Le tre tombe di Francesco | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 28 giugno 2020

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Giorno sì giorno no, più o meno regolarmente, una dolce signora con gli occhiali, non più giovanissima ma sufficientemente forte da affrontare il suo doloroso impegno, si reca in Via Baldassarre Cossa, nei pressi del civico 21, davanti a uno dei tanti oleandri lungo il ciglio della strada. Una pianta tipica della zona, che adorna buona parte della SS.270 e la cui crescita si è inspiegabilmente fermata, pur trovandosi nel momento più rigoglioso della sua esistenza.

Proprio come Francesco.

Quella dolce signora, probabilmente sua nonna, non paga della tomba al cimitero di Lacco Ameno, si prende cura di quella sorta di altarino fatto di foto, t-shirt, messaggi, fiori freschi da innaffiare e lumini funzionanti h24 che pur necessitano di batterie da sostituire. Un piccolo tempio self made a mo’ di seconda tomba che tanti amici o semplici memori di quel tragico incidente, passandoci davanti, impattano con ricordi, pensieri e, magari, un fugace segno della croce.

Un adulto che sopravvive ad un giovane è già di per sé un fenomeno innaturale. Un genitore a un figlio, o un nonno a un nipote, sfocia inevitabilmente nell’inspiegabile ed insopportabile dolore, unito a quei classici quesiti che li accompagneranno per sempre: perché proprio lui? Perché prima lui? Perché così? E ogni giorno in più che le cause di quella tragedia restano impunite non fa altro che rigirare il coltello dentro una piaga che, col tempo, potrà pure cicatrizzarsi, ma di cui nessuna chirurgia plastica potrà mai rimuovere il segno.

Gli occhi e la dolcezza di quella signora, osservata per caso ieri mattina resistendo alla forte tentazione di tornare indietro e fotografarla per non violare quel meraviglioso, ennesimo momento di splendida intimità, resteranno incancellabili nel cloud della mia mente. Proprio come quella insopportabile quanto preziosa terza tomba nel cuore dei nonni, dei genitori e di chiunque ha avuto la gioia, seppure per soli sedici anni, di amare Francesco più della propria vita.

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