“Lettera” aperta a Rapullino. Presidente, è il momento di giocare a carte scoperte

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[intro]Il numero uno gialloblu può inaugurare un nuovo ciclo, ma deve dimostrare che è lui a comandare[/intro]

L’Ischia Isolaverde si presenta sempre più come una matassa inestricabile, tra interessi palesi ma non ufficializzati e decisioni impopolari (vedi allenamenti ai Camaldoli). I colori gialloblu non trovano pace, ahinoi, e basta pensare a quella lunga linea rossa che parte dal celebre “panino” di carliniana memoria e arriva fino alle dimissioni di Luigi Rapullino, giunte nel bel mezzo delle trattative con i tifosi per il ritorno degli allenamenti sullo scoglio. Ed è proprio al numero uno gialloblu che ci rivolgiamo, affidandoci alla sua intelligenza, lui che è un imprenditore di successo e che sa quanto sia complicato e al tempo stesso affascinante agire in un contesto complesso come quello di un’isola. A Rapullino diciamo che è arrivato il tempo di giocare a carte scoperte, di abbandonare strategie, vere o presunte, e di palesare quelli che sono gli interessi dei partner che lo affiancano in questa sua prima avventura nel calcio professionistico. L’imprenditore siderurgico deve spiegare una volta per tutte se è lui a comandare, forte della fideiussione messa sul tavolo in quel caotico e afoso giorno di metà luglio; oppure se a comandare sono altri, anche perché non è stato ancora effettuato il tanto atteso passaggio delle quote. Per la serie, almeno sulla carta, è ancora l’Ischia dell’anno scorso… e ne siamo straconvinti perché l’efficientissimo ufficio stampa non ha comunicato cambiamenti in tal senso.

È dunque arrivato il momento di abbandonare il walzer delle settimane scorse, è arrivata l’ora di mettersi alle spalle i dietrofront di questa prima parte di gestione, tra accordi con i camaldolesi che prima ci sono, poi non ci sono più e successivamente ci sono per metà. È arrivato il momento di parlare chiaro con una piazza che avrà i suoi difetti, che magari delle volte è troppo calda (di certo siamo degli agnellini al cospetto di altre piazze), ma che allo stesso tempo in queste ore sta dimostrando di avere tutta l’intenzione e per certi versi i mezzi di riportare la squadra lì dove deve stare, perché sono una storia quasi centenaria e “l’insularità” ad imporlo. È l’ora, presidente Rapullino, di fare chiarezza assoluta non solo su dinamiche societarie e rapporti con personaggi che gravitano da anni intorno al mondo gialloblu, ma anche sulle cifre nude e crude. Perché è chiaro che già così, pernottando in terraferma e tornando a Ischia una volta ogni due settimane, ci saranno dei costi da affrontare, nemmeno bassissimi. E a questo punto la domanda sorge spontanea: possibile che le cifre e le risorse messe a disposizione dai tifosi non compensino il gap che c’è tra le spese della logistica in terra napoletana e quella sull’isola? Possibile che per, tiriamo ad indovinare, trenta/quaranta mila Euro non si preferisca vivere un campionato sereno, con un buon numero di abbonamenti e senza ricorrere alle gradinate gratis per sperare di portare un migliaio di persone al Mazzella? Anche per questo è necessario mettere in chiaro – e definitivamente – gli accordi o altre possibili resistenze, perché è chiaro che con questa politica dei prezzi stracciati, che porta ad incassi miseri e che magari durerà solo un paio di giornate, e con i possibili abbonamenti mancanti si butta alle ortiche un bel bottino utile per gestire la squadra e sostenerla economicamente. È, a conti fatti, un’occasione da non perdere, per tutti, anche perché la squadra allestita è di assoluto livello. Se poi il problema è la mancata disponibilità del Rispoli, beh, per quanto una soluzione si possa sempre trovare, a Ischia ci sono altri cinque strutture, di cui due di società affiliate. Vuoi vedere che non si trova un accordo?

Per Rapullino – che, siamo certi, rimarrà a comando – è arrivato il momento di prendere decisioni POPOLARI per il bene dell’Ischia, cercare un compromesso con i suoi compagni di viaggio. Perché c’è tutto da guadagnare e mai come questa volta tifosi e piccola imprenditoria locale sembrano pronti a fare la propria parte. E magari, per questo, è arrivato il momento di responsabilizzarli, di renderli partecipi – come per certi versi ha ammesso lo stesso Rapullino – facendoli entrare in società, evitando il tanto antipatico “fondo perduto” e trovando la formula giusta (sottoscrizione popolare?) per dare il giusto premio ad una piazza che ha una voglia matta di vivere la propria squadra sette giorni su sette. Ora, però, è arrivata l’ora di mettere tutto in chiaro, perché l’impressione degli ultimi giorni, tra versioni rigettate, accuse e controaccuse, è che ci sia qualcosa che ostacoli questo ritorno sull’isola della squadra. Anche perché il prospettato ritorno della Berretti, su cui ci avevamo messo una pietra sopra giocando essa ai Camaldoli, non può che farci sorgere qualche sospetto. Rapullino deve dimostrare che siamo i soliti malpensanti, e saremmo pronti a fare ammenda. Lo deve per la sua Ischia, per dimostrare che lui è non solo il presidente ma soprattutto la guida dei gialloblu. Senza se e senza ma.

1 commento

  1. 1. Ma con il loro stipendio i giocatori non si possono pagare l’affitto della casa?
    2. Qual’è il problema se la squadra non si allena sull’isola? Ma il pomeriggio non avete nulla da fare?

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