Ischia, rivoluzionata l’aula penale, agli avvocati non piace

E’ stata realizzata una gabbia per detenuti che nella stragrande maggioranza dei casi non sarà mai utilizzata. Forse al Ministero hanno pensato di dare una comoda “dependance” quando giunge a Ischia Ruben Barbato, che non è mai assente nei processi che lo vedono imputato per guida in stato di ebbrezza e senza patente

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Paolo Mosè | Ieri mattina gli avvocati si sono ritrovati con una sorpresa che non si aspettavano. L’aula penale è stata letteralmente rivoluzionata in un battibaleno con la presenza di una massiccia rappresentanza di lavoratori giunti martedì scorso per cambiare il look. Ed installare una vera e propria cosiddetta gabbia dove vengono rinchiusi i detenuti. Una struttura immessa in un’aula già angusta, che non consentiva la libera e sicura circolazione di avvocati e pubblico. Quest’ultimo chiuso letteralmente in una strettoia invivibile e senza sicurezza, di cui parleremo di qui a un istante. Questa struttura in ferro era stata richiesta espressamente da chi qualche tempo fa gestiva i processi penali alla sezione distaccata di Ischia, ritenendola indispensabile. Giusta se quest’ufficio giudiziario si trovasse in una realtà diversa della terraferma.

Qui di detenuti ne arrivano pochissimi, in numero inferiore alle dita di una mano. Il più assiduo di tutti è Ruben Barbato, il quale sta scontando anche delle pene definitive ed è sotto processo ad Ischia per reati quasi del tutto insignificanti, data la sua portata criminale. E’ processato per guida senza patente, di aver guidato in stato di ebbrezza. E ogni qualvolta è fissata l’udienza preferisce giungere ad Ischia per passare una giornata particolare e rompere il tran-tran quotidiano che è costretto ad affrontare in carcere. E quindi si muove con una scorta che lo accompagna dal carcere partenopeo fino a dove è ormeggiata la barca della Polizia penitenziaria e poi ottenere un passaggio dai carabinieri per raggiungere la sede giudiziaria di Ischia. E quindi sembra una struttura restrittiva, con costi non certamente limitati, per ospitare Ruben Barbato. Nel 98% tutti gli altri imputati sono a piede libero e forse qualcuno agli arresti domiciliari e nel nostro ordinamento non è previsto che chi sta chiuso in casa, giunto in aula debba entrare in questa struttura di ferro che diventa a volte motivo di “rapace” attenzione del pubblico presente e anche degli addetti ai lavori. Occupando quindi uno spazio importante di un’aula molto limitata. Sarebbe stato più giusto lasciare questi spazi per rendere più fruibile a coloro che sono impegnati più volte a settimana a presentarsi dinanzi ad un giudice.

Più congeniale a un’aula può dirsi il banco ove è allocato il giudice e l’assistente giudiziario. Anche questa struttura, rispetto a quella precedente, è molto più ampia, più consistente e occupa ancor di più gli spazi. Tant’è vero che la parte sinistra nella foto, ove è riportato “la legge è uguale per tutti”, è del tutto inutilizzata. Mentre per gli avvocati vi sono quattro-cinque sedie disponibili rispetto ad un’udienza che mediamente affronta una trentina di processi, alcuni di essi con molti imputati e di conseguenza tanti difensori di fiducia.

SEDIE ACCATASTATE
Per non parlare della parte riservata al pubblico. Uno spazio largo un metro e mezzo massimo (alla grande), dove sono state accatastate tutta una serie di sedie che di fatto hanno creato un vero e proprio imbuto all’ingresso dell’aula. E ogni qualvolta una persona si deve alzare, chi le sta a fianco è obbligato a fare altrettanto. E ieri mattina si è arrivati al punto che non si entrava e né si usciva. Per agevolare il libero accesso, alcuni avvocati sono stati costretti a prendere di peso diverse sedie che ingombravano l’ingresso dell’aula per trasportarle all’esterno. E rendere così più agevole il flusso soprattutto di testimoni ed avvocati costretti ad entrare da quell’unico varco. Il pubblico, però, è di fatto sottoposto a rimanere in quell’area, avendo gli “scienziati” che hanno ornato quest’aula predisposto un “cordone” in legno che ne limita gli spazi.

Angusti, ripetiamo, e del tutto incomprensibili. La stessa dislocazione del tavolo del giudice e delle rimanenti parti è assai diversa da come lo era nel passato. Si è così chiusa quella parete che era più stretta rispetto alla precedente. Sarebbe stato più giusto mantenere quella dislocazione, in quanto si sarebbe potuto meglio posizionare le altre scrivanie del pubblico ministero e degli avvocati. Ma così non è stato. Tutto è stato piazzato velocemente da questa ditta giunta appositamente da Napoli per arredare l’aula penale e piazzare questa gabbia che sarà pochissime volte utilizzata per ospitare qualche detenuto che soffre la detenzione per altri processi già consumati in terraferma. Nel frattempo gli avvocati si dicono insoddisfatti, che invece di fare meglio il Ministero ha fatto peggio. Protestano, e giustamente, perché ogni struttura che deve funzionare per il pubblico, ha bisogno di essere realizzata secondo i criteri di un’aula di giustizia che affronta in un’unica giornata tra i trenta e i quaranta processi.

E che richiama numerosissimi testimoni, soprattutto uomini della polizia giudiziaria, testimoni oculari di fatti per minacce, stalking ed altro, di qualche consulente chiamato a sbrogliare qualche situazione per capire se la sostanza stupefacente ha un principio attivo o meno, periti che hanno eseguito l’autopsia per omicidio colposo e così via. E poi vi sono i semplici amanti che hanno il gusto di assistere a dei processi. E tutte queste persone non possono essere convogliate in uno spazio angusto e che rende l’udienza quasi impraticabile. Chi ha stabilito come dovesse essere rimodellata l’aula delle udienze penali avrebbe dovuto dapprima assistere a ciò che accadeva qualche giorno fa in quest’aula della sezione distaccata di Ischia e poi fare la scelta più giusta e oculata.

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