Il turismo come export? Per Federalberghi Ischia e Procida l’idea non è affatto peregrina e nemmeno “bizzarra”, anzi. Con le dichiarazioni del presidente Luca D’Ambra l’associazione degli albergatori isolani si è schierata a favore dell’inserimento nella discussione della Legge di Bilancio di un ordine del giorno presentato dall’on. Caramanna che impegni il governo a considerare le imprese alberghiere come imprese esportatrici. Condividendo la linea espressa dal direttore generale Alessandro Nucara.
D’Ambra è intervenuto nel dibattito che si è aperto sulla proposta e che ha visto esprimere delle posizioni critiche. «Leggiamo con stupore su alcune testate che considerare gli hotel come imprese esportatrici sarebbe una “richiesta bizzarra” – ha dichiarato -. Di bizzarro c’è solo la miopia di chi ancora ritiene che l’internazionalizzazione dell’Italia passi esclusivamente dalla vendita di merci fisiche, ignorando il colossale apporto del settore dei servizi. Come ha giustamente sottolineato il direttore generale Nucara, è un errore concettuale ritenere che l’export riguardi solo “viti e bulloni”.
Quando un turista straniero sceglie Ischia o Procida, sta acquistando il nostro prodotto “Italia” direttamente alla fonte. Il risultato economico è identico alla spedizione di un container oltreconfine: è ingresso di valuta estera nel nostro Paese».
Il presidente di Federalberghi Ischia e Procida sostiene la proposta cifre alla mano: «Banca d’Italia ha certificato che nel 2024 questo meccanismo ha generato oltre 54 miliardi di euro. Definire “bizzarro” il riconoscimento formale di questa dinamica significa non conoscere i fondamentali della bilancia dei pagamenti».
Quindi sposta il discorso sulla realtà locale: «Per le nostre isole, che vivono di una fortissima componente di turismo internazionale, questa non è una battaglia ideologica ma di giustizia sostanziale. Le nostre imprese competono quotidianamente sui mercati globali per attrarre flussi economici in Italia. Riconoscere lo status di impresa esportatrice a chi supera la soglia del 10% di clientela straniera – soglia che nelle nostre strutture è spesso ampiamente superata – è semplicemente chiamare le cose con il loro nome.
Sosteniamo dunque con forza l’ordine del giorno in discussione alla Camera e la posizione di Federalberghi: il turismo è export a tutti gli effetti e merita gli stessi strumenti di supporto e dignità normativa dell’industria manifatturiera», ha concluso.






