mercoledì, Maggio 12, 2021

La gestione facile del porto di Lacco Ameno, il tribunale è pronto ad emettere la sentenza

Il presidente del collegio ha informato le parti che alla prossima udienza il processo si concluderà. L’accusa si fonda sull’affidamento diretto dell’approdo turistico nello specchio d’acqua più volte al centro di violente polemiche politiche e di scontri giudiziari. Sullo stesso approdo si è chiusa una indagine della Procura che vede nove indagati che rispondono di numerosi reati. Attendono fiduciosi una sentenza di assoluzione gli imputati Gaetano Grasso e Giuseppe Perrella

In primo piano

Paolo Mosè | Il processo si chiude. Lo ha preannunciato il tribunale, che ha confermato che alla prossima udienza le parti dovranno concludere e il collegio si ritirerà in camera di consiglio per decidere sulle sorti dell’ing. Gaetano Grasso e di Giuseppe Perrella. Rispettivamente il primo nella sua qualità di responsabile dell’Ufficio Demanio Marittimo del Comune di Lacco Ameno, mentre il secondo di rappresentante legale della società “Marina del Capitello S.C.A.R.L.”. Entrambi accusati di concorso in abuso d’ufficio e di violazione al Codice della Navigazione. Nella sostanza il pubblico ministero contesta al dirigente in servizio nel Comune di Lacco Ameno, mentre oggi è nei ranghi del Comune di Ischia presso l’Ufficio Tecnico, di aver rilasciato concessione per l’affidamento della gestione dell’intero approdo turistico di Lacco Ameno. In particolare per accogliere le barche da diporto che si ammassano soprattutto nei mesi più caldi e consente di ottenere dei benefici finanziari ragguardevoli. Il tribunale ha deciso così di accorciare i tempi, dando la possibilità al collegio difensivo di poter ascoltare l’unico teste rimasto della propria lista e subito dopo la parola al pubblico ministero per le richieste e concluderanno i difensori di entrambi gli imputati. Una scelta dettata proprio dal troppo tempo trascorso in dibattimento, se si va ad analizzare la consumazione del reato di abuso d’ufficio, che risale all’anno 2015. Il che vuol dire in dirittura d’arrivo per dichiararne la prescrizione, salvo che non vi siano state interruzioni per rinvii dovuti all’impossibilità di presenziare di uno o più imputati o per altri impegni dei difensori.

E’ una corsa contro il tempo per tirare le somme di questo dibattimento che ha analizzato la gestione del porto turistico di Lacco Ameno, molto spesso al centro di dispute politiche, di battaglie tra fazioni opposte e che hanno tirato in ballo la magistratura inquirente per svolgere delle indagini. Come vedremo più avanti, su questo stesso specchio d’acqua c’è stata una ulteriore indagine condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Antonio Ardituro, che ha già ordinato la notifica dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di nove indagati e si attende a breve la richiesta di rinvio a giudizio. Che sarà valutata nei tempi previsti dal giudice dell’udienza preliminare.

L’ABUSO D’UFFICIO

Tutti i testimoni dell’accusa hanno raccontato delle indagini che sono state espletate, in particolar modo dalla polizia giudiziaria delegata dal pubblico ministero. Un racconto nel quale si evidenzia che il tutto si è incentrato nell’acquisizione e nel sequestro di tutti gli atti che erano in possesso del Comune di Lacco Ameno. Per accertare se siano state rispettate tutte quelle procedure che la legge specifica per la Pubblica Amministrazione, che ha l’obbligo di procedere ad una gara per consentire ad altre società di parteciparvi. In tal caso ci sarebbe stato da parte del dirigente comunale un provvedimento di natura “monocratica” teso alla concessione alla “Marina del Capitello” dell’affidamento dell’approdo turistico. Arrecando in questo modo un vantaggio patrimoniale ritenuto rilevante a scapito, si presume, della stessa collettività e impedendo a società specializzate del settore di competere.

Come è ben specificato nella contestazione complessa e che è stata letteralmente vivisezionata dal collegio giudicante che dovrà emettere la sentenza in ordine alla ipotesi di abuso d’ufficio: «Perché Grosso Gaetano, in qualità di Responsabile dell’Ufficio Demanio Marittimo del Comune di Lacco Ameno nonché di esecutore materiale del reato, in concorso con Perrella Giuseppe, in qualità di rappresentante legale della società Marina del Capitello S.C.A.R.L. – richiedente con stanza del 22 aprile 2015 l’affidamento in gestione per l’esercizio 2015 (maggio – ottobre 2015) dell’intero approdo turistico di Lacco Ameno – e di istigatore del reato, nell’esercizio delle sue funzioni a abusando del suo ufficio pubblico, su istigazione del Perrella (che determinandolo concorreva nel reato), rilasciava in data 5 giugno 2015 l’autorizzazione ex art. 45-bis Codice della Navigazione alla società Marina del Capitello S.C.A.R.L. – senza l’esperimento di alcuna procedura di evidenza pubblica – alla “gestione degli approdi e specchi acquei riguardanti i pontili A, B, C, D, E, F e gli approdi esterni a nord” ed in tal modo intenzionalmente procurava alla suddetta società un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nell’ottenimento del predetto affidamento per il periodo dal 5 giugno al 31 ottobre 2015, in violazione delle seguenti norme….

Art. 30, co.3 del D. Lgs. 163/2006, secondo cui “La scelta del concessionario deve avvenire nel rispetto de principi desumibili dal Trattato e dei principi generali relativi ai contratti pubblici e, in particolare, dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionalità, previa gara informale cui sono invitati almeno cinque concorrenti, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione all’oggetto della concessione, e con predeterminazione dei criter selettivi”

Art 3 co 1 e co 5. del Decreto Dirigenziale n. 133 del 5 ottobre 2010 della Regione Campania rubricato “Trasparenza e concorrenza nell’ipotesi dell’art. 45-bis cod. Nav secondo cui: “1. In omaggio ai principi di trasparenza non discriminazione parità di trattamento, concorrenza e libertà di stabilimento tra soggetti interessati all’occupazione e l’uso di aree demaniali marittime e specchi acquei, i concessionari che intendano essere autorizzati, ai sensi dell’articolo 45 bis cod. Nav, ad affidare ad altri soggetti la gestione delle attività oggetto della concessione devono manifestare detta volontà nell’istanza di rilascio o di rinnovo della concessione demaniale marittima.(…).
I concessionari qualificabili come enti pubblici e soggetti analoghi, quali organismi di diritto pubblico o imprese pubbliche, qualora chiedano, nell’ipotesi disciplinate dai precedenti, commi, l’autorizzazione ai sensi dell’articolo 45 bis Cod. Nav ad affidare ad altri soggetti la gestione delle attività oggetto della concessione, devono individuare il soggetto affidatario con procedure ad evidenza pubblica, dandone comunicazione nella relativa istanza».

LA TESTIMONIANZA DI PASCALE

Gli imputati questa circostanza la respingono e ritengono di aver rispettato tutte le procedure previste dalla legge. Non è d’accordo su questa tesi il magistrato della pubblica accusa che contesta altresì la violazione del Codice della Navigazione: «Perché Perrella, in qualità di amministratore della società Marina del Capitello S.C.A.R.L. e di esecutore materiale de reato, in concorso con Grasso, in qualità di Responsabile dell’Ufficio Demanio Marittimo del Comune di Lacco Ameno e di agevolatore, in forza dell’autorizzazione per l’affidamento della gestione dei servizi di nautica da diporto illegittima in quanto rilasciata in violazione o disposizioni normative di cui al capo 1. arbitrariamente occupava gli approdi e gli specchi acquei riguardanti i pontili A, B, C, D, E ed F, gli approdi esterni a nord del porto di Lacco Ameno, spazi del demanio marittimo».

Durante il dibattimento è stato ascoltato anche l’attuale sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, il quale ha specificato chi realmente affidò l’approdo turistico alla società in capo a Perrella. Scrollando di dosso ogni possibile responsabilità agli amministratori del passato e quelli che erano in carica durante il percorso processuale. Dichiarando: «Sono stato eletto quale primo cittadino del comune di Lacco Ameno nel 2015 e la gestione del porto venne affidata dal commissario prefettizio e precisamente il 5 giugno 2015, mentre io mi insediai il 18 giugno. Quindi non fu un atto politico, né dell’Amministrazione che io presiedevo. Quell’affidamento – ha poi aggiunto il teste – era avvenuto a seguito di un bando di gara europeo e vi erano tutte le condizioni per iniziare ad operare».
Giustificando la necessità di accelerare proprio perché si era già nella fase calda dell’estate e quindi «era impellente iniziare, non era possibile perdere una stagione turistica già alle porte, e ricordo che eravamo agli inizi del mese di giugno».

Anche dando una giustificazione sul ruolo avuto dall’imputato Grasso, che in quel periodo ricopriva più incarichi nei diversi Comuni isolani: «Ricordo che Grasso all’epoca era in servizio al Comune di Casamicciola Terme e per due ore a settimana veniva distaccato al Comune di Lacco Ameno che in caso contrario avrebbe dovuto chiudere i battenti. Non avendo un dirigente in quel momento nel suo organico».
Tale scelta, secondo il testimone, avrebbe consentito all’Ente di incassare una somma di circa 350.000 euro, aumentata più del doppio rispetto all’anno precedente.

LA NUOVA INCHIESTA

Su questo stesso specchio d’acqua, sulla gestione dell’approdo turistico è ancora nella fase della richiesta di rinvio a giudizio una indagine condotta dal magistrato Ardituro, che ritiene che vi siano profili di responsabilità e meritevoli di comparire dinanzi a un giudice per difendersi. Iniziando ancora una volta nei confronti di Gaetano Grasso, Marcella Montesano, Giacomo Pascale (attuale primo cittadino), Giovan Giuseppe Zavota, Antonio Di Meglio, Domenico Miragliuolo, Alessandro Delle Grottaglie, Maria Magione e l’altro immancabile imputato Giuseppe Perrella. Otto dei nove indagati rispondono di una serie di reati inanellati in un unico capo d’imputazione e che riguardano ipotesi altrettanto gravi per abuso d’ufficio, turbativa d’asta, affidamento diretto di un’opera pubblica, falso materiale e falso ideologico. Una sfilza di reati abbastanza complessi.

Il pubblico ministero poi contesta al nono indagato, il solo Delle Grottaglie, l’abuso d’ufficio nella sua qualità di responsabile dell’Ufficio finanziario del Comune di Lacco Ameno. Per aver omesso di ingiungere alla società “Marina del Capitello” di pagare i verbali che erano stati elevati dalla Capitaneria di Porto durante i controlli che fanno riferimento al solo anno 2016.
Più complessa per le altre otto posizioni e nella contestazione articolata il sostituto Ardituro pone una serie di biografie di ognuno di essi per accertarne le violazioni che si sarebbero consumate negli anni 2015 e 2016. Anche in questo caso si rischia di giungere a processo con la dichiarazione di prescrizione per molti di questi reati.

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