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La giustizia si arrende, nessun colpevole per le tragedie di Casamicciola

Seconda parte. In autunno al centro delle cronache giudiziarie la cittadina termale. Prescrizione per l’ex sindaco Vincenzo D’Ambrosio per la morte di Anna De Felice nell’alluvione del 10 novembre 2009. Il Comune non dovrà pagare i danni in qualità di responsabile civile. La terribile storia dell’asilo degli orrori. Nessun colpevole per la morte di Lina Balestrieri nel terremoto del 21 agosto 2017. La Procura ha archiviato la posizione dell’unico indagato, don Vincenzo Avallone, nel frattempo deceduto

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Nella seconda metà del 2022, protagonista suo malgrado della cronaca giudiziaria è stata Casamicciola. Proprio nell’autunno che ha visto una nuova tragedia abbattersi sulla comunità, la giustizia si è arresa nel trovare i responsabili di due eventi calamitosi verificatisi negli anni scorsi. E poi una storia terribile, quella dell’asilo degli orrori.

Ad ottobre è arrivata la sentenza di prescrizione per l’ex sindaco Vincenzo D’Ambrosio, l’unico condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per omicidio colposo per la morte di Anna De Felice nell’alluvione del 10 novembre 2009. E di conseguenza il Comune chiamato a risarcire i danni in qualità di responsabile civile. Tutto cassato dalla Corte di Appello, che ha accolto il ricorso presentato dall’avv. Gianluca Maria Migliaccio. I giudici di secondo grado hanno accolto la tesi del difensore. La modifica del capo d’imputazione operata dal pubblico ministero a istruttoria dibattimentale conclusa, integrandolo con l’ultimo capoverso del disastro colposo e che innalzava il tetto della prescrizione, non poteva essere accolta. In sostanza già all’atto della sentenza di primo grado, a maggio 2019, il reato era estinto. Addirittura, si era prescritto a giugno del 2017. Si legge infatti nella motivazione: «Fondata risulta, invece, l’eccezione di prescrizione dei reati in data antecedente alla pronuncia della sentenza di primo grado.

E’ d’uopo ricordare che secondo consolidati indirizzi ermeneutici cli legittimità, la fattispecie disciplinata (morte di più persone, ovvero morte di una o più persone e lesioni di una o più persone) non costituisce un’autonoma figura di reato complesso, né dà luogo alla previsione di circostanza aggravante rispetto al reato previsto, ma prevede un’ipotesi di concorso formale di reati, unificati solo “quoad poenam”, con la conseguenza che ogni fattispecie di reato conserva la propria autonomia e distinzione, sicché il termine di prescrizione del reato va computato con riferimento a ciascun evento di morte o di lesioni, dal momento in cui ciascuno di essi si è verificato».

Aggiungendo: «Tornando al caso di specie, l’evento morte e lesioni in concorso si sono verificati tutti in data 10.11.2009. Il termine di prescrizione per il delitto di omicidio colposo, fatta eccezione per le ipotesi aggravate, è pari ad anni sette e mesi sei, considerato l’effetto interruttivo. Identico è il termine di prescrizione delle lesioni contestate. A tale termine vanno aggiunti 44 giorni di sospensione relativi al giudizio di primo grado. Ne discende che il termine prescrizionale è maturato il 13.6.2017.

La sentenza di primo grado deve essere riformata, essendo i reati estinti per intervenuta prescrizione».

Nessun responsabile, nessun danno da pagare: «Nel pronunciare declaratoria di estinzione dei reati di cui al capo B), verificatasi in corso di giudizio di primo grado, la Corte è chiamata altresì a revocare le statuizioni civili della sentenza impugnata riguardanti l’imputato e il responsabile civile Comune di Casamicciola».

UTC DI BARANO NEL MIRINO DEL PM

Sempre ad ottobre è scoppiato il “caso edilizia” a Barano. Il pubblico ministero Giulio Vanacore della Sezione ambiente ed urbanistica ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico comunale Crescenzo Ungaro in riferimento alla gestione del condono edilizio. Contestando ben quattro episodi di abuso d’ufficio per altrettante pratiche concluse con il rilascio della sanatoria che invece per la Procura dovevano essere rigettate perché i beneficiari avevano eseguito ulteriori lavori dopo i termini prescritti e non sono state tenute in conto le ordinanze di demolizione inottemperate.

MALTRATTAMENTI ALL’ASILO

Come se non bastassero gli eventi catastrofici, a novembre Casamicciola è finita sotto i riflettori per la raccapricciante vicenda dell’asilo degli orrori. Quattro suore dell’Istituto Istituto Santa Maria della Provvidenza accusate di aver maltrattato bambini loro affidati. A suor Marie Georgette Rahasimalala è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere mentre alla madre superiora Angela De Bonis, meglio conosciuta come suor Edda, Noeline Razanadraozy e Curay Alice Albaracin il divieto di dimora in Campania. A tutte e quattro viene contestato il reato di concorso in maltrattamenti nei confronti di minori con l’aggravante; alla sola Marie Georgette Rahasimalala le lesioni personali aggravate; a Curay Alice Albaracin violenza privata aggravata.

Particolarmente raccapricciante il racconto della bambina che ha girato un video delle violenze mostrandolo poi alla madre, riportato nella ordinanza a firma del gip Federica De Bellis: «Ho frequentato l’istituto delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso ora di pranzo, il bimbo piccolo che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni, aveva tirato il velo alla suora e noi chiamiamo “Goretti”,a questo punto la suora ha iniziato a picchiarlo, tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora ha graffiato sulla lingua. A questo punto, il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli, dalla suora, tanto che gli usciva il sangue dal naso. Anche l’altra sorellina più piccola, che cercava di avvicinarsi a lui, le venivano tirati i capelli dalla Suora.

Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor “Nellina “, la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo, ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa “picchiarli… tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa “Suor Nellina” che ha una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati. Penso che venissero colpiti i più piccoli perché indifesi e più restii a raccontare le cose…

Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma mamma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto, per farlo poi vedere a mamma… Mentre stavo facendo il video, un bimbo più piccolo che mi stava vicino, mi ha detto di non fare la spia, chiamando poi un’altra bimba più grande, la quale poi ha avvertito le suore che io avevo fatto un video, chiedendo di portarglielo. Ho portato il telefono a Suor Alice che ha visionato il video e mi ha detto di cancellarlo. Io l’ho cancellato ma sapendo che comunque restava memorizzato nel telefono e poi quando mamma mi è venuta a prendere le ho raccontato quello che era successo e le ho girato il video.

Il giorno dopo, all’arrivo dalle suore, ho visto che le suore stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me, dicendomi di non portarlo più… Per quel che ricordo un atteggiamento così violento non accadeva tanto spesso, ricordo solo schiaffi e tirate di capelli. Sono tornata per una sola settimana a settembre, perché mamma lavora ma io non volevo in alcun modo tornarci, anche perché la suora superiore “Edda” mi controllava sempre la borsa e gli altri ragazzini mi dicono che sono una “spiona di merda”… Dopo il fatto dell’aggressione ai due fratellini, ricordo che non è intervenuto nessun medico, né ambulanza, né sono stati portati in ospedale, ricordo solo che suor Alice ha messo del limone sul naso del bimbo che sanguinava».

ATTI IRREPERIBILI E PRESUNTI RESPONSABILI DECEDUTI

Casamicciola senza pace. Quasi come se il destino si accanisse contro la cittadina termale, a dicembre, dopo la tragedia della frana, è arrivata anche la notizia dell’archiviazione per la morte di Lina Balestrieri a causa del terremoto del 21 agosto 2017. I pubblici ministeri Caroppoli e Orlando avevano indagato il solo don Vincenzo Avallone in relazione al periodo in cui aveva gestito la Chiesa del Purgatorio. Il sacerdote è poi scomparso nel 2019, come già erano deceduti tutti gli altri presunti responsabili. E inoltre il tempo trascorso dai lavori di ricostruzione della chiesa eseguiti negli anni ’70 ha reso impossibile reperire agli atti del Comune la concessione edilizia.

La tesi portata avanti dalla Procura era che i lavori non fossero conformi al progetto e che il timpano crollato, i cui massi di tufo seppellirono Lina, non fosse stato realizzato in maniera tale da resistere a una scossa di terremoto come quella del 2017. Ma alla fine i pm si sono dovuti arrendere, chiedendo l’archiviazione accolta dal gip.

Nella richiesta i pubblici ministeri evidenziano: «Vale la pena precisare, sin da ora, che, anche a seguito di mirate verifiche effettuate presso il Comune di Casamicciola, non è stata rinvenuta la concessione edilizia relativa all’attività di ricostruzione della chiesa, poi effettivamente eseguita, senza che sia stato possibile accertare – attesa l’ampiezza del lasso temporale trascorso -, se essa non venne mai rilasciata o, piuttosto, se la relativa documentazione sia andata perduta o smarrita».

Una ricerca della responsabilità impossibile, dopo cinquant’anni dai lavori eseguiti alla chiesa. Tanto più dopo la morte di don Vincenzo Avallone. E i pm alla fine hanno scritto: «L’impossibilità di accertare, per le ragioni sopra dette, a distanza di circa 50 anni dai fatti, se i predetti lavori furono eseguiti previo rilascio di regolare concessione edilizia – come potrebbe presumersi sulla scorta della corrispondenza intervenuta tra il Comune di Lacco Ameno (un errore dei pm, ndr) e la Soprintendenza – o, piuttosto, in assenza di valido titolo autorizzativo, impone peraltro di escludere possibili profili di responsabilità in capo ai soggetti istituzionalmente preposti al rilascio della concessione o che, nella fase procedimentale, ebbero a rilasciare pareri tecnici: ad ogni modo, come accertato dai CC della Compagnia di Ischia, delegati per lo svolgimento delle indagini, sia l’allora sindaco p.t. del comune di Casamicciola Terme (preposto al rilascio della concessione) sia i componenti della Commissione edilizia che, nella seduta del 15.09.1970, rilasciarono parere favorevole al progetto di ristrutturazione della chiesa risultano nelle more deceduti di tal che ogni approfondimento sul punto appare superfluo.

Astratti profili di responsabilità sembra(va)no, invece, potersi prefigurare in capo al professionista incaricato della progettazione delle opere, ing. Franco Tiscione, nonché nella veste di committente, in capo ai sacerdoti Patalano Francesco ed Avallone Vincenzo: reggenti della parrocchia detta Del Purgatorio nel periodo di esecuzione dei lavori di ristrutturazione: il decesso, in epoca ben antecedente al sisma, del Tiscione e del Patalano ha determinato la iscrizione nel registro degli indagati del solo Avallone Vincenzo, unico tra gli attori della vicenda che ne occupa ancora vivente al momento della insorgenza del procedimento.

Operata tale premessa in ordine alle ragioni della operata iscrizione, deve rilevarsi come anche Avallone sia deceduto nelle more del procedimento, di tal che non può che prendersi atto della intervenuta estinzione di eventuali reati a carico dello stesso ravvisabili».

A fronte dell’archiviazione c’è però da aggiungere che il difensore dei familiari della Balestrieri, l’avv. Bruno Molinaro, non si è arreso. Ritenendo che la chiesa fosse abusiva e dunque andasse demolita, ha diffidato la Diocesi di Ischia, il Comune di Casamicciola, il Ministero della Cultura e per esso della Soprintendenza, ognuno a suo avviso responsabile per le rispettive competenze, a risarcire il danno. Pena l’apertura di un contenzioso civile.

2 – Fine

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