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Liceo bellezza! Le parole degli studenti del Buchner che riscattano una generazione. Alle oscenità si risponde con rispetto e amore

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Gaetano Di Meglio | Io non credo alle coincidenze. Non credo alla fortuna e non credo neanche al caso ma mi piace pensare alla maniera di Paolo “tutto coopera al bene”.
E così è stato al Liceo Buchner, ieri mattina. Alle 11.00, con la moderazione di Pasquale Raicaldo si è tenuto l’evento “Sotto Attacco”. Un momento di riflessione sulla ricorrenza della strage di Capaci, di Via D’Amelio e della guerra in Ucraina con “Libera”, con l’ANPI, con la CGIL e con il professore Leandro Limoccia dell’università di Napoli “Federico II”.
Un momento di riflessione intervallato da un intermezzo musicale dei ragazzi del Telese e da Miriam, sensibile artista ischitana che ha realizzato una tela ispirata al giornalista Giancarlo Siani.

Con Elena Mazzella, più avanti nel giornale, vi raccontiamo la mattinata di “Sotto Attacco”, in questa occasione, invece, crediamo sia opportuno focalizzarci su quelli che sono stati gli eventi che vedono protagonisti il Liceo, i suoi ragazzi e il pensiero di molti di loro.
Ragazzi che avevano ben in testa quello che era successo, che non sono stati contagiati dalla “Sindrome da Star” e che hanno saputo cementificare sotto parole d’amore e rispetto quelle oscene.
Un momento verità che ha vissuto, forse, una forzatura che si sarebbe potuta evitare ma che, poi, alla fine è andata in scena così come è andata.

Prima dell’inizio di “Sotto Attacco”, senza far finta di nulla, la Preside Barbieri ha preso la parola e ha stigmatizzato quello che era accaduto poi il microfono è passato a Francesca Lauro della 3a Liceo Classico e a Niki Bondavalli Leonessa della Va.
“Davanti ai fatti incresciosi di sabato – inizia Francesco Lauro – non ci sono parole che possano descrivere la mortificazione e la vergogna che tutti noi abbiamo provato. Il silenzio è sì una reazione naturale davanti ad episodi che non accettano alcuna giustificazione, ma nel nostro piccolo sentiamo comunque il bisogno di dire qualcosa. Siamo studenti di un liceo classico e valori quali rispetto e democrazia ci vengono ribaditi ogni giorno, in quanto eredità di quei coloni greci che toccarono le sponde del nostro piccolo scoglio. Anche noi crediamo che la giustizia sia qualcosa per cui lottare e il volto che adesso copre la nostra scuola sarà ora, e per sempre, un monito a non lasciar passare alcuna forma di discriminazione e ad essere uniti contro i pensieri osceni che ancora sono diffusi fra troppe persone, persino fra coloro da cui meno ce lo aspetteremmo.

È incredibile come certe menti depensanti possano trasformare un’opera d’arte in oggetto di discriminazione e mettere in imbarazzo non solo la nostra comunità scolastica, ma l’intera generazione di giovani isolani. Per noi arte è sinonimo di inclusività, libertà e novità. Dal passato si può sempre imparare ma un ritorno ad esso non è contemplato. Solo poche parole, ma vengono dal cuore, a dimostrazione del fatto che noi non ci sentiamo legati ad alcune esternazioni e vorremmo che queste parole venissero prese anche come un appello affinché a legarci non sia, invece, l’omertà”. Le fa eco il messaggio della VA: “La mattina del 20 maggio, arrivati a scuola, ci siamo trovati davanti ad una sorpresa: abbiamo visto la pallida facciata del nostro istituto ricoprirsi di un inno alla pace e alla libertà, di un’opera d’arte che ci ha reso fieri studenti del Liceo Buchner e orgogliosi cittadini della nostra isola. Al centro del testo ci sono le parole, che da un lato sono “parole a fare male”, ma dall’altro sono anche “parole per cercare di fermare la mattanza”, come quelle che vogliamo pronunciare stamattina. Infatti, le parole comparse sui social negli scorsi giorni, proprio perché non ci appartengono, ci hanno profondamente ferito. Noi non siamo razzisti. Noi non siamo fascisti. Noi non siamo vandali.

Noi, noi tutti, amiamo l’arte in tutte le sue forme. Noi sosteniamo l’uguaglianza, crediamo nel potere del rispetto e nell’importanza dell’amore. Un amore per la libertà e per il prossimo, che coltiviamo ogni giorno tra le mura del nostro Liceo e non solo. In ogni singola classe del nostro istituto si studia la storia e noi studenti sappiamo che serve proprio a non macchiare il presente con gli errori del passato. E da chi quegli errori oggi non li condanna ci distacchiamo nettamente. Noi siamo la generazione del cambiamento: immaginiamo un futuro migliore e vi dimostreremo che siamo in grado di realizzarlo.” Il tutto letto con fierezza e fermezza sotto gli occhi del responsabile. Dopo questi due interventi, infatti, la parola è stata concessa al protagonista della vicenda che si è preso la responsabilità delle parole usate, che ha provato a giustificare le sue azioni (era un messaggio rivolto a poche persone su un profilo Instagram privato) ma senza troppa efficacia.

Scuse che non sono state accettate dall’artista che, dopo aver chiamato avanti le due ragazze, ha stigmatizzato il gesto con severità e con un taglio, forse, troppo politicizzato. Non è difficile comprendere da quale contesto nasca l’esigenza comunicativa di Jorit e non è neanche difficile comprende quale sia il vero messaggio del murales realizzato al Liceo. Basta leggere le parole che ne hanno fatto da sfondo e che non lasciano nessuna latra interpretazione. Si, ci piace farci la sega mentale su Santa Restituta e, magari, lo stesso Jorit ha preso la palla al balzo, la verità è scritta sui muri e coperta dallo spray di numerose bombolette 94. E l’abbiamo letta tutti. Rileggendo le parole dei ragazzi del Classico viene fuori un senso di bellezza e di libertà, di partecipazione e di vittoria che si aspettava da troppo tempo. Una rivincita, assoluta, contro una deriva di idiozia e protagonismo (sostenuto da adulti poco attenti e, evidentemente, in mala fede) che fa giustizia a tutte le studentesse e a tutti gli studenti del Liceo.

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