Lacco sa di tappo

scappano. Invece di festeggiare la “vittoria” i tappiani scappano a Casamicciola. Coperti di vergogna e indicati come colpevoli

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wine cork isolated on white background

Gaetano Di Meglio | Quante volte è capitato di stappare una bottiglia e sentire un odore sgradevole, simile a quello della carta bagnata? È il vino che sa di tappo. Ma cosa significa? A cosa è dovuto questo difetto? E soprattutto come dobbiamo comportarci quando questo si verifica? Berlo non è la soluzione. Il fastidioso sentore “di tappo” è dovuto a un fungo, l’Armillaria Mellea, della stessa famiglia dei chiodini tanto diffusi in cucina. Una volta identificato il difetto, non rimane molto da fare. Se siamo al ristorante o in un’enoteca, chiediamo che la bottiglia “cattiva” venga sostituita.»

E’ questa la sintesi, migliore, per descrivere la manovra che ha portato alla sfiducia di Giacomo Pascale. Una manovra politica infame, senza giustificazione e senza nessuno che ne rivendichi la paternità. Una manovra che mette vergogna prima a chi l’ha fatta e poi ha chi l’ha subita.

Di solito chi sfiducia un sindaco, chi mette ko l’avversario festeggia sulla vittima. Nel caso di Lacco Ameno, si nascondono. Lasciano la piazza alla vittima. Si mettono vergogna della loro propria azione e scappano.
L’aspetto più ridicolo è proprio questo: non c’è nessuno che festeggia per aver mandato a casa il sindaco. Non c’è nessuno che rivendica il proprio ruolo, che si intesti la manovra politica.

Che ne spieghi le motivazioni politiche, le ragioni che hanno prodotto un atto così forte e i vantaggi che ne avrebbe il paese. Nessuno non perché non ci siano i nomi e i cognomi, ma perché il sentimento di vergogna politica, aumentato anche dall’eco mediatico tutto a favore del sindaco sfiduciato, è preminente rispetto agli altri.
Lacco Ameno si è trovato proprio nella condizione peggiore che si può avere a tavola: aprire una bottiglia di vino che sa di tappo. Non puoi far altro che buttare tutto.

E così, Lacco Ameno, si appresta a buttare sia il tappo che il vino che avrebbe dovuto essere il “nuovo”.
In silenzio Carmine Monti, Antonio D’Orio, Aurelio De Luise, Giovanni De Siano, Michele De Siano, Antonio Di Meglio, Salvatore Castagna, Antonio Monti e William Vespoli si sono macchiati di una grave colpa. Quella di condannare il comune di Lacco Ameno ad un commissariamento che sarà tutto sangue per i cittadini che, nel caso di Lacco Ameno, hanno bisogno di affrontare anche il post sisma.

Senza motivazioni evidenti o rivendicate, a Lacco Ameno chissà come si guarderanno in faccia l’uno con l’altro. E’ vero, siamo davanti ad una mescolanza di ritorno. Come la storia del cane che torna al suo vomito, così la politica di Lacco Ameno si appresta ad affrontare le prossime sfide.
Il ruolo di Domenico De Siano è chiaro, così come la sua volontà di tornare ad essere sindaco di Lacco Ameno. Non è chiara, però, la strategia, la tempistica e la necessità di forzare la mano in questo modo.
L’unica ragione che potrebbe essere valida e credibile è la pressione di Carmine Monti nel mandare a casa Pascale. L’intera vicenda, infatti, non ha nessuna valenza politica. E’ una semplice aggressione politica di chi ha dimostrato di essere perdente su tutta la linea. Da mesi, invece di fare politica e opposizione, Monti e i suoi hanno impegnato le loro giornate a chiedere udienza al Senatore. Viaggi scalzi al Reginella e in ginocchio al San Montano per ricevere ascolto e udienza.

Perché la scadenza del 15 ottobre? Non c’è nessuna ragione. E’ solo una questione di tempo. La necessità di poter dire nel paese, zitti zitti sotto ai marciapiedi per non farsi vedere, “amm mannat a cas u baron” è una questione di ego personale. Non ha nulla di politico o di reale. E, proprio per questo, non ha credibilità.
Sette mesi, più o meno manca tanto alla prossima campagna elettorale, sono tanti e in tutto questo tempo è possibile fare ancora mille altri governi.

Fino ad oggi, nonostante sia il grande regista, Domenico De Siano è in silenzio. Non ha preso posizione, non ha parlato, non ha scoperto nessuna carta. Le ha fatte scoprire solo alle pedine che aveva in consiglio comunale. Quelli che ha telecomandato verso il notaio ischitano.
Pensate che quelli che hanno firmato la sfiducia al Barone, saranno poi quelli che De Siano porterà alle prossime elezioni? Pensate, davvero, che Domenico De Siano si presenterà con Carmine Monti alle prossime elezioni e, magari, contro Giacomo Pascale?

La clessidra si è appena girata e di sassolini di sabbia ne devono passare dall’altra parte. Nel frattempo, buona fortuna Lacco!

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