Joy: quando si dice “un cane che si è fatto da sé”

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Isabella Rispoli | I suoi genitori non hanno titoli ma lui si guadagna sul campo un pedigree e dà inizio ad una nuova generazione di Spitz tedesco. Quando si dice un cane che si è fatto da sé. Biondo, bello e con più premi di un divo di Hollywood. Il segreto del suo successo? L’amore del suo umano, Marta Manzi, che dedica anima e corpo al cucciolo anche in vista delle varie esposizioni canine. A guidare Marta una fortissima passione per i cani: mentre ci racconta del suo rapporto con Joy le brillano gli occhi: “Non sono sposata e non ho figli, ai miei cani dedico tutta me stessa. Dopo una lunga giornata di lavoro tornare a casa e trovare i loro musini mi riempie il cuore”. Alla domanda “lo fai per un ritorno economico?” quasi si offende, ci spiega che i premi non sono in denaro ma tutt’al più in crocchette, coppe e coccarde. “Nella foto in cui ci sono anche io, quella con la coccarda verde, eravamo a Telese. Quel giorno c’era il diluvio universale e Joy ha dovuto sfilare sotto la pioggia perché le manifestazioni continuano anche con il mal tempo. Nonostante fossimo completamente zuppi e facesse freddissimo, il cucciolo ha vinto. Ero emozionatissima, così contenta che non sentivo più l’acqua”.

Joy è anche un piccolo miracolato.

Durante il terremoto di Casamicciola del 21 agosto 2017, inaspettatamente, era già nel grembo della mamma, Fiby. Mentre Marta scappava con in braccio Fiby non sapeva che di lì a breve sarebbero diventati tre. Al momento della nascita Joy era morto. Il primo respiro avviene solo dopo due minuti di rianimazione: “È stata una gioia così forte che il nome è venuto da sé, poi vedere il parto di un cane, di un animale è incredibile. I cuccioli che aprono gli occhi per la prima volta, i primi passi, la prima pappa… è come se fossero bambini! Ho preso dei giorni di ferie quando era in programma il parto, ho preso la maternità [ride]”.

Durante i concorsi cane e padrone sfilano assieme all’interno di un ring, uno spazio delimitato da transenne al cui interno si trovano un giudice ed alcuni assistenti. Questi osservano il portamento dei cuccioli e le loro caratteristiche che dovranno rispecchiare fedelmente quelle della razza di appartenenza. Gli standard di ciascuna razza sono definiti dalla Federazione Cinofila Internazionale (FCI) e rappresentano, quasi sempre, i canoni di valutazione per le gare. I cani vengono osservati e toccati, motivo per cui è importante che l’animale sia educato e paziente. Marta ci confessa che Joy ha un pessimo carattere e che essendo per indole un “cane sentinella” al primo rumore scatta abbaiando come un forsennato. “Mi rivolgo ad Isabella, addestratrice isolana molto brava. Il lavoro che si fa sul ring è di coppia, quindi prima ancora di educare Joy Isabella ha addestrato me [ride]. È anche grazie a lei se adesso Joy è così ubbidiente. Appena gli metto il guinzaglio da mostra si trasforma: capisce che sul palco deve lavorare e mi ascolta”. Per partecipare, un cane deve tassativamente essere in possesso di alcuni requisiti, quali l’appartenenza a una delle razze riconosciute, l’iscrizione all’anagrafe canina, essere in regola con le vaccinazioni, avere il libretto delle qualifiche (ritirabile recandosi a una qualsiasi sede ENCI) che sarà utile per segnare i risultati ottenuti ed essere in possesso di pedigree.  “Non la prendo come una competizione e mi diverto molto. Mi piacciono queste mostre perché oltre a conoscere persone di tutta Italia che possono darmi consigli, scopro nuove razze. Anche Joy si diverte a fare amicizia con gli altri cuccioli. Quindi alla fine se vinciamo il concorso ben venga, portiamo un trofeo a casa, se non lo vinciamo conserviamo comunque una bellissima esperienza. La settimana prossima parto e sono già emozionata. Vado sempre qualche ora prima per far ambientare Joy, permettergli di odorare tutto e farlo familiarizzare con il territorio e con gli altri cani”.

Per il momento lo Spitz prodigio colleziona un premio regionale e due nazionali, nonché un primo posto come eccellente e migliore di razza, in attesa delle competizioni internazionali che lo renderebbero il campione d’Italia.

“Non vorrei parlare troppo presto, ma questo piccoletto, pur avendo un caratteraccio (che è un indice di valutazione durante una gara) sta vincendo un sacco di CAC (Certificato di attitudine al campionato). Siamo agli esordi, abbiamo iniziato solo a gennaio 2019 e per via del lavoro non posso spostarmi troppo, sebbene abbia un direttore e dei colleghi fantastici che mi concedono dei cambi di turno che mi consentono di muovermi per un paio di giorni”.

C’è chi lo fa per lavoro, i cosiddetti handler, ma Marta lo fa per puro divertimento: “Richiede tempo, è vero, e con il lavoro non sempre è facile. Cerco di partecipare alle esposizioni non troppo lontane… Ci sono altre esposizioni a cui mi piacerebbe portare Joy, a Milano e a Varese, ma arrivarci è un po’ complicato. Nel frattempo ovviamente continuo con la cura e l’addestramento di Joy. Per la toilettatura mi affido ad un centro fuori Ischia. Cura tutti i mesi il pelo del cucciolo mantenendolo della lunghezza adatta, prestando particolarmente attenzione alla coda e alle orecchie. Riguardo all’alimentazione Joy mangia solo croccantini studiati per la razza”.

Insomma quello tra Marta e Joy non è un comune rapporto cane – padrone, ma molto di più. È amore allo stato puro. La dimostrazione di quanto possa regalare un amico a quattro zampe. “Mi è capitato di rinunciare ad alcune vacanze per Joy. Avere cani è una responsabilità, un impegno, ma lo faccio con gioia. Non riesco davvero a capire chi abbandona i cani per un viaggio, è una crudeltà”.

Lasciamo Marta e Joy con un in bocca al lupo (simbolico) in vista delle prossime gare, nella speranza che possano realizzare i loro sogni mandando avanti la linea di sangue del cucciolo più famoso di Ischia.

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