Ischia, sette giorni di follia

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Gaetano Di Meglio | Ricorderemo questi sette giorni come i più folli della nostra storia. Sette giorni di pura follia che ci hanno segnato, per sempre. Abbiamo creato, in negativo, il caso Ischia. Fino al 22 febbraio 2019, infatti, c’era sempre stato un motivo: un’alluvione, un terremoto, una demolizione, un fenomeno dovuto ad una qualche motivazione. Da domenica 23 febbraio 2020, invece, l’auto castrazione. Ci siamo inflitti una punizione senza pari. Abbiamo distrutto quel poco di buono che avevamo.

Sette giorni che hanno stravolto il mondo, che hanno coinvolto la nostra nazione in un folle girone dell’incompetenza. E’ inutile fare la cronistoria di quello che è successo ma un breve accenno su quelle incredibili 24 ore ci vuole.

Sabato mattina, credo su spinta di qualche amministratore, alcuni media locali rilanciano (senza la dovuta riflessione) la notizia dell’arrivo alcuni turisti provenienti dal nord. Sempre su spinta dello stesso amministratore, i sindaci si ritrovano al Comune di Casamicciola per scrivere un’ordinanza che blocchi questo sbarco l’indomani. Si riuniscono ma prevale il buon senso e viene emesso un atto vuoto di sostanza.

Passa la notte e i sindaci, di domenica mattina, si ritrovano al Comune di Ischia e firmano l’atto che condanna che proietta l’isola d’Ischia nel tritacarne nazionale. Senza motivo. Passano poche ore e, mentre il Prefetto Valentini ci salva dalla gogna mediatica, una signora pensa di togliere il “tappo” alla nostra credibilità. 24 ore di pazzia totale, di psicosi, di paura, di terrore dalle quali ne usciremo con sacrificio, con il tempo e con molti dolori.

Penso di non dover aggiungere nulla a quello che è il mio pensiero. Penso sia più che chiaro. Ma dopo sette giorni,  è quanto mai opportuno, provare a tracciare un’analisi diversa.

In questi sette giorni abbiamo provato, sulla nostra pelle e sulla nostra economia, cosa significa non avere una classe dirigente. Abbiamo capito cosa significa avere irresponsabili alla guida di una comunità. E abbiamo capito che ci sono momenti in cui deve prevalere la capacità di affrontare i problemi.

Mal comune mezzo gaudio. Così come l’isola non viene amministrata dal manipolo di personaggi eletti, così è accaduto alla nostra nazione.  Basta ascoltare la cronaca di questi sette giorni, sentire la media dei commentatori e, in maniera unanime, ci si trova davanti ad una verità: l’Italia ha sbagliato.

Abbiamo preso il “posto” della Cina e siamo visti come gli appestati e come gli untori di tutto il mondo. In tutto questo, per quanto ci riguarda, invece, abbiamo indossato la maglia dei razzisti. E così, in quel paese che manda a processo il suo ex ministro perché ha “chiuso i porti”, noi scriviamo un atto che chiude i porti. 

E così, mentre l’intera nazione si rende conto di aver sbagliato la sua “comunicazione”, noi  facciamo le nostre apparizioni in tv e andiamo in controtendenza. L’Italia dice di aver sbagliato ad alzare i toni, noi continuiamo ad andare in tv e andiamo a dire che non abbiamo ospedali, che abbiamo le “tende” e che non possiamo affrontare l’epidemia.

In sette giorni, il coronavirus ha contagiato mezzo mondo e mezza Italia. Il governo ha scelto cose assurde, incoerenti, contraddittorie, senza logica e, in tutto questo, il “caso Ischia” diventa argomento di tendenza.

Il “caso Ischia” che ha un doppio fondamento ben solido (l’ordinanza dei sindaci e la vajassata sul porto ripresa in un video virale), non ha nessun legame con il contagio. E’ sulla bocca di tutti, sulle bacheche di tutti in virtù di qualcosa che non c’è.

La scienza avanza, il virus viene studiato, e i casi si moltiplicano in maniera esponenziale.

I contagiati in Lombardia ci sono 552 positivi, 40 dimessi e 23 deceduti, per un totale di 5.723 tamponi eseguiti. In Veneto 189 positivi, 2 deceduti e 8.659 tamponi. In Emilia Romagna 213 positivi, 4 deceduti e 1.550 tamponi. In Piemonte 11 positivi e 308 tamponi. In Liguria 38 positivi, 4 dimessi e 121 tamponi. Marche: 11 positivi e 68 tamponi. In Toscana 10 positivi, un 1 e 531 tamponi. In Sicilia, 2 positivi e 2 dimessi e 6 tamponi. Nel Lazio 3 positivi, 679 tamponi. In Puglia 3 positivi e 252 tamponi. A Bolzano 1 positivo e 16 tamponi. In Abruzzo 2 positivi e 43 tamponi. In Calabria 1 positivo e 27 tamponi. In Sardegna solo 1 tampone. In Umbria solo 31 tamponi.

Questo è lo scenario in sette giorni. E se i sindaci avessero avuto ragione, avrebbero dovuto modificare 12 volte la loro ordinanza. E, soprattutto, in considerazione dei 13 positivi e 373 tamponi della Campania non sappiamo quale efficacia avrebbe avuto la stessa ordinanza.

Un’ordinanza che, sia chiaro, se non fosse stata annullata avrebbe segnato un pericolo per la sicurezza nazionale. Tutti gli sindaci d’Italia, infatti, avrebbero iniziato a chiudere i propri confini a Tizio e a Caio. Avremmo dato il via ad una distruzione della nostra nazione. Per fortuna, diciamocelo, è intervenuto un uomo saggio, Mario Valentini.

Il Prefetto di Napoli, infatti, con l’atto di annullamento di questo obbrobrio sindacale ha fermato anche la macchina mediatica che si sarebbe avvinghiata su Ischia ancora con più violenza e più evidenza.

Tutte cose già dette. In questi sette giorni, però, quello che è venuto meno, ancora una volta, è la figura di un uomo “forte al comando”. E per chi accusa i sindaci di aver firmato un atto razzista, sembra quasi un colmo. Non è così. In questi sette giorni, ancora una volta, ci siamo trovati senza guida. Una guida forte che avrebbe potuto provare a ridimensionare la falla aperta da quelle due azioni improvvide. E, invece, i nostri sindaci hanno preferito la linea del silenzio. Un silenzio interrotto da alcuni “rutti” mediatici che hanno aggiunto al danno la beffa.

Sette giorni fa, vivevamo la paura dell’invasione  dei lombardi e dei veneti. Li abbiamo accusati di venire in vacanza e gli abbiamo detto che si dovevano vergognare perché erano stati o erano venuti in vacanza qui da noi. In verità, glielo ha detto solo lei, per la nostra nazione siamo stati tutti perché, due ore prima, le agenzie avevano battuto la folle ordinanza dei cinque sindaci. E’ quello il vero atto di guerra dichiarato a Lombardia e Veneto.

Poi abbiamo iniziato il gioco a chi è più razzista e loro ci hanno battuto perché sono più razzisti di noi. Sindaci responsabili, chiederebbero scusa alla nazione e, contemporaneamente, firmerebbero le loro – più che giustificate – dimissioni.

Oggi sarà un’altra domenica d’inverno a Ischia. Con arrivi e con partenze. Forse meno arrivi. E la cosa più brutta è che per molti questa è una cosa positiva. Quasi una vittoria. Però, poi, mettiamo “mi piace e condividi” al video “milanononsiferma”.

Sono bastati sette giorni per aver ragione rispetto all’evidenza che i sindaci hanno prodotto più danni del sisma e del virus.

6 Commenti

  1. Per completare l’opera per bene il prefetto doveva far arrestare la signora se così si puo chiamare che ha fatto quella ridicola sceneggiata sul porto e peggio ancora e andata a chiedere scusa in televisione con quel ridicolo sorriso non c era proprio niente da ridere tutti gli albergatori tour opere to e vettori la dovrebbero denunciare per quello che ha fatto …Non c e scusa che tenga siamo quasi 70 mila abitanti e tutti stupidi solo lei e intelligente da capire il corona virus solo lei ha i figli e solo lei si preoccupa per l isola….ma per piacere

  2. Adesso tutti a dire brava, sei stata forte, avrei fatto pure io così. Stranamente al porto era sola a sbraitare contro tutto e tutti. Poi leggendo la lettera nemmeno scritta da lei sicuramente non un accenno alle scuse, io qui, io la, io questo ecc ecc. Io personalmente chiederei i danni per la brutta figura fatta fare all’isola. Ma tanto si sa’ come vanno a finire queste cose

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