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La crisi di Lacco Ameno. Giacomo Pascale: “Parla proprio chi ha fatto una truffa elettorale!”

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Ida Trofa | Lacco Ameno ha dimostrato che, parafrasando Mario Draghi “non è come Davide contro Golia”, come si pensava inizialmente. Ha dimostrato che nessuno, nessun uomo o politico, è sempre e per sempre un “soggetto invincibile” o un amico o l’«amico senatore». A mettere l’accento su questo nuovo assunto sono gli esiti dei lavori dell’ultimo consiglio comunale. Prima, durante e dopo l’incontro è stato un crescendo di polemiche e scambi per direttissima (o a distanza) tra gli uomini di spicco dell’agone lacchese.
Domenico De Siano ha accusato i suoi avversari di scorrettezze e brogli, loro hanno fatto finta di non capire o forse non hanno capito davvero la gravità delle accuse tirando dritto per la loro strada. Qualcuno, prima o poi, all’ombra del Fungo, dopo quasi quattro anni di campagna elettorale (quella che pare non finisca mai) dovrà pur cominciate a chiedersi come si costruisce la pace.
Il percorso di rifondazione di un tessuto sociale distrutto da un terremoto umano ed identitaria che nulla ha a che fare con il sisma che gli ha portato via mezzo paese. Non una pace imposta, ma voluta.
A ben vedere di pace, però, nessuno vuol sentirne parlare. È il sindaco Giacomo Pascale il primo a rompere gli indugi affrontando l’argomento del nuovo scacchiere politico in seno al civico consesso tra gruppi, bande e pesanti attacchi alla correttezza istituzionale degli attuali vertici di governo. Appare molto, molto, difficile che a breve o altro, quest’anno ci possa essere un rasserenamento del clima locale. “Recessione” dice il premier sottolineando che la situazione economica “è di grande incertezza” ma non si può dire che volgerà “al peggio”.

Sindaco, la sua maggioranza si è ormai sfaldata. Nascono nuovi gruppi che la costringono al governo dei sei…
“Da commentare… (hihihi…sogghigna di gusto Giacomo Pascale) si chiamano duo, ma De Siano parla già a nome di sei. Quindi è come volersi smarcare per finta! I due sono ormai funzionali ad un disegno trito e ritrito. Ancora si lavora, si corteggia, tutti i giorni, l’uno o l’altro consigliere per trovare l’altra firma per commissariare il comune. Per riproporre quello che è successo negli anni ’80, ’90, 2000 e 2019 sempre per mano dello stesso personaggio a danno di Vincenzo Mennella, Tuta Irace, Carmine Monti e Giacomo Pascale. Una vecchia logica: si continua a fare matematica, si continuano a comprare i consiglieri per lo scioglimento del consiglio. Non c’è niente di nuovo nel merito della attività di De Siano”.

Le va di spiegarci meglio?
“Lo conosciamo bene, lo conosce tutto il paese. Lo dissi anche ai ragazzi, dopo che ci aveva rubato, al primo turno, usando il ruolo del direttore del suo supermercato, portandoci poi al ballottaggio e, non contento della sconfitta, ci aveva portato al TAR, al Consiglio di Stato, dimostrando a tutta l’Italia che lui deve per forza venire sopra al comune. All’indomani della sentenza del Consiglio di Stato convocai un gruppo di maggioranza, compreso Giacinto Calise e Piero Monti, nel corso della quale avvertii i ragazzi della nuova fase che si sarebbe aperta, secondo una vecchia logica di gestione del potere e di intendere la vita pubblica per gli interessi che ci sono in gioco. E così è stato. Di lì a poco, si è aperta la fase di calcio mercato, tipica di certi atteggiamenti deviati. E non finisce qui!”

Ancora?
“Si, si! Non finisce qui. Ora si apre la fase legata alla logica della delegittimazione, il tentativo coercitivo di raccogliere un’altra firma. Insomma, ne vedrete ancora delle belle. È’ nell’ordine delle cose di una politica vecchia, stantia, obsoleta che prova ad affermare l’arroganza del potere economico e politico, di interessi enormi a partire dall’apporto turistico, in un paese che è stanco. Ho l’orgoglio di poter dire che oggi, grazie alla nostra impresa, Lacco Ameno ha un cielo terso a cui guardare, con orizzonti sconfinati oltre il feudo a cui era stata ridotta. C’è una calma di prospettiva e di speranza. Finalmente si respira un’aria frizzante, pulita che non spira con il nome di Giacomo Pascale ma si chiama Carla Tufano, Dante De Luise, Giovanni De Siano. Vive nella rivoluzione dell’azione di due figure come Giovanni Zavota e Ciro Calise in questo nuovo corso. La gente ha capito che è una politica diversa e possibile e non cade più nei giochetti di poteri forti in decadenza. Abbiamo fatto poco, abbiamo fatto tanto… sicuramente dobbiamo migliorare ed accelerare la realizzazione del nostro programma elettorale. Il tempo c’è. Ci basta solo avere chiaro l’obiettivo senza cadere nei giochetti di qualcuno, rispettando il mandato popolare”.

Dunque si sente sereno, nonostante i tumulti, forte anche del “terzo mandato” che è ormai legge. Con la norma n. 35, approvata il 12 aprile scorso che va a modificare il TUEL in materia di limitazione del mandato dei sindaci nei comuni di minori dimensioni e non solo?
“Al di là delle norme, io mi rimetto sempre alla volontà popolare. Non parliamo di terzo mandato, è una cosa futuristica ed è come dire ci vediamo la prossima volta. Prendo atto che c’è la modifica, sicuramente la mia visione della vita pubblica e soprattutto della politica, è legata all’idea che ho costruito con il mio movimento popolare “Il Faro”. Io sono animato dallo spirito del cambiamento, del rinnovo della classe dirigente. Quindi non plaudo alla norma con l’idea che mi debba ricandidare. La mia aspirazione è che il paese sia rappresentato degnamente e quindi, questo è un discorso politico non legato alle norme. La candidatura a sindaco è un sentimento che nasce dalla base. Da un sentire comune. Torno all’attualità e dico se in tutto questo discorso, all’interno della maggioranza, si fosse fatto un gruppo distinto, utile a fare da pungolo alla stessa coalizione affinché potesse fare meglio, a stimolare il sindaco, ad occupare un ruolo propositivo (non dimentichiamo poi, tra l’altro che Giacinto Calise era assessore e non passerà alla storia per questo…) allora questo punto qua diciamo sarebbe anche da cogliere con favore perché sarebbe stato uno stimolo in più e si rimane nell’ambito della metà campo per la quale la gente si è schierata pubblicamente eleggendoci”.

Non sente il peso del fallimento?
“Certamente c’è un margine di errore che ha fatto il caposquadra. Questo, però, non è un fallimento, ma altrettanto sicuramente qualche errore lo avrò fatto. Poi sono abituato, come carattere, a mettermi sempre in gioco. Non mi metto qui a dire: traditori, etc, etc. Calise e Monti non hanno tradito me. Si sono candidati con reciproco sostegno, in una lista col il mio nome nel simbolo. Ne sono stato onorato. Li ho fatti eleggere, mi hanno fatto eleggere in qualità di persone che unitamente a tutti gli altri componenti dovevano portare in amministrazione impegno, passione, applicazione. Prendo atto che anche gli amori possono finire, ma questo non è un tradimento al sindaco, quanto della volontà popolare. Ho sempre chiesto ed auspicato che i consiglieri assumessero senso di responsabilità e appartenenza nel rispetto di chi li ha votati. Poi delle scelte politiche ne possiamo discutere, mel merito dei provvedimenti”.

Quindi va avanti, nonostante tutto e soprattutto nonostante le gravi accuse proprio di Domenico De Siamo poste agli atti del consiglio mentre Lei ha già convocato due nuove sedute in tema di bilancio
“Chiaramente andremo avanti per tutta la durata del mandato. Andremo avanti fino a quando i numeri ci daranno ragione. Abbiamo la responsabilità di amministrare il paese. Io non sono un dipendete politico di De Siano. Io sono il sindaco eletto dal popolo e al popolo che devo rispetto. È stato convocato il consesso per il bilancio di previsione il 16 maggio ed il bilancio consuntivo i 23 dello stesso mese.
La vita amministrativa va avanti. Non rallentiamo né indietreggiamo. Oltre i conti, speriamo di avere presto l’approdo turistico, in modo che possiamo prendere questa ricchezza per il paese e rimettere in sesto le casse pubbliche. Speriamo di andare avanti con la scuola. I ragazzi che guidano l’amministrazione hanno fatto cose importanti, ora, soprattutto, devono dimostrare al paese di essere persone serie e quindi oggi sono impegnato in questa direzione. Io ci credo ancora”.

Beh, sindaco oltre le speranze e le belle parole, bisogna anche andare oltre e fare i fatti!
“I fatti parleranno della bontà del nostro operato a consuntivo bilancio politico. Vorrei poi capire quali sono i fatti ad oggi. Nel senso che, da quando siamo arrivati al governo, abbiamo avuto un anno e mezzo di attacchi feroci e cause per restituirci. In tutto questo perdurare di guerre becere per portarci via quel che il popolo ci aveva consegnato abbiamo creato 15 posti di lavoro vero, mentre il mondo si fermava e perdeva tutto. Abbiamo finanziato opere pubbliche per milioni di euro, abbiamo avviato progettazioni, firmato un appalto per la scuola principe di Piemonte e abbiamo chiuso il dissesto economico e finanziario dell’ente dopo quasi un decennio e tra poco andremo in consiglio per dichiarare l’uscita ufficiale. Abbiamo organizzato manifestazioni dignitose ed importanti. Tutto intervallato da ricorsi conto ricorsi, Tar, Consigli di Stato… Abbiamo finito il banchinamento al Capitello, abbiamo aperto la strada a nuove prospettive, con i fondi regionali abbiamo progetti di grande rilievo e abbiamo dato la concessione per l’ampliamento dell’ospedale A. Rizzoli e con il grave peso del terremoto stiamo lavorando con una proficua interlocuzione tra commissari e governo ad ogni cambio. Ebbene io mi vorrei confrontare nel merito delle singole questioni. Non riesco a comprendere con quale leggerezza si tracciato certi bilanci. Vorrei capire quando uno parla di fare o non fare di che c…zo parla!
Se poi qualcuno pensava che al comune si infornano pizze, allora non so che dire. Non sono abituato a fare i bilanci parziali, sono più abituato a fare un bilancio complessivo. Sono fiero e difendo l’operato dei miei funzionari e dei consiglieri comunali. Non vivo sulla luna. Quando torneremo alla gente, saranno loro a valutare il nostro operato. Loro sapranno rilevare quel che abbiamo fatto anche a vantaggio di qualcuno che oggi fa finta di non saperlo. Perché delle due l’una. Se non abbiamo fatto niente ci diranno perché siamo stati 16 mesi, se invece abbiamo fatto qualcosa uno ti chiede perché te ne vai. Se poi passa il messaggio che tutto quello che è stato fatto di negativo lo ha fatto il sindaco e quello buono lo ha fatto qualcun altro per me va bene uguale”.

Dice?
“Con questa litania, con questo disco rotto, ho già vinto un’elezione. Quindi continuassero così. Continuino a fare la matematica da qualche parte. Io continuano a fare la politica che è una cosa un po’ diversa”.

Ha tracciato un bilancio e dato spazio ai sentimenti. Però non ha risposto. La sua maggioranza si sfalda e per giunta è stata destinataria di accuse pesanti: Interessi di bottega, illeciti penali. Addirittura, per questo motivo, c’è stata la richiesta inviata al Prefetto di Napoli da parte del gruppo De Siano per rimuovere il presidente del Consiglio Comunale per omissioni e mancate garanzie di imparzialità?
“Il Senatore ha fatto accuse gravi? E parla proprio lui che ha fatto una truffa elettorale! Ci sta facendo rimpiangere il sostegno dato gli negli anni nei ruoli a cui è assurto grazie al nostro impegno. Si permette di attaccare una figura integerrima che non solo è garante delle istituzioni, ma che nonostante la giovane età e l’elezione appena 10 mesi fa, ha tutto da insegnargli. Parla lui, un Senatore che è stato protagonista di brogli elettorali, di nefandezze uniche, di una campagna elettorale pessima. Parla lui di Dante De Luise. Il ragazzo in 10 mesi gli ha dimostrato quello che lui non ha saputo fare in 40 anni. Il Senatore, per quanto riguarda quello che ha detto in consiglio, ebbene quello resta nell’alveo della demagogia e dello show populistico messo su per qualche minuto in vantaggio di quei quattro intervenuti in platea e mi fermò qui….

Per quanto riguarda le accuse al Presidente, io credo che il Senatore dovrebbe essere contento che nel suo paese è nato un giovane cosi distinto, per bene, appassionato di politica, che sarà ricordato non solo per essere il primo presidente il consiglio, ruolo che svolge in modo egregio, ma soprattutto Dante De Luise è lo stesso voto 435 che ci fu truffato dal senatore per la vittoria, avallato dal lavoro dei suoi tuoi scagnozzi, quando ci ha fatto la truffa elettorale, poi al ballottaggio. Ciò nonostante, con un dato eclatante politico, di quello portata ci ha portati in tribunale, nonostante noi fummo corretti nel non aizzare la popolazione. Se fosse umile, invece, di indagare Dante De Luise dovrebbe prendere esempio. Il Senatore ogni volta che fa queste cose offende il ruolo per cui lo abbiamo portato nelle istituzioni. Ci sta facendo rimpiangere di averlo portato a ricoprire ruoli di spicco in istituzioni più alte. Sta scendendo ad un livello, per lui non anomalo, ma atipico per un Sanatore della Repubblica. Non lo diciamo noi, lo dicono anche i suoi colleghi, anche dello stesso partito”.

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