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Lacco Ameno, la “CAM” della discordia

I 365 giorni da “orsacchiotto” di Pascale: meglio il palazzo sotto i libertini che un De Siano nel porto. L’affare porto continua a generare mostri. Il sindaco ostaggio del voyeurismo istituzionale perso nell’ultimo ricatto del suo delegato

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Ida Trofa | Il cinema italiano in questi giorni caldi di luglio è di scena a Lacco Ameno con il consueto festival. Il dibattito fra estimatori e conoscitori è più che aperto. Secondo gli esperti, tra le sequenze più incredibili e di effetto del cinema italiano c’è, senza dubbio, quella di Massimo Troisi e Lello Arena in “Scusate il ritardo”. “Meglio un giorno da leone o cento da pecora?” chiede diseparato il secondo al primo. Una richiesta ossessiva e reiterata finché, stremato, “Gaetano” risponde: “Fai cinquanta da orsacchiotto e non se ne parla più”. Potrebbe essere questa la chiave per spiegare il “Barone” Giacomo Pascale di questi tempi e, purtroppo, di quelli a venire. Per tanti o pochi che siano. 365 giorni da orsacchiotto, non è di certo riconducibile al Global quanto, piuttosto, a ben altro.

Il lodo Pascale, l’Orsacchio e le telecamere sul porto
La storia che stiamo per raccontarvi potrebbe spiegare il “lodo” Pascale, la parabola dell’orsacchiotto e il pericoloso baratro in cui è precipitato il sindaco da 365 giorni a questa parte, pur di restare attaccato alla poltrona e al potere. Costretto a inseguire i capricci dei suoi baby “Libertadores”, è un anno da orsacchiotto per Giacomo. Una vicenda al limite dell’assurdo. Come assurdo è l’attuale panorama politico e amministrativo di Lacco Ameno riassumibile nell’ultima querelle a sfondo portuale.
Secondo quanto si racconta in paese, proprio, l’ennesimo capriccio di uno dei libertini (quelli che cantavano libertà libertà) ha piantato una nuova grana al sindaco.
Il “Barone” Orsacchiotto, piuttosto preoccupato di fare la fine di Boris Johnson che quella di Giovan Battista Castagna (in quanto nobile, ndr) avendo una sola manina a supporto della sua traballante maggioranza, è costretto a calpestare diritti, norme e regolamenti. Tutto pur di accontentare ora l’uno, ora l’altro capriccioso di governo.
Le ondate di calore annunciate anche dalla Protezione Civile hanno alzato la temperatura anche sulla gestione della videosorveglianza comunale. Non è bastato l’anticiclone e l’infezione da covid ad abbassare il clima rovente.
Per i ragazzini di Pascale, allerte meteo o meno, non ci sono motivazioni o leggi che tengano, ma solo fisime e impuntature personali. Attualmente, le ultime pretese vertono sulla “presa del porto”.
Oggi più che mai è di insindacabile importanza, per i “libertini” con delega alla portualità, ad esempio, puntare le telecamere su yacht e barche private di nemici politici e sugli uffici dell’odiato imprenditore che garantire la sicurezza dell’ospedale, del corso, del litorale o addirittura dei cittadini.
È necessario, per costoro, sfruttare le risorse della comunità europea per i Flag e la Pesca, appropriandosi per fini personali delle telecamere del Pescato, per puntarle sulle barche e gli uffici degli odiati nemici politici!

L’ultimo ricatto: “O installi le telecamere o mi dimetto!”
L’ultimo ricatto per evitare la sfiducia di Pascale è infatti la installazione di due telecamere (tolte al banco della pesca e pagate dalla EU) dedicate al voyeurismo istituzionale sul porto ancora in uso alla Marina di Capitello Scarl di Giuseppe Perrella. Una vicenda gravissima sulla quale ci verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere per la gravità della deriva assunta dal delirio di potere di chi ci governa. Il “reperimento di prove portuali” accende, così, l’ultimo caso lacchese. Tutto si è consumato sul finire della prima settimana di Luglio. Prima che l’infezione da covid ed il governatore Vincenzo De Luca imperversassero. La vicenda si è evoluta con tanto di protocollo e di remissione delle deleghe al porto al demanio del consigliere incaricato. Quale il motivo? Evidentemente la rabbia e l’odio che acceca e non dovrebbe, chi svolge un ruolo pubblico, ricopre cariche istituzionali e prima di tutti dovrebbe garantire il bene pubblico e la pubblica amministrazione! Il sano equilibrio che dovrebbe prevalere in ogni esponete di governo, resta sempre più uno stereotipo di uomini e donne in via di estinzione.

Voyeurismo istituzionale
Ma andiamo con ordine e raccontiamo i fatti. Agli inizi di luglio il consigliere delegato, a cui sono state maldestramente affidate le sorti dell’unica infrastruttura del paese, ha palesato la volontà di usare le telecamere del banco del pescato sul Piazzale del Capitello per controllare gli accessi alle imbarcazioni mega yacht dell’omonimo scalo e sui relativi uffici. Alcune imbarcazioni blasonate, in particolare legate ai vertici della minoranza consiliare. Perché? Perché, stando a quanto ci è dato apprendere, il delegato avrebbe denunciato presunte occupazioni abusive a carico del privato gestore con cui il comune è in lite (tal Giuseppe Perrella, notoriamente vicino alla opposizione e principalmente al Senatore Domenico De Siano) riservandosi con l’A.G. di produrre successivamente prova della sua denuncia.

C’è chi dice “no”
Palesata la questione al dirigente e funzionario comunale, responsabile della Videosicurezza del paese, questi avrebbe chiarito civilmente che si trattava di una pratica illecita, contraria ad ogni norma anche di garanzia del privato cittadino, che li avrebbe condotti certamente in guai giudiziari seri e non solo. Una pratica semplicemente sconsigliata, quella del voyeurismo istituzionale, nella particolare congiuntura in cui si trova la gestione dello scalo portuale di fatto ancora nelle mani del privato. Insomma, una cosa che si sarebbe potuta fare forse in futuro, quando il porto sarebbe ritornato nella gestione pubblica. E per fortuna c’è ancora chi dice “no” in quel di Lacco Ameno. La discussione verificatasi più o meno di venerdì, pareva essersi conclusa con reciproco accordo tra politico e funzionario. Invece, neppure il tempo che il giorno si chiudesse che è saltato l’intero banco. Non del pesce, ma il banco degli equilibri politici e di ogni dignità istituzionale.

La remissione delle deleghe e le accuse di sabotaggio di Pascale
Il delegato consigliere, incassato il “no” del funzionario ha deciso di affermare ad ogni costo le sue pozioni con il ricatto e la forza. Come? Prima imponendo al responsabile della videosorveglianza la installazione delle telecamere, secondo i suoi desideri e poi rivolgendosi al sindaco e rimettendo nelle sue mani e, molto probabilmente anche al protocollo comunale, le deleghe conferitegli. Ciò una volta scoperto che le telecamere erano state prima montate (come aveva ordinato lui) e poi staccate (come aveva ordinato il responsabile della video sorveglianza) al fine di evitare guai.

L’Orsacchiotto Pascale
Il messaggio era chiaro: senza le telecamere non ci sarebbe stato più nessun sostegno e nessuna manina in consiglio. O le telecamere o la sfiducia!
Così il sindaco Pascale nel tentativo di evitare l’ingloriosa caduta, la seconda di seguito piuttosto che (ri)portare alla ragione il suo consigliere, ha preferito addossare ogni responsabilità di quella situazione di instabilità al funzionario reticente, spingendo affinché il grande fratello portuale venisse attivato.
Pascale avrebbe arringato il funzionario, accusandolo di volerlo mandare a casa. Il sindaco ha tentato di persuadere il dipendente pubblico lamentando l’ipotesi della sua destituzione sostenendo la necessità di accendere il “Grande Fratello portuale” nei modi e nei termini richiesti dal consigliere di maggioranza. Legali o illegali che fossero. Una sorta di “Gomorra” rigorosamente in salsa lacchese. Di stile analogo e, purtroppo, fuori luogo le contestazioni dei suoi libertini che hanno, addirittura, spinto il sindaco perché mandasse a casa il reticente dipendente comunale visto che a “Lacco Ameno comandiamo noi, non i dipendenti comunali!”.

A salvare capre e cavoli è intervenuto il coronavirs che ha portato lontano dagli uffici e dal porto il consigliere voyeurista.
La situazione, come le video camere, resta dunque in standby in attesa di sviluppi, tamponi e posizioni…
Un affare, quello del porto, che genera mostri. E, come sempre, specie in quel di Lacco Ameno, al peggio non c’è mai limite.

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