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Lo sfogo social della mamma di Alfredo: «Chi ha saccheggiato la tomba di mio figlio mi fa schifo!»

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I furti nei cimiteri purtroppo non sono una novità anche sulla nostra isola, sebbene si tratti di eventi particolarmente odiosi. Saccheggiare le tombe dei defunti da fiori o altri arredi (vasi, lumini, ricordi, ecc.) apposti dai loro cari è un gesto che dovrebbe far arrossire dalla vergogna chi lo commette. Eppure, grazie alla impossibilità di controlli capillari, questi comportamenti si continuano a registrare quasi quotidianamente.
Gesti sempre odiosi, ma quando si va a colpire la tomba che ospita le spoglie di un giovane tragicamente scomparso, la cui vicenda sconvolse l’intera isola e la cui famiglia vive ancora nel comprensibile dolore per la sua perdita, i furti (perché sono due a breve distanza!) sono ancor più da additare alla pubblica vergogna.

Eppure è quello che è accaduto nel cimitero di Barano. Ecco lo sfogo social di Francesca Di Meglio, madre del povero Alfredo Francescon, che ha avuto l’amara sorpresa di scoprire che per ben due volte qualcuno aveva saccheggiato la cappella: «Lunedì mattina di una settimana fa mi sono recata a Piedimonte al cimitero dove riposano le spoglie di mio figlio Alfredo Francescon e con grossa amarezza ho constatato che avevano rubato nella cappella mortuaria il joystick che generosamente aveva donato Michele Buono, figlio di Rita e Antonio… in quanto era quello che usava abitualmente Alfredo quando giocavano a Play Station. Era stato lì 8 anni e più. Sono tornata giovedì per portarvi dei meravigliosi gigli rosa a me donati dal generoso Luigi Scotti… era stata rubata anche la pianta che avevo comperato il 14 agosto, San Alfredo: penso a questo punto sia una madre… e mi fa letteralmente schifoooo».

Uno sfogo più che comprensibile, come la rabbia e l’amarezza, alla luce della gravità del gesto. Perché arrecare ulteriore dolore e amarezza a una famiglia che è stata così duramente colpita dal destino? Chi si reca al cimitero dovrebbe condividere gli stessi sentimenti di dolore per la perdita dei propri cari, invece di dare prova di inciviltà e insensibilità. Ma purtroppo, come detto, siamo costretti a registrare anche questi casi, nella “civile” isola d’Ischia…

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