La Procura spinge Gelormini a collaborare. Il pm Woodcock accelera l’inchiesta

La Guardia di Finanza intercetta un noto commercialista di Forio che custodiva importanti documenti nel suo studio, di cui avrebbe dovuto disfarsi per evitare che finissero in mano agli inquirenti. Operazione non riuscita essendo stato disposto il controllo di numerose utenze telefoniche e rifilati nei cellulari diversi trojan.

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Paolo Mosè | Come era prevedibile le indagini del sostituto John Henry Woodcock non si sono fermate alla sola richiesta e ottenimento dell’ordinanza di custodia cautelare dei domiciliari per il commercialista Alessandro Gelormini, l’imprenditore Francesco Truda e al finanziere Giuseppe Muriello, mentre il collega delle fiamme gialle Saverio D’Avanzo è finito ristretto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere.

Per la sola contestazione di corruzione e istigazione alla corruzione nell’ambito di una verifica disposta dalla Finanza nei confronti di alcune imprese legate all’indagato Truda. E secondo l’accusa sarebbe stata pagata una mazzetta al fine di chiudere la verifica solo sotto l’aspetto amministrativo, evitando di incorrere in sanzioni penali.

Come era prevedibile, dicevamo, il noto magistrato napoletano ha chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari tutta una serie di intercettazioni nei confronti degli indagati o di coloro che, possibilmente, potessero essere coinvolti in questo particolare giro di aggiustamenti di fallimenti di società “pilotate”, la cui indagine più corposa è nelle mani della procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord con il coordinamento dell’aggiunto Domenico Airoma. Per comprendere meglio la vicenda, è innanzitutto necessario ricordare che per il filone principale il Gelormini era già ristretto ai domiciliari insieme all’imprenditore foriano Nicola D’Abundo. Quest’ultimo titolare di numerose società proprietarie di diversi immobili sparsi un po’ ovunque, il più importante e che ha destato maggiore attenzione dei media, è il maschio del Castello Aragonese. La vicenda della corruzione dei finanzieri è stata trasmessa dal tribunale del riesame per competenza territoriale alla Procura di Napoli, essendosi i fatti consumati (la corruzione) nell’ufficio del Gelormini al centro direzionale, ove vennero consegnate le mazzette. Ai finanzieri, affinché evitassero problemi più seri per l’imprenditore Truda. E gli atti sono stati quindi messi a disposizione dell’autorità giudiziaria del capoluogo campano e finiti sulla scrivania del sostituto Woodcock.

Il quale, prima di procedere a nuove iniziative, aveva sottoposto alla fine del luglio scorso ad interrogatorio coloro che si ritennero disponibili a rispondere alle domande. Massima disponibilità del Gelormini, che comunque non evitò di essere raggiunto dalla seconda misura coercitiva. Mentre Truda e i due finanzieri vennero rimessi in libertà dal riesame in quanto i giudici ritennero che il gip di Napoli Nord avrebbe dovuto emettere il provvedimento, ma contestualmente trasmettere gli atti per la corruzione ai sostituti napoletani. In tutto questo passaggio, alla fine il sostituto Woodcock ritenne di muoversi con più determinazione chiedendo il carcere per tutti, ma il giudice De Angelis ritenne di ripristinare la misura che era stata adottata dal collega di Napoli Nord, con la sola variante che uno dei finanzieri finisse ai domiciliari rispetto alla detenzione in carcere adottata dal primo gip.

MONITORAGGIO COSTANTE
La novità è che le indagini vanno alla grande, si muovono a trecentosessanta gradi non tralasciando alcun aspetto. Le utenze telefoniche sono costantemente monitorate per conoscere cosa si dicono quegli imprenditori che sono stati seguiti passo passo dal Gelormini in ogni evoluzione che ha portato alla nascita o alla soppressione di numerose aziende e trapela anche che sono stati piazzati (o quantomeno tentato) trojan sulle stesse utenze telefoniche. Un dispositivo che consente agli uomini delle fiamme gialle in ascolto di registrare anche i colloqui che intervengono tra più soggetti anche con le utenze mobili spente. Superando di fatto le famose “cimici” che venivano piazzate negli uffici, nelle abitazioni o nelle vetture che abitualmente usano gli indagati. E tornando specificatamente a Gelormini, c’è da dire che da parte della procura della Repubblica si è tentato di arrivare a convincere il noto commercialista napoletano ad aprirsi con una confessione, in modo da rendere più facile il raggiungimento della verità e scoperchiare altre vicende corruttive o di fallimenti pilotati di imprenditori che sono da decenni suoi stretti clienti. La risposta non sarebbe stata esaustiva per gli inquirenti. Se decidesse di giungere a sedersi di fronte al sostituto Woodcock iniziando a sfilare il rosario, molti imprenditori dovrebbero certamente tremare. Non per nulla, il Gelormini ha numerosissimi imprenditori isolani che sono suoi fedeli assistiti. Ed è stato sempre lui a gestire quasi ininterrottamente come monitorare certe aziende, ad essere presente durante i consigli di amministrazione quale presidente del collegio sindacale e che ha suggerito ogni tipo di movimento, di affari. Conducendo mano nella mano gli imprenditori in ogni passaggio del lungo viaggio che li ha condotti a nuove operazioni finanziarie ed economiche. E secondo l’accusa, sarebbe stato lui a decidere come travasare o spogliare determinati beni in modo da non arrecare al cliente troppi danni o comunque sviare l’“aggressione” del Fisco e ridurre al massimo il pagamento delle dovute tasse.

LA “BOMBA”
La bomba, se così la possiamo definire in termine terra terra, è che durante questi controlli massicci degli investigatori, sarebbe arrivata ad un commercialista foriano una richiesta dello stesso Gelormini per “rastrellare” alcuni documenti che sarebbero ritenuti compromettenti. E che erano sotto la custodia di questo professionista isolano che sarebbe tra l’altro un fido dello stesso Gelormini. Questa operazione sarebbe stata intercettata dagli investigatori e avrebbe fatto sobbalzare dalla sedia lo stesso Woodcock, che non si aspettava questa mossa. Anche se in termini investigativi è sembrata più che fruttifera, avendo trovato qualcosa che gli inquirenti non avrebbero mai dovuto avere fra le mani. Un vero e proprio tesoro, secondo alcuni, che potrebbe aprire nuovi scenari di una indagine che potrebbe risucchiare nell’inchiesta altri imprenditori isolani. Ad attirare l’attenzione del noto magistrato inquirente è il ruolo che ha mantenuto fino a poco tempo prima dell’arresto, di presidente del Co.Tra.Sir, un consorzio che vede tutti i maggiori armatori presenti sul territorio dell’isola d’Ischia e che ha come principale attività il trasporto dei rifiuti e delle merci speciali. Un affare di diversi milioni di euro che non poteva passare per le sole mani di un armatore. Tant’è vero che negli anni scorsi si era creata una vera e propria battaglia tra imprenditori del mare. Con denunce incrociate per segnalare all’Autorità marittima che su quella determinata nave erano stati imbarcati camion in quantità superiore o che vi era stata una promiscuità con la presenza anche di passeggeri. E a scatenare questa guerra senza esclusione di colpi un vecchio personaggio che si guarda bene dal comparire essendo bollato dal certificato antimafia che lo dipinge come un soggetto negativo. E queste società che fanno capo alla sua persona vedono amministratori illibati, incensurati, per non incorrere nella tagliola dei provvedimenti della Prefettura, che interviene allorquando ce ne sono le ragioni per includere l’imprenditore e la sua società nella black list. E a quanto pare è stato proprio il Gelormini a trovare la soluzione per evitare “spargimento di sangue”, conducendo tutti gli armatori interessati nel lucroso trasporto sotto l’insegna di un’unica società, o meglio consorzio, e per garantire tutti i partecipanti sulla buona riuscita dell’affare si è assunto l’onere della presidenza venendo ritenuto da tutti il massimo garante. Questo è uno degli aspetti sul quale la magistratura ha acceso i fari e non si escludono colpi di scena da parte di un magistrato che conosce benissimo come acquisire elementi importanti nell’inchiesta e individuare i responsabili.

LA CORRUZIONE AI FINANZIERI
L’inchiesta che ha portato per la seconda volta ai domiciliari Gelormini passa tutta nella contestazione di corruzione e istigazione alla corruzione in concorso con Francesco Truda, Giuseppe Muriello e Saverio D’Avanzo: «Perché, in concorso fra loro ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso con i delitti di cui ai capi che precedono, il Mauriello Giuseppe ed il D’Avanzo Saverio, militari in servizio presso il I Gruppo della Guardia di Finanza di Napoli, nella loro qualità di pubblici ufficiali, ottenendo la somma di denaro di euro 4.000,00, consegnata dal Gelormini Alessandro, promotore dell’accordo corruttivo, per conto del Truda Francesco, al fine di concludere 18 verifica fiscale nei confronti della società “S.A.M.I.R.”. formalmente amministrata dal Truda Francesco, mediante la redazione di un processo verbale di constatazione, fedelmente riproduttivo degli accordi intervenuti con il Gelormini Alessandro, all’interno del quale:
non si rilevava la sussistenza di condotte penalmente rilevanti rappresentate dall’annotazione nelle scritture contabili di 2 fatture per operazioni inesistenti emesse dalla “Teleservizi s.p.a” del valore complessivo di euro 519,720,59. con conseguente registrazione di costi inesistenti, che venivano qualificati dai militari operanti quali “non inerenti”, al fine di evitare di inoltrare all’Autorità Giudiziaria la comunicazione di notizia di reato; si indicava falsamente che le operazioni di inizio c conclusione della verifica si erano concentrate nella giornata del 3 marzo, al solo fine di far figurare che il ravvedimento operoso era avvenuto prima del loro inizio per evitare l’inoltro ai loro superiori gerarchici dell’atto ispettivo di cui al punto precedente.
ricevevano denaro per compiere un atto contrario ai loro doveri d’ufficio».

LA FIGURA DI GELORMINI
Anche l’inchiesta napoletana parte essenzialmente nel mettere sotto la lente d’ingrandimento numerose società che ruotano intorno a determinati noti imprenditori: «Le attività investigative, originariamente incentrate sulla ricostruzione delle vicende relative al concordato preventivo presentato dalla società WORK Company s.r.l., hanno fatto emergere ulteriori filoni di indagine, due dei quali relativi ad altre procedure fallimentari/prefallimentari pendenti presso il Tribunale di Napoli Nord (Ital Luce srl. e CE.DI. SISA Centro Sud spa., quest’ultima tuttora in corso di definizione) che hanno comportato un’estensione delle indagini tecniche e la riunione dei rispettivi procedimenti, cd uno relativo ad un episodio di corruzione di due appartenenti alla Guardia di Finanza.
Tutte le vicende in trattazione hanno come comune denominatore la figura del dottore commercialista Alessandro Gelormini. professionista specializzalo nella gestione di procedure fallimentari che opera con la collaborazione del dott. commercialista Ermanno Felace. con cui condivide lo studio».

Lo screening del noto commercialista napoletano passa per la verifica di coloro che operano al suo fianco per comprenderne i ruoli e le competenze e dalla disamina che ne è stata fatta dalla Guardia di Finanza, il ruolo del Gelormini è centrale ancora oggi che ha una certa età: «Orbene, nella complessa vicenda in esame, la attualità e concretezza è desumibile, in primis, dalla particolare disinvoltura mostrata dagli indagati, dalla spregiudicatezza delle operazioni compiute, tutte rivestite di una apparenza di legalità.
Con riguardo in particolare a Gelormini Alessandro, emerge chiaramente dalle indagini compiute che lo stesso sia il dominus delle operazioni distruttive, nella vicenda corruttiva ampiamente esaminata nei confronti dei due esponenti della Guardia di Finanza di cui lo stesso rappresenta l’istigatore.

Si tratta, come evidenziato anche dal pubblico ministero, di un soggetto dal grosso spessore criminale, che non si limita a porre in essere condotte penalmente rilevanti rientranti nella sfera della criminalità economica, e quindi correlate al suo settore professionale di operatività, ma che dimostra di essere a proprio agio anche nella commissione di reati contro la pubblica amministrazione».
Prossimamente su questi schermi ne vedremo delle belle, con la chiamata a rispondere di molti imprenditori e soggetti che si sono affidati al Gelormini, alla luce degli ultimi documenti recuperati.

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