La guerra ininterrotta | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 11 gennaio 2020

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Nel 2016 predissi contro ogni pronostico e in netta controtendenza col resto del mondo la vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane su Hillary Clinton. E oggi, in un momento in cui diverse migliaia di novelli esperti di politica estera (ma anche giornalisti e opinionisti di grido) ne sparano di cotte e di crude contro il suo ordine di assassinare il generale Soleimani, posso affermare con estrema cognizione di causa e senza timore di smentita che il noto tycoon resterà l’inquilino della casa bianca per un altro quadriennio, a partire dal prossimo novembre.

La sintesi di quanto poco attendibili siano le motivazioni per “scandalizzarsi” di quanto accaduto pochi giorni fa in Iran, in particolare per gli stereotipati timori di un nuovo conflitto mondiale già scongiurato dai diretti interessati, l’ha svolta perfettamente l’amico Saverio Ammendola su Facebook: “La guerra in medio oriente non è mai finita: dunque di quale guerra ancora si parla? Il prezzo del petrolio sale? Speculazioni! Nel settembre dell’anno scorso era a 68.02 ora a 69,11 ma i titoloni chissà cosa fanno credere…”. E, aggiungo io, anche fabbriche e trafficanti d’armi sono parte integrante di un meccanismo ininterrotto che ancora oggi vola troppo più in alto delle nostre teste e di quelle di tanta povera gente.

Mi limito a dirVi, fresco di sondaggio live in loco, che nonostante le innumerevoli antipatie che riesce ad attirare su di sé, il buon Donald rappresenta per i suoi concittadini un modo concreto di essere realmente il loro Presidente; non uno che, come nel caso degli ultimi contendenti democratici, punta esclusivamente a soddisfare le proprie ambizioni e/o una crescita patrimoniale che, nel caso di Trump, sono già ampiamente appagate dalla vita e dall’impresa privata.

Resta inteso che anche per un filo-americano-repubblicano come me, questa prospettiva non è certo l’optimum. Ma proprio come in Italia con Salvini, visti certi “chiari di luna”, la sindrome del male minore ha più di una ragione d’esistere.

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