La rivolta degli avvocati, basta con le promesse non mantenute

All’incontro sono stati presenti alcuni sindaci e loro rappresentanti, ma soprattutto il presidente del consiglio dell’Ordine Antonio Tafuri e i consiglieri degli organismi nazionali Francesco Caia e Armando Rossi. Francesco Del Deo ha auspicato di incontrare già in questa settimana il presidente Garzo per concordare un’azione sinergica per chiedere al ministro la stabilizzazione della sezione distaccata

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Paolo Mosè | Dal 1 luglio si ricomincia a pieno ritmo, ma in quali condizioni? E’ questa la domanda che si sono posti gli avvocati nell’assemblea tenutasi ieri nella sala teatro del Polifunzionale. Una discussione che ha visto più interventi, tutti comunque a sottolineare che l’ufficio giudiziario riparte senza quel motore propulsivo necessario per rimettere in moto la macchina. Per mancanza soprattutto di personale e anche per alcuni atteggiamenti di dipendenti che non sarebbero affatto collaborativi. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato con forza dal presidente dell’Assoforense Gianpaolo Buono. Puntando il dito su alcuni addetti di cancelleria al Giudice di Pace. Ritenendo questa struttura importantissima per numero di processi, divenuta nel tempo un centro dove vige l’«anarchia».

Alla fine è stato approvato il documento proposto da Gianpaolo Buono all’unanimità e che va nella direzione di adottare alcuni correttivi che debbono essere messi in pratica soprattutto a settembre, quando ricomincerà l’attività giudiziaria.

E’ stato particolarmente ascoltato l’intervento del giudice coordinatore della sezione di Ischia, il giudice Eugenio Polcari. Che ha esordito spiegando che si è proceduto a una riorganizzazione interna degli uffici, ma che comunque fino ad ora si procede con i vecchi provvedimenti in attesa che venga pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ciò che è stato approvato dal Ministero della Giustizia, che ha dichiarato senza indugio le modalità per il ritorno alla normalità. In cui si prevede che i processi potranno essere trattati con la presenza fisica delle parti e non più solo telematicamente e che si potrà ascoltare i testimoni dal vivo. Ma il giudice Polcari ha anche rassicurato l’avvocatura ischitana che tutto comunque deve avvenire nella massima sicurezza sanitaria e nella disponibilità di tutti i giudici che prestano servizio a Ischia, nel caso di istanze di rinvio.

L’altro punto dolente di questa struttura sono le difficoltà in cui si ritrovano le cancellerie, soprattutto quella civile, che «sono peggiorate in concomitanza con il sopraggiungere del virus Covid-19 che ha provocato una diversa disciplina della presenza del personale, che comunque ha dato il massimo per rispondere alle esigenze dei cittadini e della stessa avvocatura».

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ASSOFORENSE

Mentre al suo esordio l’avv. Gianpaolo Buono ha rimarcato un aspetto che tutti hanno sottolineato in questi mesi, tanto da definire ciò che è accaduto «il periodo più buio per la Repubblica. La giustizia è peggiorata. Ora bisogna fare chiarezza dopo l’operazione di facciata con il ripristino delle udienze dal 1 luglio senza affrontare minimamente i problemi che vi sono e senza alcuna risoluzione tangibile. Ricordo che siamo di fronte ad una situazione estremamente grave al Giudice di Pace, un ufficio dove vige l’anarchia anche per la mancanza di un funzionario, un dirigente che lo governi. Trovandoci di fronte a certe situazioni che non possiamo più sottostare agli umori di qualche dipendente e su questo garantisco che agiremo. Tutto ciò che si è verificato finora non sarà più accettato, perché pretendiamo che l’ufficio del Giudice di Pace funzioni e che siano rispettate le garanzie dell’avvocatura. Se la situazione non dovesse migliorare, dovremmo iniziare ad interrogarci seriamente sulla necessità o meno di mantenere in piedi questa struttura. La situazione potrebbe tornare alla normalità al Giudice di Pace se venisse bandito un concorso per la nomina di un dirigente. Una possibilità che è prevista ed è praticabile».

Nel suo secondo intervento l’avv. Gianpaolo Buono, ritornando al Giudice di Pace, ha detto che attualmente vi sono la bellezza di 1.150 sentenze chiuse in un armadio e che non sono state pubblicate. Chiedendo finanche cosa fosse stato prodotto durante questo periodo di pandemia per cercare di recuperare sull’arretrato, che sarebbe mostruoso.

MINISTRO SOTTO ACCUSA

All’incontro è intervenuto il presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati Antonio Tafuri, che ha voluto rimarcare l’importanza della presenza dei sindaci o di loro rappresentanti all’assemblea. Un lavoro sinergico che era iniziato l’autunno scorso e che già a novembre aveva mostrato alcuni risultati per il rilancio della sezione di Ischia, ma poi l’emergenza sanitaria ha dissolto ciò che era stato costruito con fatica. Comunque «continuiamo la nostra battaglia affinché Ischia abbia il personale che necessita e di questo ne ho parlato poche ore prima di partire per raggiungere Ischia con la presidente Garzo e il dirigente amministrativo. Avendo poche novità rispetto a ciò che ci siamo detti in questi giorni. Mi hanno garantito che arriverà un funzionario una volta a settimana per cercare di tamponare l’arretrato, ma questa è una scelta che io definisco inaudita».

Per l’ex presidente del consiglio dell’Ordine degli avvocati, Armando Rossi, l’unico che «dovrebbe sedere sul banco degli imputati è il ministro della Giustizia Bonafede, che con i suoi provvedimenti ha delegato ai capi degli uffici giudiziari ogni responsabilità sul funzionamento degli uffici giudiziari. Una scelta che ha in alcuni casi innescato una vera e propria contrapposizione tra magistrati e avvocati e personale amministrativo».

Mentre per il consigliere nazionale forense Francesco Caia l’unico obiettivo da perseguire in questa fase è «ottenere la stabilizzazione della sezione e di questo ne discuteremo con il ministro e con le forze politiche. Per me questo è un obiettivo raggiungibile».

Nel suo saluto il sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino ha confermato la vicinanza della sua Amministrazione all’avvocatura. Aggiungendo che «le isole minori registrano gravi disagi nei settori vitali che intendiamo risolvere con l’Associazione nazionale comuni isole minori, che ha già sottoposto al governo la soluzione nel campo dei trasporti, della scuola, della sanità e della giustizia».

Chiamato in causa presidente dell’Ancim e anche quale sindaco di Forio, Francesco Del Deo ha ricordato che «sono passati sette anni che portiamo avanti questa battaglia. Basta con le proroghe, vogliamo ora la stabilizzazione della sezione di Ischia. Questo è l’obiettivo di tutti i sindaci dell’isola ed è indispensabile la prossima settimana chiedere un incontro urgente con il presidente Garzo».

Per il consigliere comunale, nonché avvocato, Nunzia Piro, c’è una possibilità per risolvere la carenza di penuria di dipendenti, assumendo alcune persone «a tempo determinato a carico dei Comuni con la convenzione del Ministero, salvo poi recuperare tali esposizioni». Una proposta che poi Gianpaolo Buono ha precisato di aver già intrapreso nel confronto con la presidenza del tribunale, ma a quanto pare non è una strada praticabile.

PRECARIETA’ INSOSTENIBILE

Ed infine l’avv. Vincenzo Acunto ad intercettare i mali della giustizia nei vertici del Ministero, che sono tutti occupati «da magistrati. E peraltro abbiamo un ministro peggiore di tutti e che è anche avvocato».

Ed ancora non è «credibile che un presidente del tribunale non abbia il potere di spostare due funzionari per risolvere tutti i problemi della sezione di Ischia».

Per il primo cittadino di Serrara Fontana Rosario Caruso è il momento delle scelte dure e senza indugio: «Siamo dinanzi ad un bivio: chiusura o dobbiamo evitarla anche ricorrendo alla Corte di Giustizia Europea. Se questo ufficio deve rimanere aperto, ha l’obbligo di funzionare, in quanto ci troviamo di fronte ad una emergenza giustizia che ad Ischia si appalesa grave».

Ritornando nuovamente sulla stabilizzazione, l’avv. Giuseppe Di Meglio ha spiegato che «serve per consentire la possibilità di mobilità del personale, che ora non è possibile a causa della sua precarietà».

Problematiche che abbiamo ascoltato innumerevoli volte e che fino ad ora di soluzioni certe e definitive non si sono mai appalesate. Si va avanti a forza di inerzia in alcuni casi e soprattutto di precarietà, di ricerca di “una mano” che molti giovani avvocati danno in cancelleria per accelerare il disbrigo delle incombenze che i soli dipendenti che oggi sono in forza non riuscirebbero a produrre nei tempi stabiliti. E questa situazione già critica prima della pandemia, si è ulteriormente ampliata ed aggravata, dettata anche dalla paura del contagio, tale da creare in alcune aree del tribunale delle vere e proprie roccaforti. Diventate quasi impenetrabili per gli stessi avvocati. E ciò che arriva dai vertici giudiziari e dallo stesso Ministero della riapertura senza più quell’assillo di qualche settimana fa, in molti casi ad Ischia non viene ancora recepito. Tanto che il presidente Gianpaolo Buono ha anche ricordato nei suoi interventi che non credeva che vi fossero settori della sezione in palese crisi, con numeri esorbitanti di arretrato e che al tempo stesso non si cercava una collaborazione per trovare quelle soluzioni affinché si trovasse il modo di far ripartire gli uffici. Stigmatizzando quelle contrapposizioni che non hanno alcuna giustificazione e che comunque debbono essere necessariamente evitate. Tanto che ne ha parlato con la presidenza del tribunale, che si è impegnata ad intervenire e la scelta di un funzionario che abbia il controllo del Giudice di Pace va verso questa direzione.

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