La mandrakata Castellana e la partita dell’Ischia rinviata

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L’Ischia Calcio domani non scenderà in campo perché la Flaminia Civita Castellana ha assunto una decisione che finisce per offendere l’intera Serie D, altro che quarta serie nazionale. La squadra laziale è arrivata a Pozzuoli, ha acquistato i biglietti per imbarcarsi sul traghetto delle 16.30, ma la corsa non è partita. A quel punto, invece di attendere il collegamento successivo, ha scelto di recarsi in Capitaneria di porto, farsi attestare l’impossibilità di raggiungere l’isola e rientrare a casa.

Una scelta che lascia perplessi e che fatica a trovare una giustificazione reale, soprattutto alla luce dei collegamenti effettivamente disponibili nel resto della giornata. La nave delle 18.30 è partita regolarmente, così come quella delle 19.00 della Caremar. Non solo. Da Napoli erano previsti ulteriori collegamenti utili: la corsa Caremar delle 17.30, poi quella delle 19.25 e infine la partenza delle 21.55. Un ventaglio di soluzioni che rende difficile sostenere l’idea di un’impossibilità concreta a raggiungere Ischia.

Anche nell’ipotesi in cui fosse stato necessario rifare i biglietti per una corsa successiva, è difficile immaginare che non si potesse trovare una soluzione anche se va sottolineato che quando un traghetto non parte i biglietti vengono rimborsati o convertiti per la successiva. Nella peggiore delle ipotesi, il presidente Luigi Laura, se contattato in tempo, avrebbe verosimilmente garantito il supporto necessario, persino provvedendo all’acquisto di nuovi titoli di viaggio oppure intervenendo attraverso i contatti sul territorio per sbloccare la situazione.

Qui non si tratta di logistica o di organizzazione, ma di rispetto delle regole e dello spirito sportivo. Siamo davanti a un episodio che mortifica il campionato e che rischia di svuotare di significato la stessa idea di competizione nazionale. In contesti ben più complessi, tra treni cancellati e collegamenti interrotti, si attende la corsa successiva e si prosegue. È la normalità. A Pozzuoli, o anche riposizionandosi su Napoli, sarebbe bastato fare lo stesso: attendere qualche ora e partire con uno dei numerosi collegamenti disponibili.

L’Ischia Calcio ha fatto bene a prendere le distanze da questa decisione e a tutelare la propria posizione. Non si registrano condizioni di forza maggiore tali da impedire la disputa della gara. Non c’è stata un’allerta meteo in grado di bloccare i collegamenti marittimi nel loro complesso. È saltata una corsa, circostanza che può verificarsi e che, proprio per questo, viene normalmente gestita attendendo la successiva.

Per questo appare legittimo attendersi un ricorso e una presa di posizione netta. Una partita non può saltare perché una squadra decide di non attendere il collegamento utile. Il rischio è quello di legittimare comportamenti opportunistici che nulla hanno a che vedere con i valori dello sport.

Se davvero si vuole parlare di campionato nazionale, servono responsabilità e rispetto delle regole, non scorciatoie. Altrimenti la Serie D finisce per assomigliare, nei momenti peggiori, più a un torneo improvvisato che a una competizione organizzata. E non può essere l’annullamento di una singola corsa marittima, a fronte di diverse partenze disponibili nel corso della serata, a impedire che una gara si disputi regolarmente al “Mazzella”.

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