La donna nella musica e nel web

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di Vincenzo Acunto | Chi ha la passione per il canto agevolmente può scoprire che tanto il testo quanto la melodia sono scritti, quasi sempre, dall’uomo e, protagonista è sempre la donna.

L’argomento, gira e rigira, è quasi sempre: la pena nel cuore per l’amore perduto o tradito, la tristezza per la donna lontana o l’inutilità dell’esistenza senza di lei. Gli autori, specialmente quelli della canzone napoletana, hanno distinto l’argomento in due filoni: il drammatico, con versi di sublime poesia, nei quali il poeta riversa il suo stato d’animo (depresso o pronto al suicidio); e l’ironico, con testi dal doppio senso, nei quali l’autore riversa le proprie incazzature per gli stessi argomenti in cui la donna è rappresentata come una approfittatrice, senza cuore, inaffidabile che deve essere sbeffeggiata in ogni modo.

La curiosità che mi sovviene, nelle occasioni in cui posso partecipare a manifestazioni di canzoni napoletane è nel vedere come le donne (giovani o meno che siano) prediligono quelle del secondo filone. Partecipano con gaudio all’esibizione conoscendo il testo, la melodia e i doppi sensi; spesso pesanti, che non sarebbero concessi a nessuno in una normale conversazione. Il rischio, per l’incauto maschio che vi si avventurasse, è quello di essere additato come sessista, maschilista, cafone senza confini di aggettivazione. Rovesciando i termini dell’argomento: quando cioè è la donna che danneggia se stessa, quel che ne deriva e che la colpa è parimenti degli altri.

Firme prestigiose e anchorman famosi si ingegnano a sostenere “la colpa degli altri” e mai della donna. Come sta succedendo nei casi di cronaca che, come funghi, in queste settimane stanno venendo alla luce per comportamenti di ragazze che si riprendono o si fanno riprendere in atteggiamenti “hard”.

Ragazze che hanno la dabbenaggine poi di trasmetterli ad altri, restando assorbite da un mostro che, a loro insaputa, le offrono in pasto ad altri. Tutti ad interessarsi dei guardoni e nessuno ad interessarsi del mostro. L’argomento che, a dirsi, appare di scarso rilievo, manifesta, a mio giudizio, sfaccettature che impongono riflessioni serie che non possono essere liquidate con una battuta, sessista o meno, né lasciate alla disperazione del singolo. La prima riflessione che sovviene è quella legata al comportamento femminile sul perché si riprendono o si fanno riprendere e sul perché inviano le loro immagini ad altri.

E’ un fatto personale, risultato di una certa cultura voyeuristica e soprattutto di una approssimata educazione, che ognuno gestisce come crede senza sindacato di terzi, che è cosa diversa dal commento. E’, però, fatto totalmente diverso se una persona, maschio o femmina che sia, per il solo fatto di aver utilizzato il web non può più uscire da esso, né esistono strumenti che lo possono fermare. Un mostro dalle mille teste che si replica all’infinito, come un tempo erano le pestilenze, che impone una riflessione seria, prima che sia troppo tardi.

Ritengo che principio cardine su cui si regge ogni democrazia, è che lo Stato avoca a sé il sistema delle regole e quello della forza. Uno Stato senza regole e senza forza è una giungla ed in essa ci si uccide l’uno con l’altro. Il più forte vince sempre fino a quando i più piccoli, capendo che da soli soccomberanno sempre, si mettono insieme ed uccidono il forte. Internet è stata, sicuramente, una bella invenzione. Vi accedono oramai tutti.

Penso che il sistema attinge la sua linfa nella pigrizia umana e nell’ansia del risultato veloce. Un mercato infinito, dentro casa, accessibile a chiunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Una volta che sei acceduto, sia pure per curiosità, ne vieni risucchiato, blandito, invischiato, trattenuto, usato, scartato, vilipeso, derubato, turlupinato ecc-. Ognuno è alla mercé di tutti.

E poiché l’uomo è un pigro, anche una lettera di auguri la spedisce via internet illudendosi che il sistema la consegni integra all’altro capo del filo. Non è così. Il sistema la manda in un contenitore che la trattiene per poi girarla al destinatario. E, nell’attimo in cui la trattiene è suscettibile di essere letta da altri. Se non fossimo dei pigri scriveremmo a mano sul foglio, andremmo alla posta ad imbustare; ci muoveremmo fisicamente e faremmo lavorare altri e tante altre cose.

Ho sintetizzato, ma è così in tutto. Sta di fatto che una volta entrato nel sistema, a tua insaputa qualcuno si inserisce nel tuo computer, ti lancia un virus che ti brucia il tuo archivio in memoria, poi ti manda un messaggio con il quale ti chiede una certa somma se vuoi recuperarlo. Balle.

Si inserisce nel tuo telefonino che diventa un microfono per chi ti vuole ascoltare, viene seguita la tua posizione, si inserisce nel tuo conto bancario e ti ruba i soldi. Ti rivolgi al Giudice che, nei tempi della giustizia italiana, spesso rende anche un provvedimento interdittivo che, come si è visto per la ragazza di Casoria (che si è uccisa) è inutile non essendo riuscito ad impedire la replicazione del mostro.

A livello politico le cose si stanno complicando ancor di più. E’ di poco tempo fa lo scandalo wikileaks e poi l’accesso in Yahoo e poi nei documenti della first lady americana e poi nell’intimo dei principi inglesi.

E, in tutto questo ambaradan, non esiste un sistema di garanzia per il cittadino (dal ragazzino al vecchio) al quale viene ancora detto che con il computer o telefonino può fare tutto. Ma tutto cosa? Non sarebbe più logico dire puoi subire tutto? E qualcuno si chiederà “è mai possibile che continui tutto ciò?”.

E’, purtroppo, la realtà alla quale o il consesso mondiale degli Stati deciderà di porvi rimedio o altrimenti è bene saperlo, nessuno si illuda, viaggiamo in velocità, verso una guerra. E sarà la fine per tanti e anche di internet. Gli elementi pianificatori avranno fatto il loro corso e noi la fine che ci meritiamo per aver fatto prevalere gli interessi economici di pochi a quelli di tanti e alla ragione.

Nel frattempo, finchè sarà possibile, sollazziamoci ancora con le melodie napoletane.

acuntovi@libero.it

3 Commenti

  1. Sagace, come sempre, l’analisi riferita alle ultime vicendedel cyberspazio!!
    Leggere Vincenzo Acunto sempre una conferma della sua grande conoscenza……anche di vita!!!

  2. A me sembra invece di cattivo gusto fare la predica ad una ragazza morta, vittima della troppa fiducia negli altri.

  3. Non si tratta di fare la predica, ma l’analisi cruda di non accettare le conseguenze che possono derivare da certi atti della nostra vita, che in un contesto dove nulla funziona diventano drammi per chi non ha la forza di affrontarli nel momento in cui vengono alla luce. La rete è bellissima ma se la usi in maniera impropria diventa devastante.

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