La crisi di Lacco Ameno. Carmine Monti, cavalier servente o servo sciocco di Domenico De Siano?

Il capo dell’opposizione preferisce essere umiliato politicamente da Domenico De Siano che non diventare il vicesindaco di Giacomo Pascale. In 5 non si sfiducia nessuno. Monti si allea con De Siano: e tradisce il suo, piccolo, mandato elettorale…

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Gaetano Di Meglio | Da giorni, più di uno, mi ha chiesto perché non avessi attaccato Domenico De Siano sulla sfiducia di Giacomo Pascale e perché stessi continuando a criticare, invece, Carmine Monti, il capo dei tappiani. Provo a spiegarlo.
Viviamo in un’isola dove, a turno, Domenico De Siano (o Giosi Ferrandino) diventano nemici giurati o amici per la pella.

Una volta sono predatori e dittatori. Un’altra volta, invece, amici. Poi diventano il male assoluto e, poi, tornano ad essere salvatori della patria.
Dipende dalla convenienza politica del momento. E basta chiederlo ad Enzo Ferrandino, Gianluca Trani, Tuta Irace, Giovan Battista Castagna o, case history d’eccezione, Ignazio Barbieri.

Fino a quando fa comodo allora Le Querce e il San Montano sono strutture alberghiere. Quando non fa comodo, invece, diventano capitali dell’abusivismo.
In questa paranoica divisione mentale, tra buoni e cattivi, alla bisogna veniamo a Lacco Ameno.

Carmine Monti è stato usato, come un oggetto di poco valore, come un tappo qualsiasi da Domenico De Siano. Stappato e buttato. E’ stato sfiduciato in consiglio comunale, irriso senza pietà in pubblica piazza e mezzo nell’angolo.
Passa il tempo e quando gira la ruota, quando gli equilibri tra Giacomo e gli altri (di cui Domenico è il capo) si rompono, ecco che lo zerbino politico viene rimesso all’uscio del Reginella. Nuovamente.

Ora, se è vero come è vero che la bestia nera di Carmine Monti (poi agli altri ci arriviamo con calma) è sempre stato Domenico De Siano, perché Carmine non ha colto la palla al balzo per vendicarsi?
Non abbiamo mai creduto che Giacomo Pascale sia stato il vero obiettivo di Carmine Monti e, ancor di più, di Giovanni De Siano che ha già prenotato il biglietto per Milano…

Veniamo alla critica. Perché mai dovrei criticare Domenico De Siano che usa (e getta) Carmine Monti? Perché mai dovremmo dare la colpa al senatore per la sfiducia di Giacomo Pascale?
Ve la faccio breve, bastano 5 firme per sfiduciare il sindaco di Lacco Ameno? Bastano 5 consiglieri per mandare a casa il Barone? No. Non bastano.
E allora, perché è colpa di Carmine Monti l’arrivo del commissario Calcaterra e dei guai che, ipoteticamente, potrà combinare come quando stava a Casamicciola? Mi limiterò a commentare solo due motivi.

Il primo. Chi è andato dal senatore ad offrire le firme per sfiduciare il sindaco in carica? Carmine. Chi ha superato, chissà per qualche scopo personale, ogni imbarazzo e alito di dignità politica e si è prostrato ai piedi di Domenico De Siano? Carmine Monti.

Il secondo. Chi poteva fermare Domenico De Siano nell’attuazione della sfiducia a Giacomo Pascale? Chi avrebbe potuto sterilizzare i vari pezzenti politici che si agitano all’ombra di Domenico? Chi avrebbe potuto evitare che Lacco Ameno venisse commissariata? Carmine Monti.

Giacomo Pascale è stato commissariato in seguito alle dimissioni di nove consiglieri comunali. 4 tappiani e 5 di Domenico. Di fatto, senza i consiglieri tappiani De Siano non avrebbe avuto i numeri per sfiduciare il Barone. E allora se Carmine Monti non fosse cavalier servente o servo sciocco di Domenico De Siano, oggi sarebbe vicesindaco di Giacomo Pascale, avrebbe firmato il ribaltone di Lacco Ameno invece che la sfiducia.

Giovanni De Siano sarebbe potuto essere assessore al porto e vendicare il popolo di Lacco Ameno che, stando alle stesse parole di Giovanni De Siano, veniva trattato male da Peppe Perrella. E niente, oggi, deve andare a Piazza Pontile e sorridere insieme con Peppe. Magari pagargli anche il caffè.

Eggià, perché la politica è una cosa chiara. Se firmi per mandare a casa Giacomo Pascale, significa che hai fatto accordo con gli atri 5. Che hai fatto accordo con chi gestisce i 5. Che ti sei inchinato, ancora una volta, davanti a chi ti ha umiliato politicamente, senza pietà, in ogni modo possibile e in occasione possibile.

La politica nazionale ci ha insegnato proprio questo. Le ammucchiate tra Conte e Renzi e Zingaretti e Di Maio e Salvini e tutto il resto non sono altro che la proiezione ampliata di quello che succede nelle nostre amministrazioni.

Se Carmine Monti non avesse servito su un piatto d’argento la sua dignità politica e la sua disponibilità alla firma per la sfiducia oggi i terremotati e i cittadini di Lacco Ameno potevano, ancora, contare su una classe politica eletta che è sempre meglio (nella maggior parte di casi, ad Ischia, per esempio, è vero il contrario) di un commissario prefettizio.

Chi ha armato Domenico De Siano? Carmine Monti. E, purtroppo, diciamocelo, politicamente siamo davanti “a piatt vacant”

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