Isolati, disagiati e rassegnati | #4WD

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Dopo la pausa di buonismo della Vigilia di Natale, anche se da lontano, riprendo il bandolo della matassa e provo a tornare sull’argomento “Ischia zona disagiata”.

Escludo per un attimo le difficoltà di residenti e turisti che non sono riusciti a raggiungere l’Isola per quasi due giorni e sono stati costretti a pernottare in terraferma, trattandosi di cause naturali del tutto imponderabili.

Rifletto, invece, su lidi e infrastrutture distrutte, su negozi costretti alla chiusura forzata, su Piazza Croce e Via Roma invase dall’acqua di mare così come il piazzale di Citara, sul Piazzale Aragonese e zone limitrofe che sembravano corpo unico con le onde circostanti, per buona pace di chi continua a ignorare l’ormai indifferibile necessità di una protezione seria dell’abitato dal seppur occasionale imperversare della forza della natura.

E soprattutto penso alla povera cinquantenne cardiopatica che, tra le mille difficoltà affrontate in modo eroico da un’UTIC del Rizzoli sempre più bistrattata e in odore di soppressione e l’impossibilità di essere trasferita in tempo a Napoli, ci ha rimesso la pelle.

Einstein diceva che proprio dai momenti di crisi si possono trovare gli stimoli per trasformarli in opportunità. Ovviamente, il luminare ignorava che, sul piano pratico, la sua teoria avrebbe potuto imbattersi non solo in volenterosi e intraprendenti posteri, bensì anche nell’ignavia di amministratori pubblici come quelli della nostra Isola. Essi, fatta eccezione per l’ottima Maria Grazia Di Scala, piuttosto che rivendicare la giusta attenzione alle enormi difficoltà legate allo stato di insularità, continuano indisturbato il loro cazzeggio che mal cela ogni incapacità nel ruolo e tende, soprattutto, a non disturbare il conducente distratto (l’ASL) e il controllore potente (la Regione), troppo intenti a programmare tutto quanto utile a una campagna elettorale che salvaguardi poltrone e “bassa cucina” per tutti.

Rassegniamoci o reagiamo! Non c’è altra scelta.

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