martedì, Aprile 13, 2021

Italia, il più brutto salto nel buio

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Gaetano Di Meglio | Certe volte saltare nel buio è l’unica cosa che puoi fare. E così il popolo di Ischia ha detto basta, insieme con quello italiano, al sistema della politica.
Ha scelto l’incognita, la paventata novità. E, come la storia insegna (lasciamo la fede ai Santi), ha scelto “Barabba”.
Scelte che hanno premiato la pancia, la rabbia, la protesta senza prendere in considerazione la proposta, il merito e la politica. Partendo dall’assunto “sono tutti uguali” la gente ha detto basta! Ha cambiato e basta.
Votare Movimento Cinque Stelle è stata la vendetta. La vendetta del mediocre contro l’eccellente. Proposte irrealizzabili, uguali a quelle di Berlusconi ma senza il peso di 20 anni di politica sulle spalle e senza le aggressioni dei giudici che ne hanno minato l’azione politica (anche se non è innocente!)
Il popolo di Ischia, giusta proiezione di quello Italiano, andando nelle urne ha dimenticato chi è. Ha dimenticato che il sistema che stava condannando era quello che aveva alimentato. E senza voler ricordare corruttele, clientele e tanto altro prendiamo atto dei dati. Tutto qua: hanno vinto i populisti e siamo andati a destra. Molto più a destra di quanto possiamo immaginare.
“I 5 Stelle hanno vinto perchè hanno sedotto quella parte del paese inetta e rancorosa con l’idea che siamo tutti uguali e che lo studio, l’impegno e il sacrificio nella vita siano in fondo un dato relativo. Perché uno vale uno, come nella fattoria degli animali di Orwell, in nome di una libertà che è in realtà la peggiore forma di dittatura. Così ci ritroviamo un Di Maio che si sente De Gasperi, pur senza averlo mai sentito neanche nominare, una cloaca di sprovveduti che discute di economia o di politica internazionale senza mai aver aperto un manuale di storia e soprattutto una società di persone che pensano di potersi sedere di fronte a chiunque per discutere di qualsiasi cosa. Le conseguenze sociali del movimento 5 Stelle vanno oltre la barzelletta di avere un premier come Di Maio che coniuga i verbi peggio dello studente che ho bocciato lo scorso anno. Il vero dramma causato dai 5 stelle è che hanno offerto la spalla a qualsiasi persona di sentirsi all’altezza di parlare di ogni cosa. Oltre la medicina, oltre chi ha passato la vita nei laboratori e a studiare, oltre i premi Nobel. È gente che non una coscienza “
Sono queste le parole della Prof.ssa Maria Cristina Ferraioli che rappresentano, perfettamente, cosa è stato il voto del 4 marzo. Il giorno della nascita della Terza Repubblica. E vedremo cosa accade.

La cosa più brutta di questo voto è la grande incognita. Putroppo Roma, Torino, Livorno e tutte le altre città amministrate da questi inadatti politici grillini non hanno insegnato. E pensare che questa classe dirigente, composta da bravi ragazzi dovrà reggere le sorti di una nazione fa paura.
Il popolo è sovrano. E nel nostro caso è stato cresciuto a “vaffa” e “fake news”. Sì, perchè è questo il vero fattore che ha mosso, dalle nostre parti, il 50% degli elettori a barrare il simbolo comico. Non una motivazione o un argomento valido: un mare di ovvietà che parte dalla requisizione delle case abusive e finisce con fantomatici tagli alla sanità. Ma nessuno ha chiesto nulla. Nessuno si è intessato. Da anni seguo la loro, catastrofica, opposizione in Regione Campania. Un catalogo imbarazzante di proposte risibili. Ma dobbiamo accettare che questo sia il turno loro. Lo è stato di Renzi, Berlusconi e Gentiloni non vedo perchè non possano essere loro. Ah, già, loro sono una SRL. Gli italiani si sono affidati ad una società che impone regone anticostituzionali e che firma i contratti con gli uomini liberi.
Buon salto nel buio, Italia!

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1 commento

  1. tutto giusto.ma se pensiamo che dall’altra parte c’è in maggioranza gente che ha testimoniato che la segnorita era nipote di mubarak,dobbiamo concludere che purtroppo “la migliore non c’è”.
    l’austria vuol dare il doppio passaporto agli altoatesini:organizziamo un referendum ,chiediamo l’annessione alla provincia di bolzano.

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