La nostra Ischia: considerazioni settembrine.

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Siamo giunti anche quest’anno a settembre! E sebbene l’estate sia ancora in pieno corso, è altrettanto vero che la bella stagione ha di fatto cominciato la sua parabola discendente. La gente a Ischia si divide tra chi, a cavallo del week-end, proverà a godersi gli angoli più belli di casa nostra, per terra e per mare, senza l’inevitabile invasione agostana e chi, ancora intensamente al lavoro almeno fino alla metà di ottobre, cercherà di spremere il limone con il pubblico di maggior qualità che di questi tempi si ritrova dalle nostre parti, affinché i frutti risultino maggiori e migliori.

Per tutti, invece, tra poco l’effetto bassa stagione verrà a ripercuotersi non solo sotto il profilo economico, ma anche e principalmente sul modo in cui il tempo scorre inesorabile quando, gioco forza, cominceremo nuovamente a condividere le nostre giornate con qualche pioggia, la necessità di indossare i primi pulloverini e giacche a vento, la sospensione occasionale delle corse marittime per presunte “avverse condizioni meteo” e i fogli di giornale attaccati alle vetrine di molti esercizi commerciali (alcuni anche di illustre appartenenza), i cui più coraggiosi proprietari o gestori decideranno di riaprire i battenti intorno alla prossima Pasqua.

Sul piano sportivo, l’isola d’Ischia non presenta alcuna novità di rilievo. La pallavolo è forse l’unica nota positiva, condita da passione vera e disinteressata e da una crescita che, negli ultimi anni, ci ha riportato con una maschile in serie B e, se non vado errato, una femminile in C. La pratica del judo del Maestro Rosario Terranova coltiva alcuni campioni in erba che, di qui a poco, potrebbero regalare all’Isola e forse all’Italia grandi soddisfazioni. Il calcio, invece, avanza stancamente in una gestione legata alla passione di pochi, alla necessità di mantenere in vita la squadra del Comune di altri e a qualche soldino da incassare, tramite scuole calcio, per lasciare il giocattolo in mano a parenti incapaci di trovare la propria strada o, peggio ancora, per arrotondare il proprio gruzzoletto mensile. Basti pensare che l’Ischia Isolaverde, che ha sempre rappresentato la massima espressione locale in termini di categoria militata, oggi disputa il campionato di promozione, mentre il Barano e il Real Forio si trovano in eccellenza (quindi un gradino più su).

Quest’ultima considerazione è del tutto speculare anche alla situazione politica intercomunale. Barano e Forio, a dispetto della nostra storica “ischiacentricità”, hanno approfittato quasi increduli e a piene mani del modo irresponsabile e pregno di incapacità politica ed amministrativa in cui Enzo Ferrandino ha, di fatto, abdicato a loro favore pur di tenere in piedi il suo “gruppo di lavoro”. Nessun segnale di vita reale da alcuna delle sei amministrazioni locali, nulla che vada oltre una sottospecie di ordinaria amministrazione, in cui la gestione di concorsi, clientele, favori e piacerini rappresenta l’unica voce di un’agenda politica che, per quanto inaccettabile, non trova oppositori né tra chi è stato votato per far questo né tra la gente, che fa propria tale voce quale unica espressione e motivazione di consenso o dissenso dopo il segno tracciato (sovente in modo errato) sulla scheda.

Sono seriamente preoccupato di quello che è l’assetto che l’isola d’Ischia, in quanto entità territoriale apparentemente privilegiata rispetto alla terraferma, che viene considerata da parte di chi ci amministra (e parto dall’Ente Regione a scendere) semplicemente come pollo da spennare fiscalmente ed elettoralmente. Le reali necessità della nostra terra sono del tutto ignorate, tanto nei municipi quanto a Palazzo Santa Lucia, passando per la stessa Città Metropolitana, troppo concentrata sulle brame di potere e i deliri d’onnipotenza di De Magistris e sempre meno sulle esigenze del territorio. E questa deriva, che piaccia o no, ci sta mettendo in condizioni di giungere in men che non si dica a un contesto socio-economico che ai diplomati e laureati di ultima generazione avrà sempre meno opportunità da offrire. Perché è noto che se un territorio è malato, il contagio per chi ci vive è praticamente inevitabile.

Un giorno, andando oltre quelli che potrebbero apparire gli interessi dei miei due figli, mi piacerebbe confrontarmi con altri loro coetanei e interrogarli, davanti ad un panino e una bibita fresca, sulla loro capacità di identificarsi in un futuro che, per quanto li riguarda, è ormai alle porte. E se da una parte sarei ben lieto di ritrovarmi davanti ad aspiranti avvocati, programmatori web, imprenditori, deejays o stilisti, dall’altra avrei il terrore, rispondendo alle loro domande, di essere in grado di rivolgere loro un consiglio su come e, soprattutto, dove cominciare a coltivare il loro sogno.

Il “piattume” a cui andiamo incontro durante i mesi di stanca autunno-invernale è lo specchio fedele della realtà che si ritrovano in eredità i nostri figli, anche e principalmente per colpa di predecessori fin troppo remissivi nell’affrontare seriamente quelle criticità che oggi essi si ritrovano a dover superare, o dimostrandosi più forti della stessa crisi o, peggio ancora, andandosene via da Ischia. Non che i mesi di punta offrano loro opportunità maggiori, intendiamoci. Ma nell’epoca in cui una delle massime ambizioni di maggiorenni d’ogni età è rappresentata dal reddito di cittadinanza, per quanto ancora pensiamo di poter accettare una produttività stagionale da una terra che dovrebbe invece tirar fuori ricchezza da ogni dove, dodici mesi l’anno?

Piuttosto che omologarmi a questo sistema, ho concentrato nel tempo la maggior parte dei miei interessi in terraferma. Ma vedermi costretto ad assistere, più o meno passivamente, all’inerzia diffusa che mi circonda e che, di qui a poco, potrebbe diventare anche un problema mio, è una cosa che proprio non mi va giù.

E’ il momento delle proposte, dentro e fuori dalla politica, ma tutte in direzione dell’interesse supremo della difesa di Ischia. La nostra Ischia (per chi ancora la sente “nostra”).

2 Commenti

  1. Belle riflessioni da parte di Davide, però secondo me non c’è tanto spazio per ulteriori avvocati e deejay: avvocati ce ne sono a centinaia e quelli anziani non si decidono ad andare in pensione…
    Le discoteche si contano sulle dita di una mano, e quindi anche i dj necessari a farle funzionare.
    C’è spazio invece per il settore informatico e anzi non è facile trovare qualcuno che sappia veramente armeggiare approfonditamente coi computer e col web.
    Se vogliamo essere pragmatici e sinceri nei confronti delle future generazioni, dobbiamo dire che sull’isola non ci sono giovani che vogliano fare l’idraulico o il piastrellista o l’elettricista o il fabbro o il mastro muratore: tutti lavori dignitosi, necessari e ben retribuiti che vengono svolti perlopiù da persone di una certa età.
    Non c’è stato il ricambio generazionale nel settore dell’edilizia e faremmo bene ad incentivarlo spiegando ai giovani che in quel settore ci sarà sempre da lavorare.

  2. Nemo hai scritto sante parole concordo in pieno ma non capisco perché sia tu che il signor Conte avete tralasciato il settore dell hospitality intesa a 360 gradi

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