Isolamento 4.0 | #4WD

4WARD today di Davide Conte di Giovedì 05 Dicembre 2019

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Sono stato sempre molto legato all’informatica! Mio padre fu un uomo coraggioso e lungimirante quando, nell’ormai lontano 1983, accettò di spendere ben duemilioniquattrocentocinquantamila lire -più iva- per comprarmi un Commodore SX-64, versione portatile del più noto 64 “semplice” e antesignano dei laptop dei giorni nostri.

Questa familiarità con i computer non mi ha procurato solo grande dimestichezza nelle pratiche -lavorative e non- che mi hanno riguardato da allora ad oggi: considero utilissima anche la facilità di approccio col mondo di internet e della comunicazione in tempo reale, a cominciare dal vecchio Videotel in cui, insieme a pochi altri ischitani, scoprimmo nei primi anni ’90 le famose live chat, con costi di connessione altissimi, dai cui contatti traevano vita raduni, incontri e scambi professionali anche abbastanza durevoli, al di là del semplice e nuovo piacere di “parlare scrivendo”, facendo insolita concorrenza al grande mondo dei radioamatori.

Ma con tutta probabilità, questo graduale aggiornamento del mio rapporto con il mondo digitale mi ha indotto oggi a temere il peggio per molti. Ho paura per i cosiddetti “leoni da tastiera”, ostaggio della capacità di internet di consentire loro l’assunzione di una doppia personalità e, peggio ancora, di una pericolosa cultura autoreferenziale da motore di ricerca; un valore che nel contatto de visu, per forza di cose, proprio non può venire fuori. Si tratta di un modo di proteggersi e, al tempo stesso, porsi alla ribalta del mondo social, ostentando qualcosa di prezioso che non gli appartiene e che, di fatto, li isolerà sempre di più dal mondo e da una realtà evidentemente troppo dura da accettare ed affrontare. Con tutti i rischi del caso.

Talvolta, il progresso può allontanare più dell’egoismo, del razzismo, del bullismo e dello stesso digital divide. Sarebbe ora che qualcuno cominciasse a pensarci seriamente!

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