Lacco Ameno. Basta epigoni, nani, pezzotti e prestanome. Meglio l’originale

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Gaetano Di Meglio | La politica isolana in generale, e quella lacchese nel dettaglio, sembra essere afflitta da una seria patologia. Siamo affetti da una sorte di sindrome che non ci riesce a liberare dai nostri comuni carnefici. Giosi Ferrandino e Domenico De Siano portano il vessillo. Dietro di loro, una pletora di personaggi dal piccolo calibro che fa della personale prostituzione l’unica fonte di consenso politico ed elettorale. Il piacerino, la cortesia, il diritto prima negato e poi consegnato e tutto il catalogo che conosciamo.

Da Enzo Ferrandino a Emanuela Mangione fino ad Aniello Silvio, per restare a Lacco Ameno la sfilata dei politici che utilizzano il diritto del cittadino come piacere politico o come modo per ricordare “chi, come e quando” è una pratica diffusa e difficile da estirpare. Fenomeni come Luca Montagna a Ischia o come Peppe Silvitelli a Casamicciola con relativi suffragi elettorali, altrimenti, non si potrebbero spiegare.

In pratica abbiamo elevato il sistema del politico che pensa al piccolo piacere personale ad unico modello da applicare. Però, c’è un però. Fino a quando il modello e il sistema viene applicato dalle seconde linee ci tocca di struscio. Quando sono le scartine ad applicarlo restiamo in silenzio e ci indigniamo poco. Quando invece, lo stesso sistema lo usa Domenico De Siano o Giosi Ferrandino iniziamo a farci venire i dubbi e la necessità di dover fare i distinguo. Iniziamo a pretendere ribellioni e iniziamo a puntare il dito contro quel sistema che, però, non attacchiamo quando i player sono diversi.
A tutto questo c’è una motivazione. Ed è una questione di uguaglianze. Restiamo a Lacco Ameno.

Attaccare e criticare Domenico De Siano è facile. Prendere le distanze da Domenico De Siano è lo sport di molti. Prendere le distanze da William Vespoli o Francesco Castagna o Aniello silvio o Carmine Monti, invece, è diverso. Perché? Perché mentre Domenico De Siano resta di un’altra categoria, ma uso lo stesso sistema per avere consenso, gli altri sono alla nostra portata. Sono più uguali. E’ più facili sentirsi uguali e perdonare il sistema, trovarne una giustificazione, far finta che non fa schifo. E’ più facile, addirittura, trovarne dei buoni motivi.
Questa è un po’ la fotografia che ci regala la presentazione di ieri sera. Una presentazione che non ha disatteso le aspettative. Luoghi comuni, solite chiacchiere, solite polemiche del subito dopo solite facce, soliti personaggi muti e solito paese.

Lo ha scritto bene Ida Trofa a lato, la verità, ancora una volta, è che non c’è altro. A Lacco Ameno c’è solo Domenico De Siano. A Lacco Ameno, c’è solo il senatore che, volendo, non aveva neanche bisogno della passerella in un freddo pomeriggio festivo per annunciare, urbi et orbi, le sue intenzioni.
Nel mondo che si agita per una ragazzina che si chiama Greta e che porta nel mondo un mare di banalità scontate e senza fondamento, in una nazione che si agita dietro una sardina qualsiasi che sventola la banderuola del nulla, nel periodo in cui le persone vivono connesse tra di loro come mai nella storia, nel periodo storico in cui la protesta è la cosa più semplice da fare e dove la demagogia sembra essere la sella migliore da cavalcare e dove fenomeni come Lega e Cinquestelle non hanno ancora (purtroppo per i cinque stelle) esaurito il loro abbrivio siamo ancora qua a sentire, ragionare e scrivere di Domenico De Siano, Aniello Silvio, Carmine Monti, Giacomo Pascale e Tuta Irace. Beh, in questo panorama speriamo che Lacco Ameno scelga l’originale. Il tempo degli epigoni, dei nani a palazzo, delle belle figurine, dei pezzotti e dei prestanomi è finito. E per fortuna diremmo.

Domenico De Siano è ancora l’unica sostanza che ha Lacco Ameno. Tutto il resto è frutto della politica e del sistema che ha alimentato e gestito Domenico De Siano. L’illusione di camminare nel bosco, sulla strada meno battuta come insegnava il prof. Keating nell’Attimo Fuggente è sempre viva e vegeta. Spero sempre che su quella strada si possa arrivare ad una radura diversa, dove il sogno e la speranza sia coltivati in abbondanza e dove anche la sconfitta abbia un sapore diverso. Ma poi il ritorno con i piedi per terra è sempre traumatico. Credo sia abbondantemente finito il tempo dei tentativi, dei giochetti e delle prove generali. Come in un video game abbiamo finito tutte le vite e ci resta l’unica da giocare. E allora tra epigoni, pezzotti e prestanomi è meglio tenerci l’originale.
Anche perché, al netto di ogni valutazione, nel caso di Domenico De Siano e Giosi Ferrandino va detto che entrambi, mentre molti tra le nostre strade ne fanno una questione personale loro avuto il successo su ben altre platee. E se diventi il capo di Forza Italia in Campania, se siedi in Senato o se occupi uno scranno al Parlamento Europeo forse qualcosa lo hai anche dimostrato.

E se qualcuno leggerà questo articolo come un endorsement per il Senatore, non sbaglia. Sono stato di epigoni, nani, pezzotti e prestanomi. Se poi c’è qualcuno che vuole, con i fatti, incontrarmi sulla strada poco battuta nel bosco, beh, allora significa che ci incontreremo. Nel frattempo, però, mi tengo Giosi e Domenico. Degli Enzo,dei Luca, dei Carmine, dei Giacomo, degli Aniello e dei Vincenzo non so che farmene.

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