mercoledì, Maggio 12, 2021

LA GIUSTIZIA DI PARALIZZA. Mentre il Covid avanza, aumenta anche la paura tra gli addetti ai lavori e gli avvocati…

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Paolo Mosè | La seconda ondata epidemica legata al Covid ha letteralmente messo in paura il pianeta giustizia. Passando dai vertici fino agli operatori che quotidianamente svolgono le loro attività nelle cancellerie. Con il susseguirsi di allarmi più o meno fondati sulla positività dei frequentatori del palazzo di giustizia. Bisogna dire con estrema correttezza che la situazione a Ischia non è tra quelle più preoccupanti dato che fino ad ora (e speriamo che la situazione rimanga allo status quo) registra la positività di alcuni avvocati. I quali sono incappati nel virus e sono a casa in attesa che la “tempesta” passi senza alcun aggravamento della situazione fisica. Altri sono in quarantena perché hanno avuto più o meno contatti diretti con chi è poi risultato al tampone tra quelli contagiati. E’ una situazione surreale, a volte ci si guarda con sospetto, si evita (se è possibile) di allacciare qualche colloquio anche di natura legata a rapporti professionali. E altrettanto sono attenti gli operatori delle cancellerie e gli stessi giudici. Alcuni di essi nelle proprie stanze hanno creato una sorta di barriere, piazzando dinanzi alla propria scrivania una seconda per mantenere le distanze di sicurezza. E tutti rigidamente con la mascherina sul volto. E c’è anche qualche avvocato che per sentirsi più sicuro e che il virus non sfondi ne ha piazzate due di mascherine. Come respiri, è tutto un mistero.

Alcuni esperti pneumologi fanno sapere che però indossare per lunghissime ore la mascherina piazzata sul volto e soprattutto quelle che danno maggiori garanzie, possono creare qualche problema anche agli stessi polmoni. Non riuscendo più ad espellere l’anidride carbonica che diventa una sostanza che ritorna indietro con conseguenze a lungo periodo. Meglio pensare al presente che al futuro, meglio qualche problema tra qualche anno che beccarsi il virus e rischiare di finire anche in ospedale con la complicanza di polmonite. Ed è più grave se è bilaterale.
Alla sezione distaccata di Ischia per “prevenire” eventuali visitatori con qualche linea di febbre, che è uno dei potenziali allarmi della scarsa salute e il rischio di essere stato infettato, è stato piazzato all’ingresso uno scanner di quelli professionali che costano un bel po’ di quattrini, ed è stato donato dal consiglio dell’Ordine degli avvocati su esplicita richiesta dell’Assoforense ischitana guidata da Gianpaolo Buono. E per agevolare l’ingresso e raggiungere gli uffici o le aule di dibattimento gli avvocati isolani hanno acquistato tutta una serie di indicazioni sia poggiate sul pavimento che alle pareti. Indicazioni che servono per coloro che hanno necessità di assistere ad un proprio processo o raggiungere qualche cancelleria per un adempimento.

AULA “BUNKER”
L’aula penale è un vero e proprio bunker. Nessuno entra o esce senza l’ordine del giudice e la presenza è disciplinata dal carabiniere di servizio. E’ stata creata una scaletta con gli orari prestabiliti di quei processi che verranno celebrati nella prima parte della mattinata e quelli da mezzogiorno in poi. In modo da non rendere affollato l’androne di avvocati, imputati e testimoni.

Ma non sempre tutto si svolge nella maniera auspicata. C’è da fare i conti con tutta una serie di problematiche legate perlopiù anche alla tensione, alla preoccupazione di chi non ha alcuna intenzione di presentarsi in un ufficio pubblico e ritrovarsi a qualche metro di distanza senza avere la sicurezza che non vi sia qualche asintomatico. La preoccupazione, la paura prevalgono su tutti gli altri sentimenti.

Nel penale la disposizione è abbastanza chiara e ferrea. I processi che sono stati fissati per quell’udienza vengono chiamati ad uno ad uno. Solo l’avvocato che risulta essere difensore di fiducia, o d’ufficio in mancanza, ha la possibilità di poter accedere. Così come all’imputato ed eventualmente alla costituita parte civile. Mentre i testimoni e i consulenti vengono tenuti lontani con il distanziamento cosiddetto sociale. E costoro a volte rimangono per ore ad attendere il lieto evento: la chiamata del processo che a loro interessa. Tutti in aula sono obbligati ad indossare mascherine di ultima generazione e che garantiscono la tenuta, la barriera dal virus rispetto a quelle tradizionali, meglio conosciute chirurgiche. Il giudice ne è la dimostrazione, che è sempre perfettamente protetto.

LA SITUAZIONE A NAPOLI
Gli avvocati, però, debbono anche “combattere” con quanto sta accadendo presso la sede centrale del tribunale partenopeo, ove sono costretti a recarsi per seguire i processi in cui risultano essere difensori di fiducia. In particolare in quelli civili, dove maggiormente si manifestano gli assembramenti. Per le aule troppo “affogate”, mentre non vi è una disciplina organizzativa per rendere più fluido e protetto il rapporto che deve intercorrere tra le parti interessate alla causa. Molti avvocati isolani preferiscono evitare la traversata con l’aliscafo e raggiungere il tribunale al centro direzionale. Dove i dispositivi di controllo non sono così rigidi come quelli che sono stati approntati alla sezione di Ischia. Manca uno scanner per il controllo della temperatura, non vi sono quelle precauzioni che erano state adottate più rigidamente nella primavera scorsa. Ma nel frattempo la situazione nell’ambito degli uffici si è per così dire aggravata per l’arrivo inesorabile del virus. Diversi cancellieri risultano essere positivi e questo sta comportando necessariamente controlli a iosa incrociati. Predisponendo diversi altri colleghi alla quarantena, fino al risultato del tampone.

E’ proprio di ieri la notizia che negli uffici della cancelleria della Corte di Appello sono risultati positivi alcuni dipendenti e finanche un giudice di pace risulta tra quelli colpiti. Ed è stata una corsa a ricostruire i contatti che costoro hanno avuto nell’ambito del proprio ufficio e predisporre tutte quelle iniziative previste dal protocollo. La mancanza di personale a causa dell’emergenza sanitaria ovviamente crea ulteriori preoccupazioni e rallentamento nelle attività, nel disbrigo delle migliaia di fascicoli che attendono un adempimento o di essere predisposti per l’udienza. E già da aprile scorso e fino ad oggi gli arretrati e le attese si accumulano sempre più.

La giustizia sembra un’isola a sé, lontana da tutto ciò che sta accadendo intorno a noi. Eppure è un servizio di primaria importanza che attrae necessariamente migliaia di persone, tra dipendenti costretti a recarsi sul posto di lavoro e rimanere in una stanza per diverse ore con altri colleghi. Altrettanto preoccupati e che cercano il distanziamento, tentano di evitare il contatto con il pubblico e soprattutto con gli avvocati, ma questo a quanto pare non evita il contagio. Nel mentre il Ministero della Giustizia sembra essere una istituzione anch’essa lontana nei tempi. E l’unica soluzione che pare stia adottando in queste ore, è di “trasferire” alcuni dipendenti nelle proprie abitazioni per svolgere il lavoro da casa. Un’attività che viene oggi indicata in smart working. Utilizzando come al solito termini inglesi per essere più “professionali” e per dare un certo tono all’attività. Qualche soldo è arrivato per gli uffici giudiziari, per Napoli e Ischia. In tutto uno stanziamento di 90.000 euro per potenziare i dispositivi di sicurezza e di protezione individuale. Sembrano tutti interventi non “ragionati”, ma presi per fare qualcosa. Per dare risposte a chi giustamente chiede a chi governa un intervento per garantire la sicurezza per i propri dipendenti e soprattutto per chi è costretto a dover entrare nel palazzo di giustizia.

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