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Luca D’Ambra: «Il 2021 è andato meglio del 2020, ma non parliamo di presenze record»

«Con i dati di settembre ed ottobre possiamo arrivare attorno al milione e mezzo di presenze nella migliore delle ipotesi. Però ricordiamoci che nel 2019 erano tre milioni e mezzo». Come è cambiato il concetto di vacanza e le sfide future: «Stiamo facendo qualità sempre condizionati dalla domanda e non da una consapevolezza, questo è il problema. Noi facciamo turismo, siamo la destinazione top, ma non ne abbiamo la consapevolezza»

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A conclusione della stagione turistica incontriamo il presidente di Federalberghi Ischia e Procida Luca D’Ambra per analizzare i dati del 2021 e le prospettive future per l’isola.

«Quanto al bilancio di questa stagione turistica 2021, possiamo dire che è quella che ci ha dato l’impressione di essere tornati alla normalità, però forse solo perché eravamo abituati ormai alle restrizioni precedenti. Siamo reduci da un convegno molto interessante nel quale, anche attraverso degli ottimi professionisti a livello nazionale, si è parlato di efficientamento nella operatività per quanto riguarda il settore alberghiero, ma abbiamo anche potuto effettivamente mettere in evidenza quelli che sono i dati che all’interno di Federalberghi noi regolarmente analizziamo.

E’ importante perché, spesso e volentieri, attraverso i media anche livello nazionale si mettono in evidenza specie con i titoloni dati da sold out, dando l’idea che sia stata un’estate da boom. Invece presenze record non ci sono state. Partiamo dai numeri, che vanno presi come delle dichiarazioni e anche lì, poi, dobbiamo fare un’altra ulteriore analisi sulla marginalità di errore di questi dati.

Analizzando quello che abbiamo, ovvero un dato fermo alla fine di agosto 2021, possiamo dire che dai tre milioni e mezzo di presenze nel 2019, siamo passati a poco più di un milione nel 2020 e a circa il milione di fine agosto. Se mettiamo a confronto l’anno scorso con quest’anno, solo a fine agosto abbiamo effettivamente circa 118mila presenze in più, quindi possiamo dire che con i dati di settembre ed ottobre che arriveranno, penso che un altro mezzo milione lo potremo registrare. Quindi arriviamo attorno al milione e mezzo nella migliore delle ipotesi. Però ricordiamoci che nel 2019 erano tre milioni e mezzo. Adesso è chiaro che dobbiamo fare l’analisi delle presenze e non la dobbiamo fare solo da un punto di vista quantitativo, ma qualitativo. Però è importante incominciare a dire che questa è un’altra fase per la quale stiamo lavorando, molto interessante, e speriamo che a breve riusciremo a dare dei dati e mettere in evidenza il fattore delle presenze con l’extra alberghiero».

IL SEGMENTO EXTRA ALBERGHIERO

– Una larga fascia di giovani ha cominciato a cogliere l’opportunità del web. C’è un forte un forte impatto appunto nell’accoglienza turistica extra alberghiera…

«Si, è vero, ma va anche detto che quello extra alberghiero è un segmento che sfugge ad una regolamentazione. Però c’è da fare un’analisi a monte. Il fenomeno del extra alberghiero è un fenomeno che riguarda la domanda. Oggi come oggi se noi parliamo di Airbnb, se parliamo di extra alberghiero è perché fondamentalmente il turista cerca qualcosa di diverso.

Ci siamo resi conto che è inutile creare un’antitesi, bisogna capire effettivamente, sempre nell’ottica dell’evoluzione del viaggio, cosa cerca il nostro viaggiatore. Quindi, detto questo, l’extra alberghiero è un dato di fatto che esiste, che deve esistere che esisterà proprio perché c’è la domanda, solo che dobbiamo cercare di metterlo a sistema. Federalberghi ha combattuto ed è riuscita a validare il codice identificativo ed aspettiamo l’amministrazione a livello regionale lo attivi, Oggi il paradosso è che se tu metti un igloo in un bosco trasparente e lo vendi a 500 euro su Airbnb lo vendi, perché c’è questa esigenza di viaggiare in un modo alternativo».

– Dal punto di vista imprenditoriale locale che segnali arrivano per chi gestisce l’hotel?

«E’ cambiato il concetto classico di vacanza. Faccio un esempio: la pensione completa sembra desueta, obsoleta come direbbe qualcuno. La pensione completa e la mezza pensione sembrano non più attuali se parliamo di un periodo di altissima stagione, per esempio giugno-metà settembre. Però se vai a verificare la domanda in questo momento, ti chiede la mezza pensione; perché è un pubblico che è slow, va in giro ma in tre, quindi la sera ha voglia di voler tornare a mangiare qualcosa e starsene in camera. Quindi, ripeto, noi siamo sempre soggetti a macrosituazioni. L’ho detto sempre: noi spesso e volentieri perdiamo molto tempo qui sull’isola a parlare di risolvere problemi che fondamentalmente vanno prima analizzati al di fuori di quest’isola. Se io oggi come oggi parlo di quale sarà l’affluenza da qui a Natale, la verità è che nessuno te la può dire, ma nessuno a livello mondiale. Perché ci sono tutti i vettori aerei che hanno difficoltà a mandare avanti le loro compagnie, che hanno dei costi ma non hanno più i numeri che reggevano il turismo prima del 2019. Quindi dobbiamo fare delle riflessioni».

DESTAGIONALIZZAZIONE E OCCUPAZIONE

– Che differenza abbiamo tra arrivi presenze?

«Abbiamo visto che praticamente l’anno scorso parlavamo di un agosto tutto pieno, però analizzando i numeri con l’anno precedente ci sono 200mila presenze in meno di differenza tra 2019 e 2020. Da un punto di vista numerico abbiamo sicuramente perso, ma ho sentito e abbiamo riscontrato che molte aziende, molti alberghi invece con il lavoro di revenue hanno avuto un guadagno. Abbiamo alzato i prezzi, siamo stati bravi ad alzare i prezzi e di fatto molte strutture, nonostante avessero l’occupazione leggermente minore all’anno precedente, hanno incassato di più».

– Pensare che 200mila presenze in meno ci hanno mandato in affanno nella gestione dei servizi nonostante tutto… Però, dall’altro lato e nonostante queste 200 mila persone in meno, abbiamo guadagnato di più. Stiamo facendo qualità?

«Sì. Però stiamo facendo qualità sempre condizionati dalla domanda e non da una consapevolezza, questo è il problema. Noi facciamo turismo, siamo la destinazione top, ma non ne abbiamo la consapevolezza. Il problema è che quando parliamo di brandizzazione, insieme anche alle amministrazioni che meno male sono d’accordo, parliamo di un processo che potrebbe servire. Si è fatto bene con cultura, dobbiamo anche far capire alla popolazione, all’italiano medio quanto sia importante l’isola d’Ischia; quanto sia importante il patrimonio naturale, quanto sia importante quello archeologico, quello paesaggistico. Cioè questo noi purtroppo lo diamo per scontato ed è anche normale, però fondamentalmente abbiamo una deficienza specialmente rispetto alle esigenze del turista attuale, quello che va in giro, a camminare, per scoprire angoli nascosti».

– Non c’è più la bassa stagione di una volta. Io difficilmente potrei definire questo ottobre un periodo di bassa stagione…

«E’ chiaro che l’idea dell’alta stagione andrà a man mano a diminuire come concetto, però ci vorranno ancora un po’ di anni, perché comunque parliamo di un turismo che è al 70-75 per cento di italiani; parliamo comunque di un Paese che va in vacanza ad agosto e quindi è costretto a fare questo. Però in tutta Europa è diverso. Inevitabilmente andiamo in quella direzione, ci metteremo di più, ma ci arriveremo. Questo per dirti che comunque ogni stagione ha una sua importanza, quindi noi possiamo prima di tutto destagionalizzare, ma nell’interesse proprio di una rete sociale. Se noi i nostri 12mila collaboratori non riusciamo a farli lavorare almeno 7-8 mesi all’anno, il sistema Ischia non può reggere, anche andando a chiedere l’aumento del periodo della Naspi. Dal nostro punto di vista può reggere nel momento in cui un albergo possa rimanere aperto più a lungo avendo tra le altre agevolazioni anche la diminuzione del costo del personale. Ma da questo punto di vista, e so di mettermi anche contro la mia categoria, penso che il nostro personale debba essere pagato di più. Questo è un dato di fatto e dobbiamo rendercene conto, altrimenti continueremo a perdere le forze, diciamo le menti collaboratrici che abbiamo avuto in passato e che purtroppo stanno scappando».

LA QUESTIONE TARI

– Dalla questione TARI e la sua sproporzione alla figura “sindacale” di Federalberghi.

«Federalberghi protocolla regolarmente a tutte le amministrazioni le richieste e le ultime ordinanze dell’ARERA. Siamo un po’ scottati però dal passato, lo diciamo chiaramente Non abbiamo niente da nascondere, il problema è che noi, già con il mio predecessore, siamo arrivati anche alla Corte dei Conti per manifestare i nostri diciamo diritti in termini di tasse locali.

La verità, amara, è che le nostre amministrazioni continuano a perseguire un modello aziendale che dal nostro punto di vista non funzionerebbe neanche nell’ex Unione Sovietica. La realtà è quella che oggi come oggi tutto il modello della raccolta rifiuti dovrebbe essere rimodulato, riformulato, semmai anche unito.

Tutto questo non si fa perché, diciamocelo, le amministrazioni rischiano di cadere non solo per questioni di bilancio, ma anche da un punto di vista di dinamiche di equilibri interni, a partire a volte dal più piccolo comitato di quartiere. Noi dovremmo far sì che l’espressione politica possa essere un’espressione che vada al di là di questi personalismi. Non dico che voglio un comune unico, ma diciamo che un insieme di intenti e di servizi deve essere auspicabile, nell’interesse delle amministrazioni stesse.

Tu dici logicamente che da un punto di vista sindacale dovremmo protestare di più, non dovremmo restarcene a guardare. Lo hanno fatto i miei predecessori, lo hanno fatto anche altre figure… Ma non puoi continuare a processare gli stessi atteggiamenti, occorre cercare una linea di indirizzo. E la mia, anche per la mia indole, è quella che mi porta a cercare sempre di capire, a guardare da altre prospettive, altrimenti penso che sia molto difficile trovare poi dei punti di accordo».

PROCIDA CAPITALE DEL TURISMO

– Il fenomeno Procida capitale e l’impatto sugli equilibri politici del golfo di Napoli.

«Si, certo, questa è l’occasione per Procida. E’ interessante, anche se ho l’impressione che comunque Procida non abbia voglia veramente di stare costantemente sotto i riflettori ed è giusto. Questo forse è accaduto anche per Matera. In un certo modo essere una capitale culturale vuol dire anche manifestare attraverso un determinato carattere stili di vita, culturali o no. Quello che noi possiamo dire è che come Federalberghi, sia regionale ma in particolar modo noi di Ischia e Campi Flegrei, ci stiamo confrontando regolarmente con Riitano e con l’amministrazione attraverso Costagliola per capire effettivamente come possiamo contribuire a questo evento.

Però c’è poca eco a livello di media internazionali, c’è stato un po’ di parlare a livello nazionale, ma spesso anche in occasione dei nostri incontri, delle fiere, almeno fino a poco tempo fa ci siamo trovati di fronte degli operatori e giornalisti specializzati nei viaggi a livello internazionale che non erano al corrente di questa cosa. Però nel momento in cui li si informa, chiaramente si aprono le porte».

– Io sono un po’ troppo ischiacentrico, ma credo che Procida guardi di più ai Campi Flegrei…

«Devo dire la verità, i procidani di per sé guardano ai Campi Flegrei con affetto molto più che magari per Ischia. Però questo è anche normale, perché fondamentalmente proprio che i Campi Flegrei dal punto di vista turistico non hanno mai avuto quella visibilità come l’hanno avuta Capri e Ischia».

– Forse è un po’ spinto il mio ragionamento. Lo vedo come una sorta di fuoco amico. Sono sempre nostri concorrenti…

«Siamo concorrenti in una concorrenza che oramai vive in un mondo globale e generale. Quindi oggi ci fanno concorrenza, domani potrebbero farci concorrenza i Campi Flegrei ma oggi ce la fa anche una destinazione a 10.000 km. Ripeto, se noi partendo da una consapevolezza del nostro prodotto Ischia ci aggiorniamo e non creiamo effettivamente la giusta offerta e ne parliamo, comunque la gara la possiamo perdere con Procida o anche con Castellammare».

IL RUOLO DELLA REGIONE

– Sul campo del ragionamento turistico sembra che la Regione Campania sia assente.

«Dobbiamo dire che Federalberghi con l’ufficio turistico regionale ha un ottimo rapporto, oramai consolidato da decenni, con il quale riusciamo effettivamente ad interagire. Dopo il TTG di Rimini abbiamo ospitato sei operatori per due giorni a Ischia e Procida. Certo quello che noi vorremmo è che proprio l’assessorato al turismo avesse un tesoretto ufficiale, cosa che per Corrado Matera non è stato speriamo che lo sarà prima o poi per Casucci, perché parlare di progetti che prendono tempo, impegno e poi vederli frenare perché non c’è il budget è un po’ un peccato. Quello che vedo però da un punto di vista nazionale, e specialmente diciamo nel Nord, dagli ultimi incontri che abbiamo fatto al Polifunzionale. è il costante aumento delle destination management organization, che sono appunto delle entità che operano attraverso un manager, attraverso il famoso tavolo di consultazione. Certo, poi ogni fase ha il suo momento di rivoluzione che si istituzionalizza e poi cessa, però noi praticamente siamo sempre lì a provare…».

– A breve avremo la stagione invernale. Quali sono le proiezioni di Federalberghi? Cosa ci si aspetta?

«Dovremmo cambiare la proposta. In questo momento è interessante perché davanti a noi abbiamo un inverno che da un lato molti vorrebbero vedere come una forma di destagionalizzazione, almeno fino a Natale e l’Epifania, e dall’altro lato però c’è questa esigenza di rinnovarsi anche in vista delle possibilità di finanziamento che lo Stato sta creando. Il progetto di destagionalizzazione è un processo del quale abbiamo parlato bene fino adesso e devo dire la verità, abbiamo anche il prossimo weekend si preannuncia come un ottimo weekend. Poi molti pensano che sia consigliabile per chi effettivamente vuole rinnovare, chiudere i battenti e fare veramente un lavoro importante, magari anche rischiando».

– Ho saputo di uscite eccellenti da Federalbeghi…

«Federalbeghi è sempre stata soggetta a entrate e uscite. Io mi ricordo che ai tempi del mio predecessore si parlò tanto di uscite clamorose perché comunque Ermando rappresenta una piccola entità. Dall’inizio noi abbiamo aumentato il numero, è chiaro che poi possano esserci dei momenti nei quali uno non si ritrova. Però se ti riferisci a determinate posizioni, a quei due o tre soggetti, posso dirti che non è ancora chiaro. Alla fine ci saranno dei chiarimenti e poi comunque ognuno ha la possibilità di creare un suo excursus sulla storia, una sua esperienza anche altrove.

Ne approfitto per mandare un saluto a Riccardo Sepe Visconti. Un’esperienza interessante anche quella. Non dobbiamo sottovalutare comunque un suo modo di agire e le cose che questo contesto gli ha permesso di fare».

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