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IV Novembre. Enzo Ferrandino: «Tocca a voi preservare la memoria e impegnarvi per la pace»

La celebrazione di oggi può anche rappresentare un momento di riflessione per ricordarci chi siamo e su quali sofferenze si fonda la nostra libertà e il nostro benessere, in questi giorni in cui, nel cuore dell’Europa, si combatte una nuova sanguinosa guerra di invasione»

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Vito Pulizzotto | Riportiamo il testo integrale del discorso del sindaco di Ischia Enzo Ferrandino alla commemorazione del 4 Novembre celebrata nella Piazzetta San Girolamo.
«Cari ragazzi, (sento di rivolgermi a voi per primi, speranza e futuro della nostra comunità, oltre che doverosamente alle autorità militari religiose e civili presenti con noi questa mattina) Autorità religiose, civili e militari, cittadini di Ischia, ospiti d’autunno della nostra isola verde, associazioni di ex combattenti, amici dell’Associazione Sottufficiali, Marinai d’Italia, Associazioni di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, che partecipate a questa celebrazione,
in questo anno 2022 nel quale un nuovo conflitto tra Russia ed Ucraina insanguina l’Europa, siamo ancora una volta qui oggi a commemorare, nella ricorrenza del 4 Novembre, non solo i tanti ischitani che partirono per la Grande Guerra terminata con la vittoria dell’Italia nel 1918, ma anche quelli che combatterono il secondo conflitto mondiale e gli uomini e le donne ancora oggi impegnati in tanti paesi del mondo in importanti missioni di pace e sicurezza di altri popoli.

Rivolgiamo un pensiero di gratitudine ai caduti di tutte le guerre, a quelli che non fecero ritorno alle loro case, ai loro vigneti, alle barche da pesca dove li aspettavano i loro padri e i loro nonni, ricordiamo i tanti che morirono e quelli che orgogliosamente fecero ritorno a casa portando i segni delle sfide affrontate e nella mente il ricordo degli amici che non tornarono più.
Come abbiamo avuto modo di ricordare nelle precedenti celebrazioni di questa ricorrenza, interrottasi solo nel 2020 per la pandemia da Covid, il 23 maggio del 1915, poco meno di un anno dopo l’inizio del grande conflitto mondiale, il Consiglio dei Ministri del Regno approvò l’entrata in guerra dell’Italia, al fianco di Francia, Inghilterra e Russia contro i vecchi alleati della Triplice Alleanza, affidando il comando delle operazioni al Generale Luigi Cadorna.
Alle ore 3.55 del 24 maggio 1915, i cannoni aprirono il fuoco contro il Forte Verle, uno degli avamposti della linea difensiva austriaca in Trentino. Fu la prima azione bellica del Regno d’Italia contro l’Impero Austro-Ungarico: iniziò così, per gli italiani, la Grande Guerra.
Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del centenario dell’entrata dell’Italia nella Grande Guerra, «Se ogni assalto – una parola così temuta dai soldati – si trasformava in una carneficina, la vita nelle trincee, così realisticamente descritta nei diari e nelle lettere dei soldati, non era certo un sollievo. Fango, pioggia, parassiti, malattie. E quelle attese lente e snervanti, per il rancio, per la posta, per il cambio. O inesorabilmente per un nuovo assalto».

I CADUTI DI ISCHIA

Anche in occasione della commemorazione di questo 4 Novembre 2022, mentre ci giungono le immagini delle città ucraine devastate dalla invasione, vorrei riproporre a tutti voi un’edizione della Guida dell’isola d’Ischia scritta da Vincenzo Mirabella, in cui si può leggere che un intero capitolo è intitolato all’“Olocausto dei caduti nella guerra mondiale 1915-1918 per la redenzione d’Italia. Per la Patria caddero da eroi nel campo della Gloria:” l’autore riporta tutti i nomi dei caduti divisi per ciascun comune.
Alcuni sono nomi e cognomi ancora molto comuni a Ischia, il Sottotenente di Vascello Antonio Scannapieco, il Sottotenente di fanteria Francesco Mancusi, il Capocannoniere Raffaele Tuccillo, il Capotimoniere Michele Longobardo, i cannonieri Cristoforo Attanasio – fratello di mia nonna – e Salvatore Mancusi, i fuochisti Angelo Foscardi e Francesco Vuolo, e poi tanti marinai dai cognomi assai diffusi nel nostro Comune, Di Manso, Buono, Bianco, Di Meglio, Rispoli, Sirabella, Trani, tanti soldati semplici dai cognomi noti, Agnese, Bernardo, Boccanfuso, Coppa, Cuomo, Impagliazzo, Lauro, Patalano, Pesce, Terzuoli.
Il conflitto causò un enorme numero di vittime, sofferenze inimmaginabili e pesanti sacrifici per la popolazione, ma mostrò anche la forza morale e il coraggio silenzioso di tanti umili protagonisti. La nuova nazione italiana, da poco unita, vinse la prima grande prova della sua storia.

La nostra piccola isola ancora povera, un’isola per lo più di contadini e pescatori, diede il suo grave contributo in vite umane; secondo gli elenchi ufficiali, tanti ischitani caddero “sul campo dell’onore”, o per le ferite riportate, o per le malattie contratte al fronte, o per le privazioni della prigionia; un numero forse più alto rispetto ai nomi scolpiti nel monumento davanti a noi, dedicato ai caduti, un’aquila in bronzo a fusione, allegoria della vittoria datata 1920 e una lapide di marmo intagliato e scolpito che unisce le dediche ai caduti del primo e del secondo conflitto mondiale.
Oltre ai morti, è giusto ricordare la sofferenza delle vedove e degli orfani e i disagi delle famiglie che per lungo tempo ebbero i propri uomini al fronte. I campi di battaglia erano lontani, ma gli abitanti dell’isola soffrirono, a diversi livelli, le conseguenze del conflitto.
I testimoni diretti degli eventi della Prima Guerra Mondiale, non ci sono più.

LA STORIA DI CHI NON HA STORIA

Non ci sono più bisnonni e nonni che possano raccontare le trincee del Carso, i combattimenti tra i ghiacci della Marmolada o la triste esperienza della prigionia.
Ma ci sono ancora alcune bisnonne e alcune nonne che possono raccontare, durante i lunghi anni della Seconda Guerra Mondiale, le difficoltà per procacciarsi il cibo quotidiano per i propri figli, il timore di perdere i propri cari, la paura delle bombe e degli aerei nemici che sorvolarono spesso anche la nostra isola.
La commemorazione di oggi – che non è solo un simbolico riconoscimento dettato dalla ricorrenza – intende riportare alla memoria sia i drammatici fatti che avvennero durante la Grande Guerra, tra il 1915 e il 1918, sia le forze armate italiane impegnate in tutti i conflitti, anche quelli che si combattono oggi per riportare ordine, sicurezza e giustizia nel mondo.

Molti documenti presenti negli archivi comunali, ma anche lettere, diari, cartoline, fotografie custodite in qualche cassetto impolverato o nei bauli di alcune delle nelle nostre case, testimoniano le sofferenze di tanti giovani ischitani, alcuni dei quali caduti durante il conflitto, dando valore alla storia non ufficiale, la storia di chi non ha storia, la storia di chi non è ricordato sui libri, ma che è stato – suo malgrado – il vero protagonista di quegli eventi tragici.
La celebrazione di oggi può anche rappresentare un momento di riflessione per ricordarci chi siamo e su quali sofferenze si fonda la nostra libertà e il nostro benessere, in questi giorni in cui, nel cuore dell’Europa, si combatte una nuova sanguinosa guerra di invasione per la quale esprimiamo vicinanza ed affetto al popolo ucraino ed alla comunità ucraina che ha scelto di vivere a Ischia divenendo parte della nostra comunità integrata ed accolta.

L’ITALIA SI RIALZO’
Il 4 novembre 1918, un’Italia diversa si rialzava in piedi dopo la battaglia di Caporetto combattuta tra il Regio Esercito Italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.
Le unità italiane, sotto il comando del Generale Armando Diaz che aveva sostituito il Generale Cadorna, si riorganizzarono abbastanza velocemente dopo alcune sanguinose battaglie, e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella prima battaglia del Piave. Le truppe italiane, credute vinte e moralmente distrutte anche dagli stessi vertici militari, opposero invece una tenace resistenza permettendo così alla linea difensiva del Piave di continuare a resistere all’offensiva nemica.
Si rialzava quindi la nostra Italia e vinceva, al di là di ogni speranza, la Grande Guerra, conquistando la vittoria degli eserciti che fu però anche vittoria del popolo, un popolo che lavorò e soffrì coi suoi soldati.
Le forze armate italiane composte da donne ed uomini generosi, sono oggi impegnate in missioni di pace, perché l’Italia ripudia la guerra, come è scritto nella nostra Costituzione, e i nostri uomini in uniforme assicurano spesso il loro sostegno in paesi lacerati dalla guerra civile e dalla fame. E’ questo il loro compito oggi nel mondo. Ed oggi come ieri è giusto celebrarlo.
Si deve soprattutto al Presidente emerito della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scomparso nel 2016 il recupero nella nostra tradizione civile di due ricorrenze la cui importanza era stata tralasciata dai governi del secondo dopoguerra: la “Festa dell’unità nazionale e Giornata delle Forze Armate”, e la Festa della Repubblica che ricorre il 2 Giugno di ogni anno, due ricorrenze che intendono sottolineare il valore della Patria, unica e indivisibile e celebrare le nostre Forze armate impegnate in missioni umanitarie. Due date che insieme al 25 Aprile, Festa della Liberazione dal nazi-fascismo, rappresentano i momenti fondativi della Repubblica nata dalla resistenza.

SOLIDARIETA’ E ACCOGLIENZA

Custodire la memoria di quanto accaduto in quegli anni diviene quindi un impegno prioritario. Solo la consapevolezza delle indicibili afflizioni che ogni guerra provoca potrà far maturare nelle giovani generazioni, legittime aspirazioni di pace e dialogo tra i popoli.
Un grande messaggio di speranza per il futuro che, spero, tutti vogliate cogliere!
Una comunità vera, forte, unita, si identifica infatti nel sentimento dei sacrifici che sono stati fatti e di quelli che si è ancora disposti a fare.
Essa presuppone un passato forte ma si lega nel presente con un sentimento altrettanto forte: il desiderio e la speranza di continuare a vivere insieme nel luogo in cui affondano le nostre radici, di cui si condivide la storia, la cultura, le tradizioni;un luogo che ci è invidiato da molti, per le straordinarie risorse ambientali paesaggistiche e marine della nostra isola.
Se dunque dopo l’esperienza delle guerre combattute, germogliava uno dei fattori da cui sviluppare una coscienza comune, vorrei che questo possa accadere ancora nella nostra comunità, quando finalmente ci saremo lasciati alle spalle l’esperienza tragica della pandemia che abbiamo vissuto e le immagini della guerra in Ucraina e di tutte le guerre.
Vorrei che tutti potessimo sentire forte il dovere di conservare dentro di noi il sentimento di solidarietà con chi oggi è meno fortunato di noi e ha bisogno del nostro sostegno, siano essi profughi, persone in difficoltà, donne e uomini che vivono situazioni di disagio.

Vorrei che voi ragazzi possiate sentirvi a pieno titolo protagonisti del futuro della nostra comunità da sempre aperta alla accoglienza ed alla ospitalità ed assumere l’impegno di restituire alle future generazioni quanto abbiamo ricevuto.
A voi ragazzi, sento di rivolgere l’appello a conservare, rispettare e salvaguardare questi simboli del passato. In essi è racchiusa parte della nostra storia, il sacrificio e il dolore dei tanti uomini e donne di cui vi ho parlato in breve stamattina. Facciamone tesoro e impegniamoci a difenderne il senso civico. Solo assumendoci questa responsabilità potremo dirci dei bravi cittadini, dei veri cittadini italiani.
Con il vostro entusiasmo ed amore per la vita, contagiate la nostra comunità, non abbattetevi mai. Così non ci abbatteremo neanche noi.
Viva l’Italia. Viva le Forze armate. Viva la Repubblica».

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