La condotta Slow Food Ischia e Procida mira alla spesa quotidiana per la salvaguardia dei cambiamenti climatici

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Elena Mazzella | L’aria non ha confini, non friggiamoci il futuro del mondo.

Questo il grido di allarme lanciato durante la giornata ricca di approfondimenti e consigli sull’uso quotidiano del cibo, organizzata dalla condotta Slow Food Ischia e Procida sabato 1 febbraio ad Ischia. Ospite d’eccezione del focus l’agronomo palermitano Francesco Sottile, membro del comitato nazionale Slow Food Italia.

“Continuare a parlare ai produttori, ai consumatori, alle giovani generazioni, diventa lo strumento indispensabile per aspirare a cambiare il sistema alimentare , spostando il baricentro verso i temi della vera sostenibilità” questa la mission di Francesco Sottile, docente di Biodiversità e qualità delle colture agrarie all’Università di Palermo che ha accolto il nuovo incarico nella condotta Slow Food dal 2018, illustrata nell’interessantissimo convegno tenutosi presso la Biblioteca Antoniana. Sottile, davanti all’unica classe di agraria dell’Istituto Telese di Ischia, agronomi del futuro che quest’anno raggiungerà il diploma, ha acceso i riflettori sulla necessità di mettere a valore tutte le risorse positive che permettono di raggiungere questi obiettivi. “Già il fatto che siamo qui a parlarne e a sensibilizzare vuol dire che c’è voglia ed interesse affinchè tali propositi possano essere raggiunti. Tante gocce formano il mare, e le nostre Condotte, in tutti i consessi regionali, qui Ischia e Procida, hanno lo scopo di avviare dialoghi, confronti, aperture verso la consapevolezza del cibo che consumiamo. Da essa dipende la riqualificazione ambientale e la mobilità sostenibile, veri strumenti nella lotta a qualsiasi tipo di sfruttamento ambientale, umano e sociale. Il nostro modo di guardare alla biodiversità è stato e continua ad essere unico al mondo. Il dialogo e il confronto con le associazioni ed organizzazioni che lavorano sulla conservazione della biodiversità è la vera ricchezza al centro delle nostre attività e rappresenta il progetto dei nostri presidi: lo sviluppo dei mercati sulla terra e il consolidamento della rete dell’alleanza dei ristoratori in ambito globale”.

Ma cerchiamo di capire cosa si intende per Presidio di cui parla Francesco Sottile. Esso nasce nel 1999 come naturale evoluzione dell’Arca del Gusto per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica minacciate dall’agricoltura industriale e dal degrado ambientale, dall’omologazione. Il termine Presidio Slow Food è applicato a prodotti rari ed eccellenti a rischio di estinzione, ai gruppi di contadini, allevatori, pescatori che li producono, ai disciplinari e regole di produzione che li contraddistinguono. Ed è con questo spirito che Riccardo e Silvia D’Ambra, fiduciari Slow Food Ischia e Procida, attraverso l’associazione, si occupano di spiegare al meglio, tramite laboratori ed incontri, cosa è davvero l’alimentazione e la produzione slow. Impegnata da sempre nella salvaguardia di prodotti tipici della nostra vulcanica terra, quali il famoso fagiolo zampognaro, che attecchisce solo nella zona rurale di Campagnano, nel comune di Ischia, e il coniglio da fossa, solo per citarne alcuni, la famiglia D’ambra “esporta” genuinità e tradizioni ischitane in quello che è diventato una sorta di quartier generale del gusto tradizionale legato alla natura, la trattoria Il Focolare. “E’ attraverso un consumo responsabile del cibo che rispetti il più possibile la stagionalità che si può contribuire a rallentare i grandi, catastrofici effetti dei cambiamenti climatici” afferma l’agronoma Silvia D’Ambra “fare attenzione alle etichette e scegliere prodotti che non facciano uso, o almeno in minima parte, di concimi chimici che rappresentano la principale causa dell’inquinamento del sottosuolo, ci permette di contrastare non solo l’alterazione del naturale ecosistema che è diventato un allarme globale sempre più diffuso, ma soprattutto quello di salvaguardare lo stato della nostra salute”.

E una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici, è lo scioglimento dei ghiacciai che provoca conseguenze disastrose sull’economia di montagna, come ha spiegato in un collegamento skype durante la conferenza Marcello Borrone, membro Slow Food Abruzzo e coordinatore della Commissione Rifugi dell’Appennino del Cai.

Significativo l’intervento del comandante della Guardia Costiera, Andrea Meloni, che sottolinea l’importanza della sostenibilità del nostro pianeta attraverso azioni che richiedono costanza e, rivolgendosi alle nuove generazioni lancia un appello: “E’ necessario porre in essere delle azioni correttive di quelle che sono le nostre abitudini quotidiane: tutto si può risolvere e recuperare. Per quanto riguarda il mare di Ischia c’è molto da fare, noi come Guardia Costiera interveniamo su tanti crimini ambientali, molto spesso veniamo sollecitati per situazioni di criticità ambientale, come gli scarichi in mare, il danneggiamento della Posidonia e tanto altro: sono tutti crimini che partono dall’interno. E allora, siamo noi stessi la causa del nostro male, per cui vuol dire che qualcosa non sta andando. Il cambiamento deve partire da noi stessi, ognuno di noi nel nostro piccolo può fare molto”.

Ed è proprio questo il principale scopo di questi incontri: “quello di imparare tutti insieme, di dissolvere i tanti dubbi e di condividere le certezze” continua Silvia D’Ambra. “Non abbiamo la pretesa di dare tutte le risposte, ma di cercare di capire le domande giuste da fare per la scelta del nostro cibo quotidiano. Altro non è che un lento percorso per diventare coproduttori, ossia consumatori consapevoli che abbiano a cuore il futuro del pianeta, la nostra casa”. E alle infinite domande che ci poniamo verso il cibo che consumiamo, si è posta attenzione in particolare sull’olio di palma durante il laboratorio pomeridiano, organizzato nella stessa giornata, che ha condotto gli addetti ai lavori in un vero e proprio percorso sensoriale.

Facile da produrre, duttile e redditizio, l’olio di palma è diventato appetibile sui mercati internazionali. Nel 1996 i paesi dell’Estremo Oriente hanno cominciato ad investire su questo prodotto, divenendo produttori principali, in particolar modo l’Indonesia e la Malesia, arrivando a controllare il 90% della produzione globale. “Secondo il mio parere, l’olio di palma non fa male, o meglio non fa male in maniera diversa dagli altri prodotti” spiega Francesco Sottile che si è premurato di visitare personalmente il presidio in Malesia. “La differenza sta nelle quantità consumate e nell’uso che ne facciamo. La guerra contro questo prodotto non nasce dall’olio di palma in sé, ma dalla guerra alla palma da olio che incide sull’impatto ambientale. Il presidio nasce nel 2011 per far conoscere e valorizzare a livello nazionale ed internazionale l’olio di palma artigianale della Guinea Bissau, prodotto esclusivamente con frutti di palme selvatiche della tipologia “dura” e in perfetta armonia con l’ambiente, la tutela delle foreste e la cultura locale. Attualmente ci sono solo tre compagnie certificate che garantiscono la qualità di questo prodotto”.

In conclusione, abbiamo bisogno di conoscere la storia di un alimento, sapere da dove viene. Poter immaginare le mani che lo hanno coltivato e lavorato ci aiuta ad avere la giusta consapevolezza di ciò che mangiamo e, dunque, di ciò che siamo.

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