L’ inno all’umanità nelle opere di Mariolino Capuano

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Elena Mazzella | Un vero e proprio inno all’umanità (come spesso ripete l’artista citando la frase di Benedetto Croce) è espresso nei particolari Pinocchio di Mariolino reinterpretati in maniera studiata e consapevole dall’artista.

Prende così il via un’estate all’insegna della cultura con le opere dell’artista foriano Mariolino Capuano nel primo evento culturale della stagione del borgo di Sant’Angelo.

Durante il vernissage avvenuto la scorsa domenica nella boutique “Villa Margherita” in piazzetta a Sant’Angelo, il protagonista dell’intramontabile favola di Collodi, ormai il simbolo onnipresente nell’arte di Capuano, enfant prodige che ha iniziato a dipingere sin dalla tenera età di 7 anni, ha espresso in pieno il desiderio di libertà post-pandemia.

Le opere del maestro, la cui arte appartiene alla corrente del concettualismo, sembrano fuoriuscire dalla tela, tale è la minuzia e la perfezione con la quale l’artista esprime il suo estro artistico. Di particolare interesse è l’intreccio di citazioni letterarie che rappresentano una parte integrante delle opere stesse e che gli valsero l’appellativo di “pittore poeta”.

Ormai icona distintiva dell’estetica di Capuano, i famosi Pinocchio, da sempre filo conduttore della sorprendente produzione dell’artista foriano, hanno catturato l’attenzione dei tantissimi visitatori accorsi da tutta l’isola, esaltando e reinterpretando uno dei personaggi più amati della letteratura di tutti i tempi, assoluto protagonista – da Carlo Collodi a Matteo Garrone, che l’ha riportato recentemente sul grande schermo – dell’immaginario collettivo fanciullesco, e non solo.

“C’era una volta…
-Un re!- diranno i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato.
C’era una volta un pezzo di legno.”

Mariolino Capuano, all’apparenza burbero, si contraddistingue da sempre per la sua simpatia coinvolgente e schietta che esprime perlopiù attraverso un linguaggio caratterizzato da forme dialettali appartenenti alla sua Forio. Ma è l’ironia la sua caratteristica principale, espressa in molte vignette umoristiche apparse in passato anche su vari periodici e quotidiani.

Tra colori, luci, ombre ed effetti tridimensionali, Mariolino Capuano cerca di esprimere attraverso le sue opere un messaggio che esalta l’animo umano, sottolineandone la purezza fanciullesca. Il Pinocchio infatti è un bugiardo, ma non ipocrita: mente perché ne ha bisogno per ottenere ciò che gli manca.

Nato a Forio nel 1943 Mariolino Capuano ha frequentato quello straordinario cenacolo culturale che è stato il Bar Internazionale di Maria Senese, a Forio. “La sua iconografia – ha scritto Maria Mennella su “La rassegna di Ischia” –  è insolita e sconcertante, in un certo senso svincolata dall’arte contemporanea, ma chiara espressione delle ansie e delle inquietudini della mente umana. Pinocchio”, motivo ricorrente, costituisce un pretesto che lo aiuta a nutrire il suo repertorio iconografico per una pertinente osservazione della realtà. Infatti, le sue creazioni rivelano un’acuta sensibilità naturalistica, sia nell’apparenza delle cose che nel colore”

Fin da ragazzo ha prediletto i colori e la grafica. Nel 1958, appena quindicenne, partecipa ad una collettiva insieme con artisti quali Bolivar, Avitabile, Emerson, Von Rudloff. Nel 1982, dopo una lunga interruzione, l’artista foriano riprende l’attività pittorica con maggiore consapevolezza nelle scelte, perfezionando o acquisendo nuove tecniche, con preferenza per l’inchiostro di china su carta o l’acrilico su compensato o su tela.

Partecipa a collettive fuori dell’Isola d’Ischia: 1984 al IV Trofeo S. Francesco, Barra; 1985 al premio d’arte moderna di Catania, risultando primo classificato; 1985 alla decima Rassegna internazionale di pittura, scultura, grafica e poesia – Pompei.

Si parla di lui e della sua arte nel volume Storia dell’Arte contemporanea, ed. Arte Pompei.

La sua prima personale si è avuta dal 20.12 al 30.12.1985, nell’atrio del Cinema Italia in Casamicciola Terme.

“Le opere di Mariolino Capuano non sono di facile lettura” ne scrive Antonina De Palma Garise. “Chi le osserva può dare ad esse l’interpretazione che vuole. Vi può leggere del simbolismo concettuale o l’estrinsecazione dei fantasmi dell’inconscio, che spesso premono prepotenti alle porte dell’io razionale e riescono a farsi strada proprio attraverso l’arte.

Osservando le opere pittoriche dell’artista foriano, oltre a notare che questi ha raggiunto padronanza e maturità nella tecnica, si coglie una sorta di amara ironia e un senso cupo della vita. Infatti i colori, anche quando non sono foschi, quasi mai appaiono illuminati dalla luce e, se questa è presente, è una luce fredda, senza calore. La collocazione di un oggetto, di un personaggio apparentemente non in armonia con la composizione stessa, genera a chi guarda un senso di inquietudine, di incubo.

Così al parapetto della Chiesa del Soccorso in Forio, quasi tolda di nave dominante il mare tempestoso, si affaccia inaspettatamente la sagoma di un burattino, Pinocchio di collodiana memoria. Mentre a ridosso della Chiesa di S. Gaetano appare un prosaico furgone, che trasporta una copia del Mosé di Michelangelo.

Un senso di solitudine totale si prova di fronte all’opera in acrilico su tela, rappresentante un oggetto, abbandonato su una spiaggia, delimitata da un mare in tempesta e sconfinato.

Forse reminiscenze di burrascose traversate transoceaniche hanno ispirato a Mariolino Capuano il Notturno, in cui campeggia un cielo nero solcato dal sinistro bagliore di un lampo lunghissimo. Rifugio, appena accennato infondo alla composizione, quasi emergente dall’angolo più nascosto del cuore dell’artista, la Chiesetta del Soccorso, rappresentante forse per i marinai foriani, oltre la presenza della Provvidenza, anche il paese natio, il calore del focolare tanto più sognato quanto più si è lontani”.

E’ stato questo il primo appuntamento della rassegna “Il Borgo dell’Arte”, che trasformerà la celebre frazione di Sant’Angelo in un percorso culturale a cielo aperto.
“Siamo orgogliosi di ospitare sul nostro territorio un evento culturale di questo spessore, con l’auspicio che servirà per aprire nel miglior modo possibile l’estate di Sant’Angelo d’Ischia”, sottolinea l’assessore al Turismo del Comune di Serrara Fontana, Emilio Giuseppe Di Meglio. “mi ha riempito il cuore di gioia vedere tante persone da tutta l’isola accorrere nella piazzetta di S.Angelo per un appuntamento culturale di apprezzabile pregio, quale quello del vernissage del maestro Mariolino Capuano nella boutique “Villa Margherita” di Linda Calise, con allestimenti del mitico Gigi Trofa, e sotto la direzione del promoter dell’iniziativa Giù Iacono Divina, che ringrazio tutti. In qualità di amministratori del Comune di SF siamo stati veramente orgogliosi di ospitare sul nostro territorio un evento culturale di questo spessore, con l’auspicio che servirà per aprire nel miglior modo possibile l’estate di Sant’Angelo d’Ischia, che proseguirà sul filone culturale, con altri eventi del genere, con altri artisti di spessore, e con un occhio particolare a quelli isolani (prossimo in ordine di tempo un omaggio allo scultore Felice Meo), riprendendo un’antica tradizione di cenacolo degli artisti che S.Angelo ha vissuto fin dagli anni ’30 e fino agli anni ’60. In merito agli spettacoli, dopo i successi degli anni passati, ci auguriamo presto di poter riprendere il percorso tracciato, tante sono le idee che bollono in pentola, siamo in attesa che i protocolli di sicurezza vengano resi noti e saremo di nuovo in pista per realizzare un’estate all’insegna del divertimento e della buona musica. Non appena pronti renderemo noti i particolari del cartellone di eventi, ora ci tocca essere pazienti e attendere con calma il momento giusto per riprendere tutto. Quello che possiamo garantire è che S. Angelo c’è, è viva e ricca di voglia di fare, e a Serrara Fontana siamo pronti ad accogliere tutti quelli che ci vorranno fare visita, dai monti al mare, in piena sicurezza e con le tante emozioni che le bellezze del nostro territorio suscitano”.

Un messaggio di speranza per grandi e piccini dunque, quello di Mariolino che si riconosce nelle stesse parole di Collodi: “Quando i ragazzi, da cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridente anche all’interno delle loro famiglie”.

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