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La “guerra” della zingara. Pio Lauro: «Non abbiamo inventato noi la zingara, ma è lecito registrare il marchio»

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Leo Pugliese | Quello che appare a tutti come un momento di contrasto con i cugini ischitani, è legato alla famosa zingara. Abbiamo allora incontrato il titolare del ristorante “Il Gazebo” di Procida, Pio Lauro, ischitano a metà, che da anni porta avanti la tradizione legata a queste famose due fette di pane che poi vengono identificate come la zingara. Ma improvvisamente questo panino ha suscitato grande clamore tra le due comunità.

– Ci spiega da dove nasce questa idea, perché l’avete realizzata e come l’avete registrata, anche per provare a disinnescare la miccia della polemica?

«Agli amici ischitani voglio precisare che noi abbiamo fatto un post dove, effettivamente, abbiamo sbagliato a scrivere qualcosa. In verità nessuno si vuole appropriare di niente. Ho letto tanti commenti, tralasciando quelli offensivi che purtroppo fanno parte dei social, ma commenti veramente senza fondamenta.

Noi siamo operativi dal 1992 e molti amici ischitani lo sanno. Non abbiamo fatto nient’altro che registrare il marchio di un prodotto. Una cosa che può fare chiunque, neanche con un grossissimo investimento. Una semplice operazione di marketing come tante altre, insomma.

Penso che per un panino sia stato suscitato un po’ troppo clamore però, poi, ognuno fa le scelte che desidera. Abbiamo fatto i nostri passi secondo la norma e in buona fede, poi magari la buona fede viene travisata o scambiata per altro, ma non è nella mia indole e ci sto mettendo la faccia come sempre.

Stamattina, non vi nascondo, ho pensato più volte di chiamare il proprietario della Virgola per chiedere scusa, per dire che certe cose non le sapevo ma poi ho pensato: forse è meglio se faccio prima sbollire un po’ la rabbia. Anche se, in verità, da ieri dovrei ringraziare tutti gli ischitani perché con tutto questo clamore ho preparato un’infinità di zingare e per oggi (ieri, ndr) ho raddoppiato l’ordine del pane.

Tutto questo, però, mi sembra che sia davvero una polemica abbastanza stupida che per me può finire qua. Poi ognuno fa le scelte che vuole.

Nei prossimi giorni, lo annuncio, usciranno degli atti prodotti sempre legati all’azienda che comunque valorizzeremo sui social e porteremo avanti questo discorso aziendale.

Come ho detto abbiamo iniziato questa impresa nel 1992 e, ovviamente, non abbiamo creato nulla, abbiamo preparato la zingara come quella che si fa a Ischia e in altri luoghi della Campania e non solo. Non mi sono inventato niente, ma credo che sia come lo spaghetto con le cozze o come la pizza Margherita. Non è una cosa che tu ti inventi. Abbiamo registrato il marchio di un prodotto che facciamo noi ma è una cosa, vi ripeto, tranquillissima e che può fare chiunque.

Però dovremmo dirci anche tutta la verità, magari qualcuno ci è rimasto male perché questo marchio non è stato registrato prima in qualche altro posto, ma ragazzi, non è colpa mia. Tengo comunque a precisare che per me la sinergia anche con la vicina isola d’Ischia è importante e non lo dico per paraculismo, come ha sostenuto qualcuno. Sono qua da trent’anni, non devo niente a nessuno, non ho bisogno di altro. Io ho bisogno solo di andare a pescare ogni tanto per rilassarmi…».

– Polemica chiusa, quindi. Voi continuate con la commercializzazione del marchio registrato e i cugini di Ischia a rivendicare i natali del panino…

«Certo che per me si può chiudere la polemica, io non ho problemi. Certo, se i cugini ischitani continuano a farci ancora un po’ di pubblicità non ci dispiace. Mando un abbraccio a tutti e un saluto ai ragazzi della Virgola…».

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