lunedì, Marzo 8, 2021

Lagnese, un falso addio. Nessuna defocolarizzazione. Bilancio amaro del periodo lagnesico

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Il comune preme sulla Curia per restituire al culto il sacro luogo. L’occasione è data dalle imminenti festività pasquali. Castagna tuona:“Non posso esimermi dall’informarVi che nulla osta all’utilizzo dell’immobile, pertanto a partire dal 15 marzo 2021 sarà cura del comune assicurare l’apertura della Basilica tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 esclusi il sabato e la domenica, salvo ulteriori disposizioni“

Luciano Castaldi | Ma non vedo più nessuno che s’incazza, fra tutti gli assuefatti della nuova razza”. Sono i versi di una bella canzone di Giorgio Gaber, che al tema del conformismo e del buonismo ha dedicato molti suoi capolavori. Scomparso qualche anno fa, Gaber resta un faro in questi nostri giorni dominati dall’appiattimento, dalla rassegnazione, dall’incapacità di indignarsi persino dinanzi alle assurdità che, appena un decennio fa, sarebbero state inimmaginabili. La casa brucia, scrive il filosofo Giorgio Agamben e io penso alla chiesa.
Alla cortigianeria becera che la anima, la sostiene, la alimenta. Parlo di chiesa, in senso umano, ovviamente… altro è la Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Io sempre m’inchino e volentieri bacio la mano del sacerdote, ma sono incapace di adulazione, specie nei confronti del potente di turno (fosse anche il papa). Eccomi dunque con una nuova puntata di “Beautiful” … ovvero con le stranezze del cattolicesimo isolano: sempre più allegro, annacquato, zuccheroso, mieloso, tenero, protestantico, luterano.

“È il potere dei più buoni”, sempre per dirla con Gaber e invito ad ascoltarvi anche questo magnifico pezzo: uno spaccato davvero realistico della nostra umanità. Insomma, se i buoni stanno tutti di là, la parte del “cattivo”, spetta pure a qualcuno. Ed allora…. Purtroppo no, almeno per il momento, non ci sarà alcuna “defocolarizzazione” dell’isola.
Il prossimo 20 gennaio, festa dei vigili urbani e di altre innominabili categorie, il Vescovo di Ischia Pietro Lagnese, farà il suo ingresso ufficiale nella Diocesi di Caserta, ma resterà saldamente al comando di quella ischitana. Per ora, salvo sorprese, la situazione è destinata a restare invariata.

Diciamo così, “sospesa”, in attesa che la “Giunta” sudamericana al potere in Vaticano decida le sorti della nostra piccola e antica porzione di chiesa locale: nuovo vescovo o, come si paventa da più parti, accorpamento con altra sede vicina? In entrambe le ipotesi, il futuro della chiesa ischitana continuerà ad essere avvolto nelle nubi più fosche.
Giunge il cortese invito a stilare un primo bilancio provvisorio del periodo lagnesiano a Ischia. Bilancio, certamente condizionato dalla pandemia in atto nella Chiesa universale e che ha raggiunto, proprio durante l’attuale Pontificato, il suo “picco” massimo. No, non mi riferisco a nessun covid. Il virus di cui parlo non è cinese, ma tedesco e si chiama “modernismo”.
Dunque, il problema non sono i “focolarini” o, peggio ancora, quelli del “rinnovamento” che, fatta salva la loro buona fede, sono gli unici a non capire che la loro religiosità e spiritualità neo gnostica o new age che dir si voglia, ha poco a che spartire con la Chiesa di sempre. Di che si parla? In sintesi: l’antropocentrismo in luogo del teocentrismo. La sociologia e i convegni (su tutto lo scibile umano: dall’ambientalismo alla politologia, dalla sessuologia alla promozione turistica e alla psicologia), invece della teologia. Il mondo che oscura il Cielo, l’orizzontale senza il verticale, la profanità che scaccia la sacralità. L’uomo al posto di Dio. Con i sacerdoti (prego andare sul vocabolario per rispolverare il significato dell’etimo), trasformati tuttologi. Sia chiaro: ottimo, se ben condotto, l’impegno clericale nel campo della politica e della cultura e in ogni altra attività umana. “Ottimo, ma non indispensabile”.

Il sacerdote è ben altro. Non è un semplice animatore sociale che, quando non se lo dimentica, guida la preghiera dell’assemblea (Ahi Pietimonten!). Egli è, innanzi tutto e soprattutto, l’uomo che può assicurare il perdono di Cristo di cui è tramite e può trasformare, nella fede, il vino e il pane, nientemeno che, nel Corpo e Sangue del Redentore. E per fare ciò non importa quante battute spiritose riesca a fare. Non importa se egli sappia ballare in discoteca, nuotare con stile libero nel mare dei Maronti, trascinare i giovani nelle gite in montagna, organizzare tavole rotonde sulle scie chimiche o la parità di genere. Se ciò è vero: difendo e difenderò sempre la vocazione dei due fratelli Mancuso!
Plasticamente possiamo vedere il frutto di questa sostituzione antropocentrica nelle tavolate organizzate ultimamente in chiesa (luogo sacro, cioè separato e distinto da ciò che è per definizione profano), ma anche in tanti altri show e spettacoli sparsi in giro con tanta apparente allegria. Prendiamo il tema della “carità”. La chiesa è SEMPRE stata attenta ai poveri, ne sono prova le tante opere di carità presenti sull’isola e non da oggi: i due conventi francescani, l’Opera Pia Giuseppina, la Casa di riposo, l’Ospedale di SM di Loreto, l’orfanotrofio a Casamicciola, il centro di accoglienza Giovanni Paolo II, eccetera. Un tempo, però, non esistevano internet e la televisione e soprattutto non c’era bisogno di organizzare conferenze stampa. Il bene non cercava applausi, consensi, approvazioni. Soprattutto non aveva bisogno di rinunciare allo slancio trascendente, allo sguardo verso l’alto, a Gesù Cristo.

Vale a dire a ciò di cui si ha più bisogno oggi. E, infatti, la sintesi cattolica, quella legge mirabile dell’et-et, dell’unione degli opposti che regge l’intero edificio della fede, è stata, anche qui a Ischia, la terra di San Giovan Giuseppe della Croce, troppo spesso abbandonata per una UNILATERALITA’ INAMMISSIBILE. Troviamo conferma di questa severa disanima nella trascuratezza, nella sciatteria, nei veri e propri abusi e travisamenti che ha dovuto subire la sacra Liturgia anche in presenza di Monsignor Vescovo, il quale sembra aver addirittura incoraggiato detta desacralizzazione, appellandosi a concetti, peraltro astrattamente condivisibili, quali “essenzialità” e “sobrietà”. Ma non era San Francesco, quello vero, che diceva che “la povertà della Chiesa deve finire ai piedi dell’altare”? Sicuri di non aver fatto il contrario? Erano necessari, per esempio, i lavori milionari al Palazzo Vescovile? Ah, maledetta papolatria!!!

Ecco, potrei chiudere qui ogni discorso. Ma sarebbe certamente molto riduttivo. Che dire, per esempio, della burocratizzazione dei sacramenti, ad iniziare da quello della Cresima? Che fine hanno fatto i saggi insegnamenti di un Sant’Ambrogio che sosteneva addirittura la necessità di somministrare prima i sacramenti e solo dopo avviare l’opera di catechizzazione? Esagerato, scandaloso, vero? Ma Sant’Ambrogio era uno che nell’efficacia dei sacramenti credeva veramente… Oggi un giovane che vuole accostarsi al sacramento della Confermazione viene sottoposto ad un percorso a ostacoli, fatto di noiose adunate nei cinema, ove si discetta del e sul vuoto assoluto.
E a proposito di “burocratizzazione”, un tempo, quella carità silenziosa e lontana dai riflettori avveniva per opera dei parroci che, non avevano alcun bisogno di certificati isee o di mettere la gente in fila: era il parroco, spesso, a prendere iniziativa, ad andare incontro alle necessità dei più bisognosi, ben consapevole che i veri poveri non fanno rumore e non esibiscono la loro condizione. Chiudo questo amaro e sofferto sfogo, azzardando altri indisponenti quesiti, ben cosciente di quel che frulla nella testa di chi è riuscito ad arrivare a questo punto del mio intervento: ma sto Castaldi chi si crede di essere? Ma dove vive? A quale epoca del passato è rimasto fermo?
Eppure, anche qui a Ischia, è palpabile la crisi di senso che percorre il mondo. Una crisi di senso che solo il ritorno al sacro può ribaltare. E invece???
Comunque la si pensi un fatto è certo: se da una famiglia va via uno dei suoi componenti e una buona parte di chi resta, non solo non si dispiace, ma addirittura festeggia… penso che queste domande occorra farsele in tanti. Qui – ribadiamolo per l’ennesima volta – non è una questione di progressisti e conservatori, destra sinistra, essendo l’unica divisione che contra tra cattolici e modernisti, qui è una questione di stare in pace con la propria coscienza.

Anche Mons. Filippo Strofaldi, di venerata memoria, aveva una sensibilità, diciamo così, progressista, eppure riusciva a tenere unita la ciurma. Invece, quelli del “Duc in altum” hanno dato i remi solo ad un lato della barca col risultato che non si va da nessuna parte. Lo so, sono cattivo, anzi cattivissimo, ma come mai, in tanti anni non solo si non si è creata alcuna unità, ma anzi si è acuita la discordia, la divisione, il pettegolezzo, il clima di vero e proprio terrore tra fratelli e confratelli? E questo proprio per mano di chi avrebbe dovuto lavorare super partes, evitando discriminazioni tra figli e figliastri? E la tanto sbandierata “sobrietà”, riservata, guarda caso, alle cose essenziali che contano veramente, mentre è dilagato lo sciupio per dar vita a progetti inutili, convegni fumosi, chiacchiere, strumenti di propaganda pensati unicamente per esaltare la propria persona?
Soprattutto, ciò che lascia interdetti è la distanza, la freddezza, il distacco. Ricordo, da giovane studente universitario, un incontro indimenticabile in tram a Napoli con il grande Vescovo Antonio Pagano: non lo avevo riconosciuto, pur avendo notato l’abito talare. Si avvicinò e mi diede la benedizione… Nessun autista per andare dal Palazzo Vescovile alla Cattedrale. Sì, sono sempre più cattivo, sempre più lontano da certi ombelichi che pisciano acquasanta e che si scandalizzano perché una sottospecie di aspirante cattolico (ovvero il sottoscritto) osa dire verità che non si devono dire…
Molti, in questi anni, hanno potuto sperimentare UNA DUREZZA DI CUORE terribile. Un clima da DDR. E proprio come nel peggiore regime comunista, solo gli allineati hanno goduto di ascolto, favore, calore. Mentre, per gli altri, sono arrivare le purghe, l’isolamento, l’allontanamento, l’esilio, le bocciature, i processi sommari, le condanne spietate e inappellabili. Si pensi alla vicenda assurda dei due fratelli Mancuso. Altro che profumo di pecora! Altro che sorrisi! Altro che ammmorre e unità!
Ripeto, non si tratta di diversità di vedute, di variegate visioni culturali, sensibilità sociali, o concezioni ecclesiali.
Abbiamo avuto, negli ultimi decenni, altre guide con medesime caratteristiche “progressiste”. Ma mai così.

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