fbpx

LA VIOLENZA HA RADICI CULTURALI CHE DOBBIAMO ESTIRPARE #25novembre

Must Read

Gianna Galasso, Assessore comune di Forio | E’ di appena tre giorni fa la notizia dell’ennesimo femminicidio perpetrato da parte dell’ex compagno della vittima. Storie ascoltate tante e tante volte, a cadenza quasi giornaliera. La cosa che più mi ha colpito in questo caso, attirando maggiormente le mie attenzioni, è che lo stesso assassino è anch’egli figlio di una vittima di femmincidio. La madre, infatti, nel 2015 è stata anche lei uccisa dal convivente.

Tutto ciò non rende questa storia diversa, più importante o più grave, rispetto a quelle che vengono riportate sulla cronaca nera, ma mette chiaramente in evidenza, se ce ne fosse ancora bisogno, quanto la violenza sulle donne sia un problema figlio di retaggi culturali, trasversali alle generazioni e che fatichiamo a eradicare. Se una vittima, quale è stato il ragazzo, a cui anni prima hanno strappato tragicamente la madre, diventa egli stesso “carnefice” commettendo lo stesso reato nei confronti della sua ex compagna, chiaramente c’è una visione contorta e assolutamente distorta dei rapporti di coppia, segno che qualcosa si è “rotto” nell’educazione culturale del ragazzo e nel suo modo di concepire le donne. La violenza ha radici culturali ed è lì che dobbiamo agire. Occorre intervenire sulla cultura, sulla cultura della parità di genere. Molto spesso i minori assistono alle violenze che avvengono sulla propria madre. La violenza “assistita” è l’asse di trasmissione dei modelli comportamentali violenti tra generazioni.

Non a caso, anche le donne che hanno assistito alla violenza sulla proprie madri tendono a giustificare o comunque a subire passivamente quella nei propri confronti. Le implicazioni psicologiche e personali di chi subisce o assiste alla violenza sono terribili e difficili da sradicare. La violenza viene dichiarata da chi la infligge come qualcosa fatta “per il bene” di chi la subisce o “per colpa” della bambina o della donna, che “induce” l’aggressore a comportamenti riprovevoli che egli non vorrebbe commettere: un modo per scaricare la responsabilità sulla vittima. Il dato più tragico è che, in alcuni casi, si fa strada nella vittima la convinzione che la violenza subita sia stata meritata. Addirittura nei minori che hanno assistito agli atti di violenza viene così inculcato il messaggio sbagliato che quello è il modo di “trattare una donna”.

Dobbiamo educare le nuove generazioni al rispetto della persona e dei diritti delle donne. Dobbiamo contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata di donne e uomini nella nostra società. Certo è che rispetto al passato, le donne hanno iniziato a denunciare molto di più ed i dati sono incoraggianti. Solo 5 anni fa, per esempio, quando si promuovevano dibattiti in questa giornata, ci si ritrovava sempre a dire che nella maggioranza dei casi le donne non denunciavano, un po’per vergogna, un po’per paura. Negli ultimi anni si è lavorato molto, promuovendo campagne e manifestazioni tese a sensibilizzare l’opinione pubblica, e qualcosa è iniziato a cambiare. Le donne denunciano molto di più del passato e questo è un dato importante che ci deve incoraggiare a proseguire. Probabilmente è l’effetto di una rinnovata fiducia e propensione nel denunciare e anche, forse, la conseguenza ai nuovi strumenti creati, come ad esempio il Codice Rosso.

Il Codice Rosso ha apportato alcune novità, rafforzando le tutele processuali delle vittime di reati violenti, con particolari riferimento ai reati di violenza sessuale e domestica ed ha, inoltre, previsto tempi più brevi, pene più severe e l’introduzione di nuovi reati. La denuncia, tuttavia, è solo il punto di partenza per uscire dalla spirale della violenza ma poi sono necessari ulteriori supporti ed assistenze da parte di centri specializzati, per poter concretamente aiutare ed accompagnare le donne lungo un percorso complicato e dolorosissimo.

E’ risaputo che la violenza più diffusa è quella che avviene tra le mura domestiche e pertanto è necessaria la presenza sul territorio di vere e proprie strutture e di sostegni capaci di garantire alla donna che denuncia l’assistenza e la possibilità di non dover rientrare nella stessa casa ove subisce le violenze. Ho sempre ritenuto che per fare fronte comune alla lotta contro il fenomeno si dovrebbe pretendere dallo Stato leggi più severe e interventi più efficaci dall’autorità giudiziaria ed anche la creazione, all’interno delle forze dell’ordine, di squadre specializzate a debellare tali fenomeni.

Inoltre, ritengo personalmente che lo stesso Stato debba necessariamente sostenere le amministrazioni locali affinché esse possano sul territorio creare quelle strutture necessarie, da affiancare alle vittime. Le stesse amministrazioni locali dovrebbero così pensare seriamente all’inserimento, nei bilanci annuali, di capitoli di spesa dedicati alla lotta alla violenza. Solo in tal modo si potrà tutelare e dare aiuto concreto alle vittima e magari, tra 5 o 10 anni ma, sinceramente mi auguro di non dover aspettare così tanto, ci troveremo a leggere dati che ci dicano di un’avvenuta inversione di tendenza e non sarà necessaria più la giornata contro la violenza sulle donne.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

In evidenza

Proroga dell’allerta meteo: tutte le scuole dell’isola chiuse

In seguito alla proroga dell'Allerta meteo arancione, i sindaci dell'isola hanno disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine...