C’è un titolo che funziona come uno schiaffo gentile: Non tutti meritano l’amore che ricevono. Lo ha scritto Olimpia Ambrosio, 27 anni, foriana, al suo esordio letterario con un’opera che parla di sentimenti senza fronzoli e senza filtri.


È una voce giovane, la sua, appartenente a quella che tutti ormai chiamano Generazione Z: quella dei nativi digitali, cresciuti tra smartphone e social network, abituati alla velocità e tuttavia — ed è questo il paradosso che il libro racconta bene — più feriti, più scettici e più assetati di autenticità di quanto si voglia ammettere. Olimpia non scrive per tutti: scrive per chi conosce il peso di un sentimento non ricambiato, per chi sa cosa significa aspettarsi qualcosa dall’amore e riceverne meno di quanto si merita. E lo fa scegliendo lo strumento più antico e controcorrente che potesse trovare: un libro stampato.
Sabato 28 febbraio alle 16:00, presso la Sala Consiliare di Piazza Municipio a Forio, il libro verrà presentato ufficialmente in un incontro moderato dal dottor Gaetano Maschio, con le letture affidate a Elisabetta Maschio e gli interventi del dottor Davide Laezza, Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili, e del dottor Ciro Maschio, Presidente del Forum dei Giovani.
Il suo sguardo è quello di una ragazza che ha studiato otto anni, preso una laurea magistrale e un master, fatto un tirocinio non retribuito a Firenze lontana da tutto, e che continua a inseguire il sogno di lavorare nell’editoria nonostante un mercato del lavoro che sembra fatto apposta per scoraggiare chi è all’inizio. Sullo sfondo c’è Ischia, un’isola che ama e da cui si sente in parte intrappolata, bella d’estate e silenziosa d’inverno, ricca di turisti e povera di opportunità per i giovani che vorrebbero restarci. Da tutto questo è nato un libro che parla di amore ma anche di delusione, di tradimento e di lutto, di una generazione che giudica in fretta e si lascia ferire in silenzio, di una protagonista senza nome — perché potrebbe essere chiunque — che cerca risposte nel confronto con la saggezza della nonna.
Quello che Olimpia porta con sé, sabato, non è solo un esordio letterario. È uno sguardo alternativo, generazionale, su temi universali come i sentimenti, le relazioni e il valore di scegliere sé stessi quando l’amore non è più sano né reciproco. Uno sguardo giovane che vale la pena ascoltare.
È appena uscito il tuo primo libro. Partiamo subito dal cuore: di cosa tratta?
“Il cuore del libro ruota attorno ai rapporti interpersonali e alle esperienze che tutti viviamo ma di cui spesso fatichiamo a parlare. Affronta temi profondi come l’amore, la delusione, il tradimento e il lutto. La protagonista non ha un nome, proprio perché potrebbe essere ognuno di noi. Si confronta con sua nonna in cerca di consigli sulle relazioni e su quello che sta attraversando”.
Il rapporto con la nonna sembra centrale nel libro. Quanto c’è di autobiografico in tutto questo?
“Il personaggio della nonna è presente in quasi tutti i capitoli, c’è sempre un confronto con lei. In altri passaggi ho inserito aforismi, pensieri e sensazioni scritti in prima persona. Molte persone non si sentono capite: leggendo questo libro, spero possano trovare una voce che le comprenda”.
Leggendo la tua biografia, sembra un libro pensato soprattutto per la Generazione Z. È così?
“In parte sì, ma non solo. I temi che affronto — delusioni, tradimenti, amore — accompagnano l’essere umano in ogni epoca. Quello che cambia è il modo in cui ogni generazione li vive e li elabora. Il confronto con la nonna nasce proprio da questo bisogno di tornare all’origine, di mettere in dialogo esperienze lontane nel tempo ma vicine nell’essenza”.
E allora chi è la persona ideale per cui hai scritto questo libro?
“Probabilmente me stessa. È quasi una cura, un modo per elaborare qualcosa — un amore non ricevuto, una delusione, una perdita. L’ho sfogato scrivendo. Con la tastiera, certo, ma in un formato che sento profondamente mio”.
Perché un libro e non un profilo TikTok o Instagram? Avresti raggiunto forse un pubblico più vasto, senza nemmeno mettere la faccia.
“Perché amo i libri. Mi hanno salvato in un periodo difficile della mia vita. Leggere è come entrare in un mondo diverso, immergersi nel personaggio che stai seguendo: volevo trasmettere esattamente questa sensazione a chi mi legge. I social, a mio avviso, hanno anche un lato deleterio. Un post lo pubblichi e finisce lì, puoi anche perderlo. Il libro resta, è come un ricordo tangibile. E poi arriva a un pubblico più ampio: anche alle generazioni più adulte, quelle dai quarant’anni in su, che magari non frequentano i social ma tengono ancora in mano un libro. Se dovessi scegliere tra il cartaceo e un e-reader, sceglierei il cartaceo senza esitazione”.
Parlavi di amore. Nel libro metti a confronto il modo di amare di ieri con quello di oggi. Cosa è cambiato secondo te?
“La nonna nel libro è una saggia: dà suggerimenti basati su quello che ha vissuto, confronta i tempi di oggi con il passato. E la differenza è enorme. Prima si lottava per stare con una persona, ci si cresceva insieme, si cercava di capirne i valori. Oggi, se qualcosa non funziona, si lascia e si va avanti. I social hanno portato superficialità: vedi una persona, esteticamente ti piace, le scrivi. Prima non c’erano, quindi avevi voglia di scoprire davvero chi avevi davanti, di conoscerla nel profondo”.
E le app di incontri? Ne parli nel libro?
“Non ancora direttamente, ma ho una posizione chiara. Non le ritengo necessarie. Usare un’app è un modo per nascondersi dietro un telefono. E poi ci sono i profili falsi: ti leghi a qualcuno che in realtà non esiste, che finge di essere ciò che non è. Io preferisco avere una persona di fronte e parlarle. Il linguaggio del corpo dice molto più di qualsiasi schermo: dietro uno schermo ognuno può dire e fare quello che vuole”.
Come vivete i rapporti umani, voi della Generazione Z?
“Siamo molto scettici. Tendiamo a giudicare dalla copertina, senza andare in profondità. C’è un distacco emotivo, forse perché veniamo feriti spesso. Le parole pesano, i comportamenti si osservano con attenzione. Io, ad esempio, guardo a lungo come si comporta una persona prima di avvicinarmi. E molte volte le persone tendono a giudicare senza nemmeno conoscere chi hanno davanti”.
Ti chiedo un piccolo esperimento: tre parole positive e tre negative che descrivono la realtà che ti circonda, qui sull’isola.
“Le negative: la mancanza di empatia — è davvero difficile trovare una persona empatica — il giudizio facile, che su quest’isola raggiunge livelli assurdi, e la cattiveria, che è tanta. Le positive: la valorizzazione, perché ultimamente si tende a dare più spazio e visibilità a ciò che Ischia ha da offrire, anche se non ancora abbastanza; la possibilità di far crescere i giovani, di dare spazio a un’età che tende ad andarsene perché qui le opportunità scarseggiano; e il turismo, che però è un’arma a doppio taglio. L’isola si basa troppo su di esso: attira visitatori, certo, ma porta anche problemi concreti. I mezzi pubblici non sono adeguati, gli alberghi aprono solo d’estate. Per noi giovani che restiamo qui d’inverno non c’è quasi nulla”.
Perché è così difficile costruirsi un futuro su un’isola come questa?
“Perché mancano le opportunità reali. È un’isola con una mentalità ancora molto chiusa. Chi vive in città si rende subito conto della differenza. Non ci sono università: per forza ti devi spostare, andare a Napoli o sulla terraferma. Il lavoro disponibile è quasi esclusivamente stagionale e legato al turismo. Trovare un’occupazione per tutto l’anno è molto difficile”.
E sulla terraferma va meglio?
“In realtà no, e lo dico per esperienza personale. Dopo una laurea magistrale e un master mi aspettavo di trovare qualcuno disposto almeno a farmi fare esperienza. Invece ti chiedono già un curriculum rodato. Ma se non mi dai la possibilità di sperimentare all’inizio, come posso entrare nel mondo del lavoro? A 27 anni, dopo otto anni di studi, viene spontaneo chiedersi perché la società non ti lasci spazio per fare ciò che vuoi. L’editoria, in particolare, è quasi impossibile da penetrare, a meno che tu non abbia qualcuno che ti conosce o che ti spinge”.
Hai fatto sacrifici importanti per arrivare fin qui.
“Il più grande è stato superare le mie paure. Prima di iniziare gli studi non sapevo bene cosa fare, ho anche lavorato in albergo. Ho scelto un’università telematica proprio per poter lavorare e studiare contemporaneamente, il che non è semplice. Ma il sacrificio più duro è stato il tirocinio: sette mesi a Firenze, non retribuito, otto ore al giorno, in una città cara dove non conoscevo nessuno. Lavoravo gratis e vivevo con i soldi dei miei genitori. Quello è stato un sacrificio condiviso, e non lo dimentico”.
Che lezione hai tratto da tutto questo?
“Che anche mettendoci tutto l’impegno possibile, raggiungere l’obiettivo che vuoi è difficile. Ma non mi arrendo. Finché non riuscirò a entrare nel mondo dell’editoria, continuerò su quella strada. Amo i libri, amo scrivere, amo correggerli. È quello che voglio fare”.
Chiudiamo con il libro: come è stato pubblicato e dove si trova?
“È autopubblicato su Amazon. Ho scelto questa strada per evitare i tempi lunghissimi delle case editrici, che spesso valutano anche sulla base delle visualizzazioni sui social. Sarà presente anche il Forum dei Giovani”.








