Lacco Ameno. «Vincenzo Patalano», lo stadio dimenticato

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La Commissione di vigilanza dà l’Ok per l’agibilità. Il Lacco paga il dovuto ma…il commissario non riapre la struttura. Da Pascale solo promesse

Giovanni Sasso | In cielo splende un bellissimo sole. Tutt’intorno al “Vincenzo Patalano”, solo desolazione. Cancelli chiusi. Le reti alle spalle delle porte quasi a penzoloni. Qualche filo d’erba spunta dove normalmente non sarebbe mai nato: è la fotografia del campo sportivo della Pannella che rischia di finire in un vero e proprio stato di abbandono. Quella che fino a pochi anni fa è stata l’unica struttura sportiva comunale, è al centro di una vicenda a dir poco paradossale. Il Lacco Ameno disputa i primi incontri della stagione 2019/20 a porte chiuse “causa inagibilità”. A inizio ottobre, alla Pannella sale la Commissione provinciale di vigilanza, quella formalmente detta dei “pubblici spettacoli” (formata da ingegneri, vigili del fuoco, rappresentanti delle forze dell’ordine e dell’Asl) che dà parere favorevole alla disputa delle gare con presenza di pubblico. Il presidente rossonero Salvatore Castagna (consigliere delegato allo Sport del comune), con l’ausilio di alcuni tecnici, presenta le necessarie documentazioni relative all’impianto elettrico e all’omologazione del terreno di giuoco (certificato della LND che scade a fine 2022). Fondamentali l’agibilità della struttura modulare della tribuna redatta dall’ingegner Giuseppe Mattera e la conformità degli ambienti spogliatoi da parte dell’Asl, mentre i vigili del fuoco danno parere favorevole alle vie di fuga e quant’altro di loro competenza. Sulla base di questa documentazione (nel frattempo – 14 ottobre 2019 – arriva la sfiducia al sindaco Pascale, si insedia il commissario prefettizio), il Lacco Ameno continua a svolgere tutti i giorni attività calcistica fino a quando non arriva il primo, “storico” DPCM emanato dal premier Conte. Il calcio dilettantistico si ferma.

NIENTE RISPOSTE

Nel mese di maggio, il Lacco si preoccupa di richiedere l’utilizzo del “Patalano” per la nuova stagione sportiva. Il presidente Castagna però non ha risposta. Arriva l’estate e, al momento di riprendere l’attività, l’unica associazione sportiva del territorio che utilizza il “Patalano” ripresenta la domanda di utilizzo. A quel punto a Castagna viene risposto che il Lacco Ameno deve regolarizzare la sua posizione economica pendente, col pagamento di quanto dovuto per la passata stagione sportiva (4470,00 euro) più un “acconto” di 567,00 euro per la nuova. Il Comune di Lacco Ameno rilascia una determina di affidamento per il periodo richiesto dal Lacco Ameno che chiedeva di pagare di volta in volta perché causa Covid-19 la stagione avrebbe potuto subire sospensioni. Castagna il 6 agosto si reca al Comune per ottenere il “nulla osta” da inviare al Comitato Campano per l’iscrizione della squadra al campionato, ma ecco il colpo di scena: il commissario prefettizio riferisce al massimo rappresentante del Lacco Ameno di non volersi assumere responsabilità circa la riapertura del campo sportivo, motivando problematiche legate alle torri faro e parlando di lavori che dovevano essere effettuati. Castagna a questo punto si rivolge all’architetto Vincenzo D’Andrea, responsabile dell’ufficio tecnico, il quale aveva promesso la riapertura del “Patalano” in seguito al pagamento di quanto dovuto dal Comune. I cancelli del campo della Pannella restano “serrati”, con problemi enormi per la prima squadra (che deve effettuare la preparazione pre-campionato) ma anche del settore giovanile, pronto per riprendere la normale attività propedeutica alla disputa dei tornei giovanili. I circa ottanta giovani del vivaio sono costretti a peregrinare per vari campetti isolani (di dimensioni assai ridotte per una regolare attività) e il gruppo che deve prendere parte alla Promozione è costretto a trasferirsi a Casamicciola, allenandosi negli orari gentilmente concessi dalle due realtà giovanili locali. Il 6 ottobre il commissario straordinario fa le valigie: a salire le scale del palazzo municipale di Piazza Santa Restituta c’è il riconfermato sindaco Giacomo Pasquale. Quest’ultimo, pressato dagli sportivi, respinge le responsabilità della chiusura del campo, elenca le criticità, parlando di problematiche relative alla staticità della tribuna modulare ma soprattutto delle torri dell’illuminazione artificiale. Necessaria questa cronistoria per chi la vicenda “campo Patalano” non l’ha seguita oppure ne ha una cognizione fugace.

GIACOMO PROMETTE

«Entro un mese risolveremo il problema», dichiarò pubblicamente il “Barone” all’indomani del ballottaggio. Da un appassionato di calcio nonché calciatore a livello amatoriale fino a qualche anno fa, ci si aspetta un cenno. La squadra rossonera, con la chiusura del campo di Casamicciola (se è stata una forzatura del sindaco Castagna, saranno i posteri a dirlo), avrebbe bisogno del “Patalano” per gli allenamenti individuali, per non perdere la condizione atletica in vista di una ripresa che è stimata tra la metà e la fine di gennaio. Al di là della squadra, stiamo parlando di una struttura pubblica che va regolarizzata. Finora è sempre stata aperta alle squadre di calcio così come alla scuola.

Tra i pochi che in quest’ultimo periodo si stavano interessando alle vicende del “Patalano”, possiamo citare Vincenzo Calise. I trenta giorni citati dal sindaco sono passati e non è stato affidato nemmeno l’incarico al tecnico per effettuare i calcoli strutturali (in sanatoria) delle torri faro, fondamentale per riaprire i cancelli dell’impianto lacchese. Il presidente Castagna, anche perché negli ultimi anni si è occupato personalmente delle problematiche del “Patalano”, assicura che criticità di natura strutturale non ce ne sono e che quanto riferisce il primo cittadino non risulta al vero. La pausa sportiva per coronavirus (così come hanno fatto tanti comuni, campani e non, vedi Casal di Principe, Melfi, ecc.) poteva essere sfruttata per risolvere la situazione. Invece ci risulta che l’immobilismo dell’ufficio tecnico comunale, a parte la progettazione definitiva delle tribune (avvenuta quasi tre mesi fa) in cemento armato e creazione di due nuovi spogliatoi (finanziamento della Città Metropolitana di 480mila euro), è totale.

MANUTENZIONE ORDINARIA

Il Comune di Lacco in questi anni, oltre alla rigenerazione del manto in erba artificiale (sempre per interessamento di Castagna), è intervenuto per il miglioramento dei fari, installando delle luci a led, alleggerendo il carico delle quattro torri, passando da otto a quattro fari. Ma attenzione: due delle quattro torri insistono sulla pubblica strada, quella parallela al muro di cinta del campo. Una domanda sorge spontanea: se le torri sono “pericolose”, oltre al campo sportivo andrebbe chiuso anche quel tratto di 120/130 metri di Via Pannella. O no?

Una cosa è certa. Questo atteggiamento da parte dell’ente proprietario, di chi attualmente amministra Lacco Ameno, offende in maniera grave la memoria di Vincenzo Patalano in primis, pioniere del football all’ombra del Fungo, ma anche chi quella struttura l’ha fortemente voluta, come il compianto sindaco Vincenzo Mennella (sua l’inaugurazione il 31 marzo 1975), lo storico patron Luigi Monti (sua la storica promozione in Eccellenza nel 2005), ex calciatori e dirigenti che hanno fatto la storia rossonera come “Pacchiana” Monti, Totonno Buonocore, senza dimenticare i Castaldi, i De Siano, i Monti, i Patalano, i Conte, intere generazioni di calciatori che prima sullo sterrato di Forio e poi sul “loro” campo della Pannella, per quei colori hanno dato tantissimo. Chi vuole davvero bene al “piccolo Uruguay” (come amava definire il Lacco il compianto Pietro Ferrandino, che al calcio lacchese ha dedicato un libro), batta un colpo. Intanto Iovene, Cantelli, Monti, Barile, Riccio, Filosa e compagnia bella continuano ad andar per boschi, quando sulla collinetta della Pannella c’è un campo che li aspetta…

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