L’originalità dei versi di Valerio Sgarra si aggiudicano il Premio Fabrizio De Andrè

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Elena Mazzella | Quello che più cerchiamo, tra tutti gli artisti che si iscrivono al contest, è l’originalità. Cerchiamo sempre qualcosa di nuovo – così Dori Ghezzi ha spiegato la mission del Premio De André, giunto alla XVIII edizione che si è svolto giovedì 16 gennaio, nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica.

E l’originalità e la musica espressa (dentro torbidi silenzi) dalla prosa di “Invenzioni”, la poesia di Valerio Sgarra che si è aggiudicata il premio De Andrè (scelta tra una rosa di dodici candidati), ha conquistato l’autorevole giuria presieduta da Dori Ghezzi e composta da: Luisa Melis (dir. Art. del Premio De Andrè), Massimo Bonelli (iCompany), Fausto Pellegrini (Rai News), Federico Durante (Billboard), Marco Gallorini (Woodworm), Marta Venturini (produttrice), Mattia Marzi (Rockol), Diletta Parlangeli (giornalista), Silvia Boschero (Radio2), Riccardo De Stefano (ExitWell), Paolo Talanca (Il Fatto Quotidiano), Enrico Schleifer (RadUni), Dario Salvatori (giornalista e presentatore), Vincent Messina (discografo e produttore), Michele Moramarco (saggista, scrittore e autore musicale), Vincenzo Costantino Cinaski (poeta), Roberto Sironi (musicista, pittore, scrittore e autore di teatro), Piero Cademartori (editore), Rossella Diaco (conduttrice RAI).

Un’edizione da record (patrocinata dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus, supportata da Siae e organizzata da iCompany) per l’enorme numero di iscrizioni alle tre categorie: musica, poesia e pittura.

Durante la cerimonia di consegna dei premi condotta da Carlo Massarini, sono stati premiati

Niccolò Fabi con la targa Faber e che ha suonato, solo al piano, il nuovo brano «Scotta» e gli Ex Otago premiati con la targa Quelli che cantano Fabrizio. Il gruppo ha poi cantato sul palco «Amore che vieni amore che vai» di Fabrizio De André. A vincere per la categoria musica, il premio Siae Fabrizio De André, la romana Lamine con il brano «Non è tardi», per la poesia Valerio Sgarra con «Invenzioni» e per la categoria pittura si aggiudica il premio Riccardo Brizzi.

Incontriamo Valerio Sgarra, ischitano d’adozione da ormai più di dieci anni, all’indomani della manifestazione e, visibilmente contento ed entusiasta del riconoscimento, ci parla un po’ di sé e della sua particolarissima vena artistica, ma soprattutto della sua visione della poesia.

Ad oggi vanta all’attivo ben due pubblicazioni: nel 2013 pubblica il suo primo romanzo “Serenate a mano armata” al quale fa seguito, dopo due anni, la raccolta di poesie “Germogli di Noia” editi entrambi da A.R.T.I..

Qui sull’isola resta sempre, per tutti noi, lo chansonnier appassionato che con la sua voce delicata accompagnata da note espresse da un piano, da una chitarra o da una fisarmonica, crea sinfonie appassionate che arrivano a toccare le corde delle emozioni di chiunque abbia la piacevole occasione di ascoltarlo.

Valerio, se tu dovessi definire Sgarra, lo definiresti poeta o musicista?

“Ho sempre detestato essere definito musicista, l’ho sempre trovato offensivo nei confronti di alcuni veri musicisti ed estremamente limitante nei miei. Quindi fai tu”.

Cos’è per te la poesia?

“Occupandomi prevalentemente di canzoni, non sono mai riuscito a capire bene cosa intendesse il mondo per poesia. La storia ci insegna che la poesia ha le sue regole (metriche, rima…) ma quella recente ci insegna che anche una triglia fritta può esserlo, basta solo indovinare l’orario e il canale giusto. La mia poesia è un atto dovuto al confuso modo contemporaneo di usare il pensiero e la parola mischiando pericolosamente i generi, amalgamando quasi fastidiosamente il verso alla prosa e al calembour”.

Valerio Sgarra è autore di un romanzo e una raccolta di poesie. Hai sempre avuto questa passione per la scrittura?

“Si, io ho sempre scritto, prima ancora di iniziare a suonare. Ho esordito pubblicamente nel 2013 con il romanzo “Serenate a mano armata” seguito da una raccolta di poesie nel 2015 “Germogli di Noia”. Ma il mio territorio preferito resta la forma canzone, che nel mio caso nasce sempre da una frase, da una visione che ha la forma delle parole prima che della musica”.

Ed oggi, nel 2020, arriva questo importante riconoscimento a livello nazionale, il Premio Fabrizio De Andrè. Parlaci di questa esperienza.

“Non ho mai avuto un buon rapporto con i premi, intesi come gara, competizione. Anche quando con la mia orchestrina (negli anni zero) proponevamo spettacoli di canzoni e monologhi originali, raramente vi partecipavo. Il premio De Andrè è stato un caso, mi ha iscritto un amico che insisteva sul fatto che dovessi partecipare alla sezione musica e io sentendomi troppo agèe per fare in cantautore emergente, ho virato sulla poesia. Vincere è stata una sensazione curiosa, oltre che estremamente gratificante. Recitare una poesia su un palco importante e non cantare, mi ha fatto sorridere”.

Da quanti anni ha scelto Ischia come casa? E’ per te fonte di ispirazione?

“Abito ad Ischia da dieci anni, ma la frequento da venti. La quiete di S.Alessandro (il posto in cui abito) sicuramente favorisce la creazione, ma anche la terribile umidità del porto che mi fa passare più tempo in casa (rido)”.

Valerio, parlaci del tuo rapporto con De Andrè, al quale tra l’altro hai dedicato intere serate alla sua musica

“Per me De Andrè è qualcosa che non riesco bene a definire. E’ come un sacerdote, che non ha la presunzione di dare risposte definitive ma che insegna a porti le giuste domande. Le sue canzoni fanno sempre parte delle mie serate e molte di loro mi vestono a pennello forse per il modo, che anche io ho, con il dovuto rispetto, di porgere la parola con solennità all’interno del canto. Ho uno spettacolo che vorrei girasse ancora dal titolo “De Andrè-padri e fratelli” che racconta tutto il suo grande lavoro anche come traduttore di Cohen, Dylan e Brassens e la capacità indiscutibile di organizzare e impreziosire il lavoro altrui (Edgar Lee Masters e Alvaro Mutis su tutti).

Veniamo ad “Invenzioni”, la poesia vincitrice. Come è nata e perché hai scelto di presentare questa e soprattutto, hai intenzione di musicarla?

“Invenzioni, la poesia vincitrice, nacque alla terza birra, durante un sigaro toscano all’Alchemie in una di quelle sere che ti sembrano inutili e invece…

Per partecipare al premio bisognava mandarne due, l’altra era la mia favorita. Ho saputo che non ha avuto neanche un voto dalla giuria. No, non la musicherò, sarebbe una forzatura”.

Valerio, parlaci del periodo artistico che Sgarra sta attraversando in questo momento

“Il 2020 mi sembra un anno col numero giusto per far uscire il mio primo disco di canzoni che diventerebbe l’esordio più tardivo della storia della musica contemporanea. Sto iniziando questo lavoro proprio in questi giorni. Ho tanto materiale visti gli anni, ed è dura da scegliere. Per la prossima stagione ad Ischia ci stiamo concentrando su una proposta più autoriale, sia di inediti che di entertainment di un certo livello, con la collaborazione di Giuseppe Iacono”.

Come vedi la situazione musicale sull’isola?

“Quello che più mi salta agli occhi è che mancano spazi.

I club e i ristoranti che propongono live non sono pensati per farlo.

Non esistono luoghi dove ci sia un ascolto degno e creati per un ascolto da parte del pubblico e credo che questo faccia male soprattutto a tutti quelli che avrebbero delle cose da dire ma che a queste condizioni si intimidiscono e si chiudono nelle loro stanze a fare video da divulgare in rete.

Ben venga l’intrattenimento fine a se stesso, io ci sono dentro figurati, ma c’è bisogno anche di altro. Approfitto per proporre una mia candidatura a direttore artistico per un house concert. Tirate fuori le ville”.

Che titolo “poeticamente sgarrato” daresti a questa intervista?

“L’intervista la chiamerei “Prima di fare le faccende domestiche”.

Noi, invece vi lasciamo ad “Invenzioni”:

Eccomi qui

Bancone di un bar che chiude

I fari delle macchine che vanno in nessun posto

Eccomi qui

Composto

Dentro quei torbidi silenzi fatti per fumare

Dove la solitudine è la migliore delle invenzioni

Che abbia mai fatto un sigaro

E dove l’amore ti sorprende

Come la migliore invenzione della solitudine

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