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Legnini e la sua minestrina riscaldata. Quando conta solo la forma…

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IL COMMENTO di Gaetano Di Meglio | Diciamo la verità: la nomina di Giovanni Legnini ha portato poche novità al nostro terremoto. Forse l’unica novità è il peso specifico dello stesso Legnini. E’ questa la vera novità, il resto è un film già visto.
L’ufficio della Ricostruzione a Ischia presso il Palazzo Reale non è una novità. Il Sismabonus già era in vigore e il resto delle cose annunciate dal nuovo Commissario non sembrano più di tanto pesare.
Pesa, invece, l’atteggiamento diverso della persona. La spavalderia di chiamare l’Agenzia delle Entrate e quella di aver chiesto a 3 onorevoli di scrivere un emendamento.

Da tempo ci diciamo che abbiamo bisogno di interlocuzione di avere una voce in capitolo nei tavoli che contano. E, da tempo, abbiamo visto che quelli che parlavano, parlavano male e parlavano a vuoto.
Con tutto il rispetto e il ringraziamento che abbiamo per Carlo Schilardi (un vero santo per il nostro Terremoto) nel suo mandato di commissario è mancato la voce in capitolo. Colpa del suo sponsor? Quel Conte che si è dimostrato uno dei veri danni della nostra azione dal 2018 ad oggi? Possibile! E ora?
Ancora una volta il pallino è finito, purtroppo, nelle mani dei sindaci e del territorio. Un territorio che riesce a fare anticamera dal commissario con le fotocopie del “cazzo proprio” (dopo gli incontri al Calise inutili con l’ex consigliere comunale) da fargli vedere.

Vedremo nei prossimi mesi se tutti questi poteri valgono per il paese o, invece, tutto l’effetto di questi “poteri” si esaurisce con il rinnovo del contratto di lavoro della first lady al comune di Forio firmato 24 ore prima dell’arrivo del commissario?
Staremo a vedere con poche speranze di vedere un cielo terso e bello da ammirare. Resteremo con le macerie negli occhi e con le edere che diventano bellissime. Peccato che non sono una scelta voluta, ma una scelta imposta. Imposta da qualche bastardo che ha giocato con le matite colorate e che ha salvato solo i lecchini.
Chissà, se le imprese chiuse nella zona rossa non erano cinque, ma 10, forse, il 24 febbraio avremmo fatto anche noi la nostra guerra. Invece hanno fatto i “pastori” in un triste presepe nella sala del Capricho prima e del comune di Lacco Ameno dopo. Nel frattempo il “tutto pronto” per la passerella, la cravatta in ordine e la “modalità acchiappo” che è andata in scena tra Casamicciola e Lacco Ameno ha dato il senso che a qualcuno importa più la forma che la sostanza…

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