola estate, quando abbiamo tenuto la scuola aperta per una cinquantina di ragazzi che hanno vissuto bellissime esperienze insieme a quattro esperti esterni. Erano felicissimi e quando abbiamo fatto la manifestazione di chiusura, loro stessi hanno chiesto se sarebbe stata ripetuta.
La vivacità e la bellezza della scuola è lo stare insieme. Noi del periodo scolastico ricordiamo i momenti belli dello stare insieme».
VENT’ANNI ALLA “SCOTTI”

Poco fa il sindaco l’ha omaggiata per i suoi 20 anni di impegno in questa scuola e un ricordo di Brigida Di Meglio…
«Brigida era una persona straordinaria, era vicina ai ragazzi, molto simpatica, portava il caffé e c’era il momento ludico anche con i professori, alcuni erano amici di classe. L’abbiamo ricordata come donna dai rapporti umani molto forti, professionalmente ha lasciato il segno in questa scuola e non meritava di morire così presto».

Ma un segno l’ha lasciato anche lei in questa scuola, anzi state continuando a scrivere la storia di questa scuola.
«Grazie, sono contenta per il risalto dato alle attività della scuola e ringrazio anche per ricordare i 20 anni di ingresso alla “Scotti”. Era il 1 settembre del 2000. Anzi è il ventiduesimo, lo scorso anno non abbiamo festeggiato per via del Covid.
Ho vissuto fasi diverse, momenti di crescita anche con i docenti perché la scuola si fa insieme, non la fa solo il preside. Da soli non si va da nessuna parte, bisogna avere uno staff e un corpo docente operativo e che collaborano. Ad esempio quando è stato creato lo staff è stato deciso insieme, non imposto né per nomina, perchè non faccio mai nomine avventate, ma avviene tutto per acclamazione, perché una persona vale. Si decide insieme se quella persona può essere importante per la scuola e rivestire quel ruolo. E’ sempre stato così, io sono veramente debitrice nei confronti di un collegio che mi ha seguito e continua a seguirmi, c’è un ricambio di docenti che vengono perchè sanno come si lavora alla “Scotti”. I neo immessi in ruolo mi hanno detto che sono felicissimi di essere qui, vuol dire che si parla di un lavoro fatto bene.
E i docenti scelgono questa scuola, per cui io non posso che essere felice. Abbiamo un organico quasi al completo e non è da tutti. Se non fosse per quelle tre classi di nuova formazione dello scorso anno che si sono determinate per il distanziamento, non avrei nemmeno il problema dell’organico. Ho tre classi di nuova formazione che devo portare fino in terza e ho bisogno di finanziamenti, non posso deludere le aspettative di un gruppo di ragazzi e accorparli, cosa che altrove avviene».

I CORSI PER ADULTI

La “Scotti” svolge anche attività serale, anche per gli stranieri…
«Abbiamo una tradizione. Non vi è solo il tempo prolungato, che si mantiene grazie al collegio perché si potrebbe decidere di fare la settimana corta e avere meno difficoltà nella creazione dell’orario, c’è anche il CIPIA, sono 7 centri a livello campano. Se si dà importanza alla formazione degli adulti significa che il Ministero si è accorto che vi è analfabetismo di ritorno. Dobbiamo, quindi, coltivare la cultura dell’adulto.
Dispiace che in questi anni sono morti i corsi pratici, bellissimi progetti fatti con fondi FESR e PON, come ad esempio informatica, shiatzu, webcam, arte sartoriale, pizza e arte bianca, scultura vegetale… erano tanti per rispondere ai bisogni dell’utenza e abbiamo rilasciati circa 1000 certificati spendibili sul territorio. Abbiamo dato, negli anni, delle certificazioni che poi si sono ristrette di numero per i finanziamenti che si sono ridotti negli anni.
Nel 2000 avevamo 4 sedi coordinate, venivano persino da Procida, poi abbiamo perso le sedi coordinate ed è rimasta solo Ischia. Ischia ha dovuto attrezzarsi per spazi e finanziamenti che arrivavano e non arrivano, una quota era dell’utente ma poi col tempo queste cose non si sono potute fare più».

In conclusione la sfida della scuola secondaria di primo grado quale è?
«I ragazzi per tre anni sono “nostri” e ne dobbiamo avere cura. Cura degli allievi dai 10 ai 14 anni, o anche 16 quando vi sono stranieri che vengono accolti.
Dobbiamo rincorrere i bisogni e le esigenze delle nuove generazioni. I giovani di oggi non sono quelli di un tempo, dobbiamo precorrere i tempi e trovare soluzioni prima di trovarci in situazioni conflittuali.
Ecco, è questa la sfida, costruire una struttura che si adegui alle esigenze dei ragazzi perché sappiamo che non è facile oggi seguirli, bisogna avere pazienza infinita e farsi aiutare da esperti, come dallo psicologo, da persone che ne capiscono di più, da pedagogisti… avere contatti con persone anche esterne che possono aiutare a capire quali possono essere le reali esigenze della scuola. Operatori che nella scuola purtroppo non esistono».

Questa scuola è quella che forse vive di meno i problemi di edilizia scolastica…
«Abbiamo la fortuna di avere una sola sede, senza sedi distaccate, e ciò vuol dire avere la possibilità di lavorare in una situazione più serena».

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