domenica, Gennaio 25, 2026

La forma della differenza 2_Nuovi scenari

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La parola ebraica speranza è “tikvà”, che vuol dire anche corda. (…) Solo a forza di usare la parola corda essa diventa anche speranza. (…) Non sempre la speranza mostra la sua fibra di canapo ritorto, resistente. Però è bello sapere che essa ha quella tenacia d’origine.
Erri De Luca, Alzaia, 2007

I cristiani si sono appropriati indebitamente di Gesù. Il suo messaggio etico di giustizia e di amore è per tutti, nessuno escluso, e ci fa crescere in umanità.
Don Andrea Gallo, Come un cane in chiesa. Il Vangelo respira solo nelle strade, 2012

La mescolanza dei popoli pone difficili questioni. Come trovare un equilibrio fra “tradizione liberale” di difesa delle libertà individuali e “tradizione democratica radicale” di promozione delle opportunità di vita dei più svantaggiati? Come mantenere la solidarietà se a ognuno è lecito raggiungere a suo modo quello che crede sia un bene? Quali norme permettono di rispettare divergenti molteplicità di valori, forme e piani di vita? Basta una ‘neutralità liberale’? O si rischia, con essa, di distruggere il vincolo sociale precipitando nel caos? Che ne sarà della stabilità degli stati stessi senza valori unificanti e condivisi?

Può esserci posto e durare nel tempo «una società giusta e stabile di cittadini liberi ed uguali che restano profondamente divisi da dottrine religiose, filosofiche e morali ragionevoli?» (J. Rawls, Liberalismo politico, 1993). Nella pretesa all’universalismo Remo Bodei vide un “lato oscuro”: «i particolarismi e i fondamentalismi nascono soprattutto all’interno dei popoli e dei gruppi che sono stati esclusi dal banchetto dell’universalismo e che perciò rifiutano difensivamente un gioco in cui sono sempre stati abituati a perdere. Resta il compito ciclopico, ma irrinunciabile, di provare a intrecciare pazientemente nella ‘corda’ dell’umanità (che risulta tanto più robusta, quante più storie parziali riesce a connettere tra loro) tutte le varie differenze, senza proporsi di ignorarle o di azzerarle» (La filosofia nel Novecento, 1997).

Per tenerle insieme occorre una corda-speranza, un’ “alzaia” – come quella dipinta da Telemaco Signorini – la fune che serviva a riportar su con grande fatica, dalla riva di fiumi e canali, chiatte e battelli, controcorrente.

  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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