La giustizia ad Ischia ricade nella massima incertezza. La Montesarchio ha già lasciato

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Paolo Mosè | Non c’è certezza, non c’è pace, non c’è sicurezza. E’ ciò che accade nella sezione distaccata di Ischia! Niente è dato per sicuro, perché tutto è in costante movimento. E’ di ieri la notizia che l’unico giudice togato Valeria Montesarchio ha già lasciato il suo incarico a Ischia, allorquando il presidente del tribunale facente funzioni l’aveva nominata a dirigere l’udienza del giovedì per tutti quei processi che sono stati trattati all’udienza preliminare. Mentre tutti i processi con citazione a giudizio diretta sono di competenza dei giudici onorari. Questo ex giudice per le indagini preliminari e da pochi mesi in dibattimento non verrà più perché nel frattempo è stata applicata in Corte d’Appello nella terza sezione, per la precisione, presieduta da un Giudice con la G maiuscola, Giovanni Carbone, che è stato per circa otto anni alla sezione di Ischia lasciando un buon ricordo a tutti gli operatori.

Governando la marea di processi penali con piglio, determinazione, attenzione e non tralasciando mai l’aspetto umano, senza infierire e dando le giuste pene, ma mostrandosi soprattutto giudice terzo. Ha giurato, la Montesarchio, alcuni giorni fa e quindi è ora in servizio in Corte di Appello. Eppure la sua nomina era stata fatta non molto tempo fa dal presidente facente funzioni e questo giudice togato è arrivato ad Ischia solo due volte, per la terza occasione risultava essere in ferie. E si è creata nel frattempo tutta una serie di scelte in particolar modo per alcuni processi più delicati, che sono dell’esclusiva competenza del togato. E altri ancora sono in attesa di una scelta di data per la trattazione.

Una notizia che ha spiazzato l’avvocatura, che non si aspettava una così brusca interruzione di rapporto con questo nuovo giudice che ha assaporato la neo aula di udienza solo in queste due occasioni, ma al solo fine di procedere allo smistamento dei processi: quelli trattenuti per sé e quelli invece da trasferire ai giudici onorari. E domani non vi sarà la presenza del giudice togato, che sarà sostituito presumibilmente da un got, che a sua volta nulla potrà fare, se non quello di procedere ai rinvii, smistando quelli nell’ambito della sua competenza e quelli del togato. Il presidente potrebbe anche decidere di delegare per tale adempimento l’attuale giudice coordinatore della sezione distaccata che coordina il settore civile, Eugenio Polcari. E anche qui ci troveremo di fronte ad un blocco di rinvii distribuiti tra novembre e dicembre.

PROBLEMI ORGANIZZATIVI
Questa nuova situazione ha per così dire creato una certa preoccupazione nell’avvocatura e in special modo nell’avv. Cristiano Rossetti, delegato della Camera penale per i problemi della sezione isolana. Il quale ha immediatamente chiesto ed ottenuto un incontro con il presidente del consiglio dell’Ordine di Napoli Tafuri, che in pochi minuti ha contattato il presidente reggente del tribunale per un incontro immediato che è stato concesso per discutere questa ennesima e costante emergenza. E’ stato per così dire un incontro fruttuoso, se vogliamo dire, tutto incentrato su uno scambio di informazioni per capire quale sia il destino di questo ufficio giudiziario periferico, rimasto l’unico in tutta la regione Campania. E a quanto pare (siamo quasi all’ufficialità) dovrebbe giungere ad Ischia in sostituzione della collega Montesarchio un altro ex giudice per le indagini preliminari, Ludovica Mancini.

Oggi in servizio presso la quarta sezione dibattimentale del tribunale. La quale dovrebbe operare nell’unica udienza settimanale il mercoledì o il venerdì. Una modifica sostanziale, dato che il giovedì è già occupata e deve essere presente in udienza a Napoli in conformazione collegiale per trattare anche processi di estrema delicatezza. E quindi si rende tutto più complesso e difficile. Perché? Semplice. Ormai tutti i processi più delicati che sono nella competenza esclusiva del togato sono stati rinviati al giovedì e quindi si è creata una ulteriore situazione di instabilità e di incertezza soprattutto. Si dovrebbe a questo punto procedere alla nomina di un got che avrebbe il compito di aprire il dibattimento il giovedì con il solo impegno di immettere quei processi nell’udienza stabilita (mercoledì o venerdì, non si sa ancora) e quindi perdere ulteriore tempo. E la prescrizione continuerà a correre senza possibilità di un’interruzione, perché ciò non è causato da un impedimento dell’avvocato o dell’imputato. Ma di una giustizia che non riesce ad autogovernarsi per mancanza di un po’ di tutto, perché sarebbe lungo iniziare un elenco.

E siccome la delega è di applicazione di tre mesi, prolungandoli di ulteriori tre, significa che i processi più delicati ove si debbono affrontare questioni che non si risolvono in poche battute ma che necessitano approfondimenti assorbiranno mesi e mesi prima di una possibile soluzione. Ma questo interessa poco, perché i problemi che attanagliano la sede centrale sono molteplici. E di questo si è discusso anche con il presidente e i due rappresentanti dell’avvocatura. E si sa che le risorse umane sono scarse e si osserva che in determinati settori bisognerebbe avere la presenza quantomeno di undici giudici, ma attualmente ne sono in servizio tre. Il che vuol dire che siamo di fronte ad una coperta molto ristretta.

VA VIA LA CANCELLIERA
E si è parlato inoltre della emergenza che si registra nel personale di Cancelleria. Sul punto la presidenza ha fatto notare che anche qui Napoli si trova di fronte ad una contrazione di personale direttivo. Partendo dai cancellieri e via via fino ai dirigenti. Tutto è quindi concentrato con il dover tamponare. Dislocando a volte i cancellieri che debbono occuparsi di più sezioni in attesa di rinforzi. Quali rinforzi? I cancellieri più anziani vanno in pensione e puntualmente non vengono rimpiazzati e così anno dopo anno si crea l’emergenza, oggi diventata acuta.

Una premessa per dire sostanzialmente ai due avvocati: “non chiedetemi personale di Cancelleria perché non ne ho, non posso soddisfare le vostre richieste”. Questo è ormai un compito che deve essere risolto innanzitutto dalla direzione generale del personale del Ministero della Giustizia. Che ha solo provveduto a rinforzare il personale con qualifica di assistenti giudiziari. I quali hanno compiti molto ridotti, non possono svolgere delle funzioni vitali per il funzionamento di una Cancelleria. E a Ischia il personale si assottiglia ancor di più. Con una sentenza della sezione civile della Corte di Appello, è stato accolto il ricorso presentato dalla cancelliera del settore penale Gaetana Raffaele che da vent’anni è stata uno dei pilastri della struttura giudiziaria isolana. E più volte aveva chiesto di poter tornare a casa sua, ove vive tutta la sua famiglia, ma senza avere mai una risposta dal Ministero, che si è sempre chiuso a riccio respingendo ogni istanza. Cosa che invece non fa con gli altri dipendenti, ovverosia i magistrati. Vedi il caso di Ischia e ciò che è accaduto in queste ultime settimane. A Roma nessuno si chiede cosa accada nell’ufficio isolano, il perché le udienze non si svolgono, in quanto è compito del Ministero monitorare il funzionamento degli uffici. Ma si sa, le attenzioni sono rivolte ad altri orizzonti che danno massima visibilità e non producono grattacapi. Il bello è che la cancelliera Raffaele, detta Tania, non sarà affatto rimpiazzata e quindi il lavoro diventerà più problematico. Per non parlare del civile, che ormai può definirsi la Cancelleria con l’ossigeno. E di questo parleremo, più approfonditamente, sull’ennesimo grido d’allarme lanciato dal presidente uscente dell’Assoforense Francesco Cellammare.

RISCHIO CHIUSURA
Siamo alla paralisi? Di sicuro siamo costantemente nell’emergenza e nella ricaduta sistematica di cui a nessuno frega niente. Cosa succederà dopo? Un bel vedere, certamente. Assisteremo ai soliti provvedimenti tampone per scongiurare il blocco. Ma c’è anche chi auspica, dal vertice della stessa magistratura, che si vada verso la paralisi, alla chiusura di questa struttura. Anche per iniziare un braccio di ferro con il Ministero della Giustizia, che pur essendo a conoscenza delle difficoltà che si incontrano anche nelle altre due sezioni distaccate ancora aperte, fa finta di nulla.

Come se non esistessero i problemi. E la promessa di un giudice titolare comunque che garantisca la sua permanenza? Fatta alcuni mesi fa dallo stesso presidente facente funzioni, che ha garantito che sono stati assegnati sei nuovi giudici al tribunale partenopeo e uno di questi verrà quasi certamente inviato ad Ischia per ivi rimanere, senza la possibilità di alcuna applicazione a termine. Saremo sicuri? Questo giudice che dovrebbe arrivare tra gennaio o forse marzo proviene da una regione alquanto disagiata e che ha tanta voglia di rientrare nella sua regione, la Campania. E quindi non avrebbe motivi od opportunità per rifiutare il trasferimento alla sezione di Ischia. Ma si sa, il tempo invoglia, accumula la volontà di poi richiedere di essere immesso in servizio presso la sezione centrale. Per le note difficoltà di raggiungimento del posto di lavoro tre volte a settimana.

Con la presenza del giudice Alberto Capuano si era creata una stabilità, i processi si svolgevano regolarmente e le sentenze arrivavano con altrettanta precisione. Quello che sta accadendo in questi giorni sarà anche un elemento di riflessione da parte di tutti gli iscritti all’Associazione che conosceranno entro venerdì prossimo i candidati presidente e a membri del direttivo. E tutti coloro che verranno eletti dovranno dimostrare di avere interesse a muoversi, a risolvere i problemi. Per non dimenticare che fra un anno e tre mesi la proroga scade e se non ne arriverà un’altra, la terza di seguito, o la stabilizzazione tanto auspicata, il portone del palazzo di giustizia di via Michele Mazzella chiuderà definitivamente. E il Comune potrà rientrare di un suo bene per utilizzarlo, si presume, per tutt’altro scopo. E sarebbe una sconfitta grande e monumentale per chi verrà eletto alla carica di presidente e per i quattro neo membri del direttivo. Che potrebbero essere additati come coloro che hanno decretato inesorabilmente la chiusura di un ufficio pubblico che è aperto ininterrottamente da tempi immemorabili.

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