La costruzione della strada Testaccio Maronti corona il sogno di tre generazioni

0

Elena Mazzella | La deserta spiaggia dei Maronti vide finalmente realizzata nel 1956, dopo svariati anni di attese burocratiche, la sua caratteristica strada a tornanti.

Prima di allora l’arenile più lungo e suggestivo dell’isola si poteva raggiungere da Testaccio, percorrendo una caratteristica mulattiera descritta dall’eccentrico Giuseppe Orioli nel suo “Giro indipendente dell’isola d’Ischia” nel 1937:

“Un piacevole sentiero in discesa, quasi tutto a gradini … porta alla spiaggia di Maronti, alla cui estremità giace Sant’Angelo. Quella spiaggia è la più vasta di Ischia e senza dubbio diverrebbe frequentata per i bagni se vi arrivasse una strada carrozzabile. Più volte la costruzione di tale strada è stata progettata, ma il progetto non è stato mai attuato per la difficoltà dovuta a quei profondi e ampi abissi chiamati ‘cave’ da cui l’isola è solcata un po’ dappertutto”. La costruzione di questa stradina che ancora oggi conserva tutto il fascino dei tempi antichi, fu costruita per volontà del conte Giorgio Corafà, vicerè del regno delle Due Sicilie (1692-1775) affinchè potesse recarsi più agevolmente alle miracolose acque delle sorgenti dell’Olmitello e Cavascura incastonate nelle gole tufacee della spiaggia dei Maronti.

Apprendiamo dagli articoli trascritti di seguito in versione originale, che i primi fondi necessari per costruire l’odierna strada, risalgono agli inizi del novecento, esattamente nel 1926, grazie all’interessamento dell’Illmo cittadino di Barano, Monsignor Giovanni Scotti, Arcivescovo di Rossano. Il giornalista Francesco Fermo, sul quotidiano nazionale Il Mattino d’Italia, in due esaustivi e speranzosi articoli a distanza di tre anni, tratta l’argomento fornendo preziose notizie che testimoniano le difficoltà incontrate da tre generazioni per la realizzazione della suddetta strada. Verso la fine del 1955 tutte le pratiche burocratiche furono finalmente espletate e si appaltarono i lavori nell’anno successivo.

Il primo articolo in questione venne pubblicato il 16 agosto del 1952, i cui leggiamo:

“Chi non avesse l’esatta cognizione del luogo diremo che la spiaggia dei Maronti si trova nella parte sud-orientale dell’isola d’Ischia, racchiusa in un’ampia e pittoresca baia che va dalla Punta della Signora al Promontorio di S. Angelo. Essa si stenda per circa due chilometri, ricoperta di sabbia finissima, in una posizione davvero ideale, esposta a mezzogiorno, in un clima dolce, permeato degli effluvi silvestri emananti dalle colline sovrastanti, dalle cui anfrattuosità scaturiscono sorgenti d’acqua termale e soffioni. La spiaggia dei Maronti, dicono quelli di Barano e Testaccio, le due località più vicine alla spiaggia, sarà per i turisti la meta più ambita di domani. Sono, in verità, decenni che si parla della sua valorizzazione; ma, del tempo ne è passato e la spiaggia dei Maronti, con le sorgenti minerali di Cavascura e dell’Olmitello, coi soffioni e con le sabbie fumanti, sono rimaste soltanto un pio desiderio di quelle laboriose popolazioni. Per valorizzare questa zona, a cui la natura ha voluto profondere a piene mani tanti tesori, occorre innanzitutto una strada che ne permetta l’accesso. Tante volte si è parlato della costruzione di questa strada, numerosi progetti furono, tempo fa, anche abbozzati da questa e da quella commissione, ma poi naufragarono miseramente in un mare di chiacchiere.

Ma oggi che l’isola d’Ischia si è inserita felicemente al centro delle attività turistiche internazionali, e, che in questa zona vanta appunto i requisiti necessari per il richiamo dei turisti nella stagione invernale, occorre riporre sul tappeto il progetto della strada Testaccio – Maronti. A nostro avviso, ostacoli non ne dovrebbero più sorgere; in quanto che, valutando obiettivamente le possibilità del posto, si dovrà infine convenire che altre soluzioni migliori per valorizzare la spiaggia dei Maronti non esistono. Ora, considerati gli elementi positivi e favorevoli, il Comune di Barano, sotto la cui giurisdizione cade la spiaggia, nonché gli enti interessati allo sviluppo turistico dell’isola, non dovrebbero più oltre differire la questione di questo importante problema e arenarsi di fronte ad ostacoli che non possono più rappresentare intralci insormontabili. E’ anche vero che le difficoltà per costruire la strada non sono poche, ma quanti milioni son o stati profusi a piene mani per opere se non urgenti, addirittura inutili? I mezzi finanziari potranno magari tenere in forse, ma pur tuttavia si deve pensare che una volta costruita la strada la spiaggia dei Maronti, con le sorgenti termali di Cavascura e dell’Olmitello, con i soffioni endogeni e le sabbie fumanti renderà certamente mille volte quello che oggi si richiede, allorchè l’imponente impulso turistico che ne deriverebbe provvederà largamente a rimborsare allo Stato quello che oggi si spende.

L’impresa è senza dubbio ardua e, a prima vista, può anche sgomentare, ma in un’epoca in cui si affrontano imprese ancora più colossali l’orgoglio di aver patrocinata una realizzazione del genere, ove c’è tutto da guadagnare e nulla da perdere, dovrebbe invogliare più d’un Ente ad intraprendere quest’opera grandiosa. Questa, in sintesi, la situazione attuale e queste le prospettive della valorizzazione turistica della plaga dei Maronti, per cui si vede che è assolutamente indispensabile la costruzione di una strada che ne permetta l’acceso. E varrebbe, soprattutto, anche ad accrescere le immaginabili doti turistiche che questa nostra incantevole isola vanta ricchezze e bellezze naturali più che uniche al mondo”.

Tre anni dopo arrivò finalmente l’approvazione del progetto pari a 122 milioni delle vecchie lire, come lo stesso Francesco Fermo riporta sulla stessa testata datata 22 febbraio 1955 in cui leggiamo:

“Il progetto definitivo della strada Testaccio-Maronti, già preventivamente esaminato dall’Ufficio Tecnico della Cassa per il Mezzogiorno, è stato approvato dalla Giunta dell’Amministrazione Provinciale di Napoli. Adesso il progetto è stato di nuovo trasmesso a Roma per l’approvazione definitiva. L’importo complessivo è di 122 milioni. Si prevede che entro l’anno gli ultimi adempimenti burocratici vengano espletati, in modo che per la fine dell’anno 1955, si possa procedere all’appalto dei lavori, e quindi all’inizio dell’opera.

Con la esecuzione della strada Testaccio-Maronti, verranno coronati gli sforzi di tre generazioni, e appagata l’ansia delle popolazioni di Testaccio e Barano di accedere più facilmente al proprio mare. La possibilità di una villeggiatura a completo ciclo annuale, trova la sua storica considerazione negli sforzi degli antichi e nuovi amministratori. Nel 1926, grazie all’interessamento dell’Illmo cittadino di Barano, Monsignor Giovanni Scotti, Arcivescovo di Rossano, erano stati ottenuti dal governo i fondi necessari per costruire l’intera strada che dal Testaccio “portossi ai Maronti, e costeggiasse l’arco stesso della spiaggia, e giungesse sino a Sant’Angelo”.

L’ampio articolo prosegue poi con una poetica descrizione della spiaggia, con le sue sorgenti e le sue caratteristiche naturali concludendosi con una sana speranza:

“Un altro passo fondamentale in avanti verso il completo avvaloramento dell’isola è stato dunque compiuto. E di ciò diamo atto a chi si è battuto perché tale problema venisse affrontato e risolto. La costruzione della panoramica Testaccio-Maronti era necessaria per favorire non solamente la valorizzazione della zona, i cui requisiti profusi a piene mani dalla Natura sono i più rispondenti alla creazione di una stazione climatica talasso-terapia invernale, oltre che un sicuro richiamo di folle internazionali in cerca di un luogo veramente tranquillo ove trascorrere ore di riposo assoluto e riacquistare la salute. Ma soprattutto permetterebbe ancora la costruzione di villini, case e pensioni lungo le tornanti che verrebbero tracciate dalla costruzione della nuova strada sul comune del Monte Cotto e nell’immediato retroterra che costeggia i Maronti”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui