IX Convegno Ecclesiale di Ischia, Brambilla suona la carica della “banda Bassetti”: nessuno tocchi Lagnese

Cari ecclesiastici della Chiesa di Ischia, il messaggio è arrivato chiaro chiaro. Lagnese sta alzando la voce e sta mostrando i denti. E dopo il Convegno, arriveranno la nuove nomine.

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Il IX Convengo ecclesiale della Diocesi di Ischia si sta trasformando in un vero e proprio redde rationem. Da una parte i preti e i credenti dell’isola d’Ischia, dall’altro, invece, il Vescovo Lagnese, i suoi ospiti e i cattolici che seguono il vescovo Pietro Lagnese.

Nel secondo giorno del Convegno o il relatore d’eccellenza, il Vescovo di Novara e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana mons. Franco Giulio Brambilla ci ha degnato di una dotta citazione.

«Buonasera – ha detto – ben trovati a tutti a questa riunione degli stati generali della chiesa ischitana. Saluto coloro che sono collegati per mare e per terra. Avete visto che partecipo anche io alla Banda Bassetti di cui avete avuto il capo ieri, noi siamo i tre o quattro che siamo lì con lui a tenerlo un po’ massaggiato e massaggiato.” Il messaggio è arrivato chiaro e tondo. Grazie Giulio!

Terminata la parentesi Dispari, passiamo, invece, a quello che  è stato l’intervento del vicepresidente della Cei. Un intervento, che, dopo le parole di Lagnese, sono un chiaro segnale alla chiesa locale. Messaggi diretti agli “ecclesiastici” non allineati. Messaggi diretti a quelli che non hanno il “Pensiero Lagnese” a portata di mano.

Il primo affondo di Bassetti è chiaro: “«Allontanate ogni genere di cattiveria e di frode, ipocrisie, gelosie e ogni maldicenza. Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza, se davvero avete gustato che buono è il Signore» con le parole dell’Apostolo Pietro, Brambilla va ancora di più nel dettaglio.

Brambilla, più avanti dirà che il “corpo ecclesiastico è minato di malattie profonde” e che bisogna guarirlo dalle “patologie della nostra comunità”.

Secondo Brambilla, si parte “Il momento negativo è introdotto, nel testo greco, da un participio con valore di imperativo (Avendo allontanata dunque ogni cattiveria e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, cioè «Allontanate!»): la nuova nascita, la rigenerazione dei cristiani comporta di lasciare l’uomo vecchio per ricevere il nuovo. Sono descritti cinque atteggiamenti che minano nel cuore la vita di comunità anche buone. Essi sono la cattiveria (kakía: il gusto di volere gratuitamente il male dell’altro), la frode (dólos: mostrare agli altri ciò che non si è o non si ha); l’ipocrisia (ypókrisis: fingere di avere un’immagine che non si ha), le gelosie (phthónoi: tipiche di ogni comunità, quando si sente l’altro trattato meglio, considerato di più), la maldicenza (katalaliá: dire male degli altri insinuando denigrazioni o cose negative). »

Cattiveria, frode, ipocrisia, gelosia e maldicenza sono i segnali dai quali Brambilla mette in guardia quelli della Diocesi di Ischia. Parole pesanti anche perché, rivolte ad una diocesi molto particolare. Ma avremo modo di approfondire.

«Vi sono persone – affonda ancora il colpo Brambilla -, vescovi, preti e laici, che sembrano dire con i loro giudizi, i loro gesti, i loro mezzi, che il centro è il proprio io, la realizzazione di sé, un attivismo sfrenato, che trasforma la comunità in una sorta di Pro loco e che sequestra le attività come un piccolo regno in cui primeggiare, lamentandosi poi di essere lasciati soli.»

Dal lungo discorso, però, c’è un aspetto che emerge forte. E’ il vicepresidente della CEI che scende in campo e difende Pietro Lagnese. Dopo Bergoglio che ha detto l’ultima parola sul diritto patronato, oggi, Brambilla richiama il clero locale (quello che si agita) al “proprio ruolo”. E la sua difesa di Lagnese è chiarissima!

LA DIFESA DEL VESCOVO

«Ognuno di noi – Brambilla è ottimo oratore – può pensare alla costruzione di una grande chiesa: un geniale architetto concepisce il suo progetto, un innumerevole gruppo di persone (specialisti, artigiani, semplici lavoratori, ognuno col suo compito, tutti partecipando all’unica impresa) deve concorrere insieme perché sorgano le bianche cattedrali del gotico e le splendide basiliche del rinascimento. Nessuno si lamenta del suo compito, tutti partecipano all’unica passione della costruzione del tempio santo. Nessuna pietra pensa di essere un tassello inutile, perché non svetta sulla guglia del duomo. Anche i gradini di ingresso sono importanti per introdurre al centro del tempio santo, così come i decori dei capitelli rendono splendente il racconto dell’edificio spirituale. Ogni “pietra viva” ha il suo posto: chi sta presso l’entrata può favorire l’ingresso, chi sta nel portico fa passare dal profano al sacro, chi è nella navata accoglie la vita della gente, chi sta nel presbiterio fa transitare al santo, chi è nell’abside intravede lo sguardo del Cristo benedicente e creatore di tutte le cose. L’architettura del tempio narra la vita della chiesa che raccoglie gli uomini e le donne in comunione e li fa uscire in missione.»

E poi aggiunge «Occorre che i sacerdoti ripensino il loro ministero nella parrocchia, lasciando molti compiti impropri che li dissipano e non li rendono disponibili all’ascolto delle persone; ed è necessario che i laici accedano a forme più intense di partecipazione alla vita della chiesa, al suo interno e al suo esterno, formandosi a uno stile non di dominio o di egemonia, ma di vero servizio.»

Cari ecclesiastici della Chiesa di Ischia, il messaggio è arrivato chiaro chiaro. Lagnese sta alzando la voce e sta mostrando i denti. E dopo il Convegno, arriveranno le nuove nomine…

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