venerdì, Marzo 5, 2021

La cultura non isola. L’incapacità sì! | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 19 gennaio 2021

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Non avrei scommesso un solo euro sulla vittoria finale dell’isola di Arturo per il titolo di Capitale Italiana della Cultura e, men che meno, sarei stato in grado di giustificare tale scelta della commissione giudicatrice rapportandola alle altre opzioni disponibili, prima di conoscere certe relazioni politiche dell’ottimo Sindaco Ambrosino.

Tuttavia, come ho avuto modo di scrivere ieri sui miei profili social, #procida2022 è un premio decisamente sovradimensionato ma di certo meritatissimo per l’intraprendenza e l’unità d’intenti di un’intera comunità. Ma rappresenta anche un sonoro schiaffone alla nostra Ischia, divisa arcaicamente in sei campanili e corrosa fino alle sue stesse, preziosissime radici dall’incapacità amministrativa dei suoi rappresentanti pubblici.

Eppure, negli ultimi anni, ci sono stati esponenti legati al mondo della cultura che hanno partecipato in qualche modo alle attività “di palazzo” sulla nostra isola; quanto meno, seguendo la logica di imitare (non dico superare) il migliore, essi avrebbero potuto basare la loro proposta su una storia che risale -appena appena- all’ottavo secolo avanti Cristo e che, in un progetto serio e articolato, avrebbe coniugato l’appeal della prima località turistica e termale della Regione Campania con quelle della prima colonia greca d’occidente e con gli innumerevoli personaggi d’ogni tempo che ne hanno decantato le amenità. E invece, niente! “’Na mutria eterna”, salvo concentrare i loro sforzi nell’appiattirsi sulle sterili mire di quel nulla assoluto dove la cultura, così come la buona amministrazione, sono decisamente di troppo.

Anche Capri ha ben pensato di lanciare almeno un segnale di vita dopo la candidatura di Procida, ben sapendo che in ogni caso non avrebbe avuto alcuna speranza. Noialtri, invece, abbiamo ottenuto soltanto quel che merita il nostro reiterato, scellerato consenso elettorale: zero in pagella! Col vantaggio per la nostra ricettività, Covid permettendo, di vivere di luce riflessa da ottimi subalterni, diventando il serbatoio naturale della ricettività procidana.

Ma per quanto ancora ci potremo accontentare solo di andare in paradiso a dispetto dei santi?

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